Francesco Cavallini

Roma, si sa, non è esattamente una piazza semplice. Il tifoso giallorosso è in grado di portare in trionfo un calciatore e poi di condannarlo alla gogna nel giro di una settimana. Poi ci sono dei casi speciali, quei giocatori arrivati nella Capitale con grandi attese, ma che sono considerati all’unanimità dei flop clamorosi. Negli ultimi dieci anni la Roma è stata protagonista di diverse rivoluzioni tecniche, che hanno di conseguenza portato a Trigoria molti campioni, ma anche parecchie sóle. Ne abbiamo scelte cinque, ma permetteteci un paio di menzioni d’onore per chi non ce l’ha fatta a entrare nell’Olimpo.

C’è Mauro Goicoechea, capace di prendere un gol tirandosi da solo il pallone dentro la porta. O Salih Uçan, cinque milioni per tenere due anni in panchina il sosia del buon Ninetto Davoli. Non è invece inserito nella lista Gerson, che è stato pagato molto, ma al quale vista la giovane età va concesso almeno il beneficio del dubbio. Ma bando alle ciance, la top 5 non può più attendere. Ecco quindi i candidati al Bidone d’Oro giallorosso.

Adriano Leite Ribeiro

Bidoni di fatto. (e di fisico). Dopo i sette Re (otto, se contiamo Francesco Totti), sbarca a Roma l’Imperatore. Adriano viene presentato nella Capitale in pompa magna. Il 9 giugno 2010 lo stadio Flaminio accoglie l’ex Inter con un entusiasmo simile a quello mostrato dieci anni prima per Batistuta. La realtà è che la Roma ha finalmente trovato il suo attaccante…di peso! Già, perchè Adriano ha evidentemente qualche chilo di troppo, che nonostante tutti i buoni propositi non riesce proprio a smaltire.

Il ritorno al Flamengo e il titolo di capocannoniere avevano illuso tutti, ma il calciatore che indossa la maglia numero 8 non è neanche il lontano parente della punta devastante che con Parma e Inter aveva incantato il mondo. Lento, goffo e avulso dalla manovra, l’Imperatore gioca solamente cinque partite con la Roma, senza mai segnare. Indimenticabile il match da titolare contro il Chievo, in un Bentegodi ridotto ad un pantano. L’effetto visivo è simile a quello di un panzer tedesco nelle sabbie mobili, il risultato in campo anche. Neanche un anno nella Capitale per Adriano prima della rescissione consensuale. Imperatore? Sì, Romolo Augustolo.

José Ángel Valdés

Arrivano gli americani, ma anche qualche spagnolo. Uno è Luis Enrique, che alla società raccomanda un connazionale di belle speranze che di mestiere fa il terzino sinistro. José Ángel viene dallo Sporting Gijón, è uno dei due laterali mancini della splendida Under-21 spagnola (l’altro è Dídac Vilà, che andrà a bidoneggiare a Milano sponda rossonera) e all’Olimpico si presenta perfettamente per quel che sarà. Match contro il Cagliari arrembante, con tanto di discese entusiasmanti, sciabolate morbide (cit.) e…un rosso diretto.

bisone roma: Jose angel

Josè Angel in allenamento accanto a Francesco Totti

Trentadue partite nella sua prima e unica stagione in Italia, se non altro per mancanza di alternative. Prestazioni incolori, neanche una goccia dello spirito propositivo che i tifosi speravano mostrasse. Va via Luis e la Roma lo scarica in prestito biennale alla Real Sociedad, dove perlomeno sembra tornare un calciatore. Viene poi ceduto a titolo gratuito, o meglio REGALATO, al Porto (che tra l’altro poi lo presta a sua volta al Villarreal) con una clausola che prevede che il 50% di una eventuale cessione andrà ai giallorossi. Peccato che il 50% di 0 sia sempre 0…

Ashley Cole

Altro giro, altro terzino sinistro (e abbiamo evitato di infierire sul povero Dodô). Dalla Premier arrivano in Italia due grandi difensori un po’ avanti con gli anni e in scadenza di contratto, Evra e Ashley Cole. L’ex Manchester United darà il suo importante contributo al ciclo vincente della Juventus. Il mancino inglese verrà ricordato a Roma per la foto di rito di inizio stagione, in cui Cole rimane quasi fuori dall’inquadratura, mettendo subito in chiaro che il senso della posizione deve essere rimasto da qualche parte a Londra.

bidoni roma: cole

Ashley Cole in marcatura su Fabio Borini durante un’amichevole

Ma l’ex Chelsea pensa bene di ribadire il concetto in una bella serata di ottobre, in cui la Roma affronta il Bayern Monaco in un match di Champions League. Robben, che già di suo non è che sia scarso, in quella partita sembra un mix tra Garrincha e George Best, soprattutto per merito dell’inglese, rimbambito più di Kramer nella finale dei Mondiali 2014 anche senza prendere botte in testa. Da lì in poi il campo non lo vede più, ma ormai il rinnovo automatico è scattato alla decima presenza e la Roma è costretta a tenerselo in rosa (a tre milioni l’anno) per un’altra stagione, fino alla rescissione nel gennaio 2016. Bidoni ad honorem.

Juan Manuel Iturbe

Forse non ve lo ricordate, o forse state giustamente tentando di rimuoverlo, ma c’è stato un momento nella storia del calcio italiano in cui sembrava che non si potesse giocare a pallone senza Juan Manuel Iturbe. Se lo avete pensato anche voi, sappiate che eravate in buona compagnia, dato che Antonio Conte, non uno qualsiasi, si è talmente inalberato per aver perso l’argentino-paraguaiano da mollare di colpo la panchina della Juventus. Che ci ha guadagnato in tutti i sensi, perchè non ha speso i 24 milioni che ha tirato fuori la Roma e si è ritrovata con Allegri, che di Conte ha fatto anche meglio.

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Juan Manuel Iturbe con la maglia della Roma

Ma non divaghiamo. Juan Manuel Iturbe, per gli amici vorrei, ma non posso. Tanta abnegazione, tanto sudore, qualità che il tifoso giallorosso non smetterà mai di apprezzare. Però figlio mio, azzeccalo un dribbling, un cross, tirala una mina da trenta metri come quando eri a Verona. E invece no, niente di niente. In realtà inizia bene, segnando alla Juve e in Champions League. Poi, complice un infortunio, comincia una lunga involuzione durata due anni, in cui al numero 7 (nonostante un impegno fuori dal comune) risulta difficile anche controllare un passaggio senza farsi rimpallare la sfera in fallo laterale. Ultimo domicilio conosciuto: prestito a Torino, sponda granata. Ma tranquilli, che a fine giugno torna. Bidoncino.

Seydou Doumbia

Ultimo tentativo malriuscito nella decennale ricerca romanista di una punta degna di questo nome, Seydou Doumbia sbarca nella capitale per circa 16 milioni con la fama di goleador implacabile. Certo, il campionato svizzero e quello russo magari non sono probanti, ma il fatto che il ragazzo segni con continuità in Champions League dovrebbe fugare ogni dubbio sul suo valore. E in effetti, fidatevi, è così. Doumbia è una macchina da gol. Segna in ogni maniera e in ogni luogo. Campionato, coppa, competizioni continentali. Ovunque, tranne che a Roma. 

Il suo primo impatto con la realtà giallorossa è vagamente diluito dai festeggiamenti per la Coppa d’Africa vinta con la Costa d’Avorio, ma a Rudi Garcia poco importa, dato che lancia lui e Gervinho in campo dall’inizio contro il Parma ormai quasi retrocesso. Risultato, 0-0 e quintali di fischi. Poi in realtà un paio di goal Doumbia li fa anche. Il primo è lontano dall’Olimpico, contro il Sassuolo. Il secondo arriva in casa contro il Genoa. Ma non basta per ambientarsi. Viene rispedito in prestito al CSKA, che non lo riscatta. Poi al Newcastle, che non solo non lo riscatta, ma non lo fa neanche giocare (notate un pattern?). Infine vola a Basilea, dove contribuisce con venti reti al double casalingo e al modico prezzo di 6,5 milioni…non viene riscattato neanche stavolta. Anche lui sarà a breve di ritorno a Roma. E state sereni, non va da nessuna parte. Anche perchè non accetta mai le offerte che qualche malcapitato ha la pessima idea di proporgli. Bidone d’oro.