Francesco Cavallini

Dopo la notte dolceamara di Champions, il glorioso Estadio Vicente Calderón si prepara all’ultimo atto. Domenica 21 maggio l’impianto madrileno chiuderà i battenti con una classica storica della Liga, lo scontro tra l’Atletico Madrid ed i padri fondatori del club Colchonero, i baschi dell’Athletic Bilbao. Nei cinquantuno anni di onorata carriera, il Calderon è stato testimone di cinque titoli di Spagna ma anche dell’onta della retrocessione in Segunda División. Quando calerà il sipario, arriveranno le ruspe e quello che era la fortezza dei rojiblancos diventerà il Parque Atlético de Madrid, mentre gli uomini di Simeone si trasferiranno al Wanda Metropolitano.

Non è il primo e non sarà l’ultimo stadio ad essere demolito, ma fa sempre male a chi ama il calcio quando delle strutture che sono ormai divenute simboli dei club, storici e non, e casa delle loro tifoserie, vengono rase al suolo. Molti impianti che cadono in disuso hanno la fortuna di essere rimessi a nuovo pur mantenendo nome e collocazione. Alcuni vengono utilizzati per altri scopi o per altri sport. E poi ci sono quelli, come appunto il Calderón, che lasciano un vuoto nel cuore, ma anche negli occhi di chi era abituato a vivere i match dai seggiolini di una tribuna…

5. Estadio de Sarriá (Barcellona, RCD Espanyol)

Il 20 settembre 1997 è stato un giorno triste per molti. Non solo per i tifosi dell’Espanyol, che hanno detto per sempre addio alla fortezza su cui il vessillo biancoblù ha sventolato per ben 64 anni. Ma anche chi nel 1982 ha vissuto la splendida cavalcata degli Azzurri di Bearzot verso il nostro terzo titolo mondiale difficilmente avrà dimenticato le alte tribune e le minuscole curve dell’Estadio de Sarriá. Nel catino catalano l’Italia di Zoff, Scirea, Conti e Oriali ha disputato due match che rimarranno per sempre nella memoria collettiva calcistica del nostro Paese. Tra le case e le chiese del distretto di Sant Gervasi, Pablito Rossi ha fatto tre rapidi salti verso l’immortalità, trafiggendo il Brasile di Socrates e Falcao che sembrava invincibile.

Veduta dell’Estadio de Sarrià (ph. presa da Wikipedia)

Due titoli di Spagna conquistati al Sarriá per il Mágico Espanyol, ma anche una difficile salvezza conquistata nell’ultima stagione di utilizzo dello stadio di casa. Oltre alle stelle di Spagna ’82, il manto erboso dello stadio di Barcellona è stato testimone delle magie di László Kubala e soprattutto di Alfredo Di Stefano, che decise di terminare la sua gloriosa carriera in biancoblù, provando così l’ebbrezza di giocare in Catalogna ma senza indossare la maglia dei rivali blaugrana che spesso aveva contribuito a sconfiggere con il suo Real. Anche il Sarriá, come accadrà al Calderón, è stato trasformato in un parco pubblico. In cui tra un filo d’erba e l’altro, forse qualche bambino porterà un pallone e sognerà di vestire la maglia dell’Espanyol.

4. Maine Road (Manchester, Manchester City Football Club)

Quando nel 1923 l’architetto Charles Swain propose una capienza di 120000 posti per quello che doveva essere il nuovo stadio del Manchester City, il suo progetto fu scartato. In ogni caso il Wembley del Nord era capace di contenere oltre ottantamila persone, come dimostra la pazzesca affluenza di un match di FA Cup nel 1934, ben 84.569 spettatori. Nel secondo dopoguerra persino gli acerrimi rivali dei Citizens, il primo United di Matt Busby, hanno utilizzato l’impianto mentre Old Trafford, martoriato dalle bombe naziste, veniva pazientemente ristrutturato. Ma lo stadio mancuniano è anche famoso per i concerti di grandi artisti come i Rolling Stones o gli Oasis dei fratelli Gallagher, da sempre grandissimi tifosi dei blu di Manchester.

Noel Gallagher a Maine Road durante un concerto degli Oasis nel 1996 (ph. presa da Wikipedia)

Nel corso dei suoi ottantuno anni di onorato servizio, Maine Road è stato testimone del talento immenso di Bert Trautmann, il più forte portiere di cui non avete mai sentito parlare, capace di giocare e vincere una finale di FA Cup dopo essersi dislocato cinque vertebre del collo al minuto numero quindici.  Ha gioito e pianto con Colin Bell, eroe della Premier League vinta nel 1968, che a soli 29 anni ha visto il suo ginocchio e la sua carriera andare in frantumi sull’erba di casa. Ha eletto a suo idolo Uwe Rösler, possente centravanti tedesco il cui nonno, secondo una leggenda tramandata a Manchester, era uno dei piloti che aveva bombardato Old Trafford. Ha visto il City cadere nel baratro della terza serie e lo ha spinto verso una rapida e decisa risalita. Quando nel 2004 è stato demolito, ha fatto spazio ad un comprensorio di 300 appartamenti. Ma la strada dove sorgeva lo stadio è stata dipinta di blu, a eterna memoria della leggenda di Maine Road.

3. Ali Sami Yen Stadyumu (Istanbul, Galatasaray Spor Kulübü)

L’inferno di Istanbul. Basterebbe il soprannome per capire di che bolgia stiamo parlando. Uno stadio relativamente piccolo, con una capienza di soli 30000 spettatori. Ma chiunque ci abbia giocato confermerà che dal campo era possibile sentirli ruggire uno per uno. Inaugurato nel 1945, l’Ali Sami Yen prendeva il nome dal fondatore e primo presidente del Galatasaray ed era situato nel cuore del distretto europeo della città sul Bosforo. L’atmosfera intimidatoria, dovuta soprattutto all’enorme quantità di materiale pirotecnico solitamente utilizzata dai tifosi, ha spesso aiutato i giallorossi ad avere la meglio in match europei su club molto più quotati come Real Madrid, Milan e Barcellona.

Atmosfera di coppa all’Ali Sami Yen (ph. presa da Wikipedia)

Abbandonato per un breve periodo negli anni Settanta per le pessime condizioni del terreno di gioco, vittima di un numero infinito di ristrutturazioni che nel tempo ne hanno diminuito ulteriormente la capienza fino ad arrivare a un minimo di 22000 posti a sedere nel 1994, l’Ali Sami Yen è stato demolito nell’aprile 2011 e il Galatasaray si è spostato nella nuovissima Türk Telekom Arena, di proprietà del club. Situato nei pressi della centralissima piazza Taksim, per oltre sessant’anni è stato il cuore del tifo giallorosso, teatro di epici scontri con i rivali cittadini del Fenerbahçe e del Beşiktaş. Una vera e propria arena, capace di moltiplicare a dismisura i suoni e di intimidire qualsiasi avversario. Come ha avuto modo di dichiarare Paolo Maldini prima di un match, nessuno mi convincerà mai che qui dentro ci sono solo 25000 persone. Fatta da qualcuno che in carriera qualche stadio l’ha frequentato, suona come un’ottima recensione.

2. Arsenal Stadium (Londra, Arsenal Football Club)

Meglio conosciuto come Highbury (dal nome della zona di Islington in cui sorgeva), la Home of Football del club londinese rappresenta un pezzo di cuore per qualsiasi appassionato di calcio britannico. L’iconica struttura esterna Art Decò che sbuca quasi dal nulla tra una classica e tranquilla serie di viuzze e casette dall’aspetto suburbano, il Clock End, una delle curve più famose del football inglese, tutti elementi che hanno reso l’Arsenal Stadium famoso e riconoscibile anche al di fuori dei confini nazionali. Ad immortalarlo nella leggenda è stato però Nick Hornby, che all’Arsenal e ad Highbury scrive quella splendida lettera d’amore intitolata Febbre a 90°. Lo scrittore era affascinato dalla struttura e dalla sua atmosfera tanto da trasferirsi in prossimità dello stadio, dove vive tuttora.

Lo stadio di Highbury (ph. presa da Wikipedia)

Il cuore di Highbury ha, come si dice da quelle parti, sanguinato rosso dal lontano 1913, subendo due ristrutturazioni complete (a metà anni Trenta e a inizio anni Novanta) oltre alla classica ricostruzione postbellica. L’ultimo storico match nell’Arsenal Stadium, tenutosi nel maggio 2006, ha visto i Gunners qualificarsi in Champions League ai danni dei rivali del Tottenham grazie ad una tripletta di Thierry Henry contro il Wigan. Esattamente un mese dopo sono iniziati i lavori di smantellamento. Non di demolizione, perchè parte della storica struttura è stata mantenuta (per la gioia dei residenti e dei tifosi) nel progetto che ha trasformato Highbury in un complesso di abitazioni, con un moderno parco interno che sorge dove una volta c’era il campo da gioco. Le case sono ovviamente andate a ruba e non c’è dubbio che la maggior parte degli acquirenti sia tifosa del club di Londra Nord e che abbia voluto coronare il sogno di vivere dove i suoi idoli lo hanno fatto sognare per quasi cent’anni.

1. Stadion De Meer (Amsterdam, AFC Ajax)

L’Ajax ha di recente intitolato al compianto Johan Cruijff la modernissima Amsterdam ArenA, ma forse l’onore di portare il nome del più grande calciatore olandese di tutti i tempi sarebbe spettato allo Stadion De Meer. Peccato che la vecchia casa dei Lancieri sia stata demolita nel 1998. Inaugurato nel 1934 con un 5-1 allo Stade Français, il piccolo stadio (22000 posti, aumentati a 29000 e scesi a 19000 dopo le ultime ristrutturazioni) è stato il tempio del calcio dei Paesi Bassi e il laboratorio per le mille alchimie tattiche che hanno reso l’Ajax celebre in tutto il mondo. Gli spogliatoi, che a inizio anni Sessanta venivano regolarmente puliti dalla mamma del Numero 14, hanno visto passare la crema del voetbal olandese. Non solo Cruijff, ma anche Krol, Neeskens e Keizer. Qualche anno dopo sarà il turno di Koeman, Rijkaard e ovviamente di Marco van Basten.

Troppo poco capiente per ospitare le gare europee dell’Ajax, che venivano disputate all’Olympisch Stadion, il De Meer è stato comunque testimone di ben ventuno titoli olandesi e della nascita del Calcio Totale, sotto la sapiente guida di Rinus Michels. L’addio allo storico impianto è datato 1996, quando i Lancieri di van Gaal, vicecampioni d’Europa in carica, hanno conquistato la loro ventiseiesima Eredivisie. Lo smantellamento è stato completato nel 1998 e il sacro terreno del De Meer ospita ora un complesso abitativo. La memoria non è però venuta giù con le tribune, dato che le strade circostanti sono chiamate con i nomi degli stadi europei in cui l’Ajax ha insegnato calcio, mentre alcuni dei ponti che solcano la zona dove una volta sorgeva la struttura sono intitolati ai campioni che nel corso degli anni hanno onorato la maglia biancorossa.

Scusi, per Betondorp?

Guardi, fa tutta Wembleylaan scavalcando lo Johan Cruijffbrug fino all’incrocio con Anfieldroad. Attraversa il canale e poi da lì sempre dritto.

Suona bene, no?