Francesco Cavallini

Saremo anche tutti quanti allenatori, ma probabilmente nessuno si rende davvero conto di quanto possa essere stressante guidare una squadra di calcio, soprattuto ad alti livelli. Pressioni, responsabilità, scelte, rapporti umani, tutti elementi che a un certo punto possono far decidere persino chi frequenta il mondo del pallone da una vita che è ora di dire basta. È accaduto all’allenatore dell’Australia, Ange Postecoglou, che dopo aver condotto i canguri al Mondiale in Russia, ha rassegnato le dimissioni, non riuscendo più a reggere lo stress. Ma non è il primo allenatore a lasciare (o a prendersi una pausa) per motivi simili. Vediamo altri cinque esempi, più o meno noti.

5. Luis Enrique

Un triplete, due Champions League e…troppo stress. Possibile? Sì, se ti chiami Luis Enrique. Il tecnico asturiano è attualmente fermo ai box, per il secondo dei suoi ormai abituali anni sabbatici. Il primo era arrivato dopo l’esperienza alla Roma quando, parole sue, Luigino si era lasciato divorare dalla pressione. Neanche le gioie sulla panchina del Barcellona hanno impedito un finale simile, con l’addio alla panchina blaugrana a fine stagione 2016/17. Ora Luis sta ricaricando le pile e potrebbe presto accettare una nuova avventura. Ma occhio, perchè se allenare Messi e compagnia bella non è stato abbastanza rilassante, viene difficile immaginare qualcosa che possa esserlo.

Luis Enrique stress

4. Silvio Baldini

Il calcio mi portava ansia e stress da star male, mi ero rotto di vivere con queste pressioni e mi sono messo da parte. Parole sincere quelle dell’ex tecnico (tra le altre) di Empoli e Palermo. Una carriera ventennale la sua, partita dalla toscana a metà degli anni Ottanta e proseguita in giro per l’Italia, fino all’ultimo atto, il Vicenza, nel 2011. Poi l’addio alla panchina, che causa all’allenatore di Massa troppo stress e troppo attaccamento allo stipendio, facendogli perdere di vista i veri valori del calcio. Al punto che, dopo sei anni di “disintossicazione”, Baldini è tornato ad allenare e ora guida la Carrarese (in serie C) senza percepire alcun compenso.

3. Marco van Basten

Tanto freddo sotto porta, quanto passionale su una panchina. Marco van Basten lascia il campo ad appena trent’anni e ci mette più di dieci anni a decidere che da grande vuole fare l’allenatore. Gli mettono subito in mano la nazionale olandese, poi l’Ajax, l’Heerenveen e l’AZ Alkmaar. Ed è proprio tra i canali della città della Frisia che il Cigno di Utrecht comprende qualcosa di sè che non aveva ancora afferrato. Lo stress di sedere su una panchina è troppo forte e gli causa problemi cardiaci. Meglio lasciar stare. Il richiamo del campo però è sempre troppo forte e l’ex milanista ha continuato ad allenare. Ma da vice, senza lo stress di dover guidare gli altri. In fondo, anche gli Invincibili hanno qualche punto debole, no?

Marco van Basten stress

2. Arrigo Sacchi

Si può rivoluzionare il calcio, creando una delle squadre più forti della storia, e poi lasciarlo all’improvviso senza la propria guida? Evidentemente sì. Arrigo Sacchi smette di allenare nel 2001, a soli 55 anni. Troppo lo stress che gli provoca la panchina. Ipertensione, cuore in gola, persino una sensazione di angoscia ogni volta che deve guidare in campo una squadra. Un malore dopo la sfida del suo Parma contro il Verona convince l’ex allenatore del Milan e della Nazionale che è ora di appendere la proverbiale lavagna tattica al chiodo. Sacchi ha poi provato a rientrare nel mondo del calcio senza sedere in panchina, ma i risultati in questo caso sono stati…un po’ meno leggendari.

1. Johan Cruijff

Il Profeta del Gol ha abbandonato la panchina nel 1996, dopo aver guidato il Barcellona alla gloria in Spagna e in Europa. A convincerlo a lasciare il suo ruolo, lo stato di salute. Dopo un infarto, nel 1991, Cruijff smette di fumare, ma il suo modo di allenare (meticoloso, al limite dell’ossessivo) continua a creare problemi cardiaci all’ex numero 14. Proprio per questo a metà degli anni Novanta l’olandese lascia il suo Barça e smette definitivamente di allenare. Lascia comunque alla società catalana un’eredità ancora oggi viva e importante, che continua a far battere il cuore ai supporter blaugrana, che con tutte i trofei accumulati nel corso degli anni sono certamente una tifoseria…a prova di stress!

(ph. presa dalla pagina Facebook ufficiale di Johan Cruijff)