Francesco Cavallini

Il Draft NBA conta molto, ma non è tutto nella vita. Con la giusta determinazione, anche giocatori scelti dopo il primo giro (o che non sono passati per il Draft, come a volte accade a chi arriva dal Vecchio Continente) possono diventare delle stelle. Ecco un buon viatico per alcuni dei nuovi talenti europei appena sbarcati in NBA. Come Miloš Teodosić, arrivato ai Clippers senza pick, o Aleksandăr Vezenkov, selezionato dai Nets con la scelta numero 57.

5. Josè Calderon: undrafted

José Calderon è entrato in NBA dalla porta di servizio, senza passare dal Draft. Strano, perchè in Europa lo spagnolo si era già messo in luce con il Tau Vitoria. A dargli fiducia sono i Raptors, da sempre molto attenti ai giocatori di qualità provenienti dall’altra parte dell’oceano. E se la carriera successiva all’esperienza a Toronto non è stata eccezionale, le sette stagioni passate in Canada giustificano in pieno la scelta della franchigia bianco-rosso-nera. Assieme ad Andrea Bargnani e a un giovane di belle speranze di nome Chris Bosh, nel 2007 Calderon contribuisce alla prima affermazione dei Raptors nella Atlantic Division, con tanto di ritorno ai playoff dopo cinque anni. La crisi del Mago lascia ancora più responsabilità allo spagnolo, che comunque non fa mai mancare il suo apporto. La sua non sarà una storia indimenticabile, ma dimostra che anche senza essere scelti nel Draft NBA si può avere un’ottima carriera.

4. Isaiah Thomas: 60sima (e ultima) scelta

Gli ultimi saranno i primi, diceva qualcuno. E dalla scelta numero 60 del Draft NBA alle Finals il passo rischia di essere breve e solo King James ha potuto impedire al piccolo grande Isaiah di andarsi a giocare l’anello contro Curry e compagnia bella. Thomas ne ha davvero fatta tanta di strada da quando i Sacramento Kings lo hanno portato in California. Prima una tappa intermedia a Phoenix, poi la consacrazione a Boston. Con i Celtics Isaiah esplode definitivamente e trascina i verdi per due volte alla post-season, dove diventa il primo giocatore della franchigia a segnare più di cinquanta punti sia in regular season che nei playoff. Considerando che a Boston ha giocato un certo Larry Bird, una soddisfazione non da poco. Poi sono arrivati i Cavs, sia sul campo che sul contratto. D’altronde com’è che si dice? Se non puoi batterli, unisciti a loro.

3. Marc Gasol: 48sima scelta

Chi è Marc Gasol? Il fratello (scarso) di Pau. Questa al 99% era la risposta di qualsiasi tifoso dei Lakers e dei Grizzlies dopo il Draft NBA del lontano 2008. I gialloviola lo avevano scelto al secondo giro, ma avevano deciso di inserirlo in una trade per portare a Los Angeles…suo fratello. Al momento è l’unico caso della storia NBA di uno scambio tra fratelli, ma stranamente questa non è la parte importante del racconto. Perchè prima a Vancouver e successivamente a Memphis, Marc non fa rimpiangere il fratellone e comincia una meteorica scalata, che lo ha portato per ben tre volte all’All-Star Game e addirittura a laurearsi miglior difensore della Lega nel 2013. Certo, non avrà vinto due anelli come Pau, ma lui è stato scelto con il numero 3. E, almeno in NBA, è più difficile emergere che confermarsi.

2. Manu Ginobili: 57sima scelta

In Italia lo conoscevamo già bene Manu, una stagione alla Viola Reggio Calabria prima del Draft NBA 1999. Ginobili viene selezionato dagli Spurs, che lo lasciano in Europa fino al 2002. E lui si mette ulteriormente in luce, a Bologna sponda Virtus, prima del tanto atteso approdo in NBA. A volere fortemente la guardia di Bahia Blanca è stato Coach Popovich che, visti i risultati, può considerare il 30 giugno 1999 una delle migliori giornate della sua carriera in Texas. Perchè ok Tony Parker, va bene David Robinson e meglio ancora Tim Duncan, ma l’italo-argentino è stato (ed è tuttora, a quarant’anni suonati) il cuore della franchigia. Quattro titoli NBA, a cui si aggiunge l’oro olimpico nel 2004, primo non statunitense a vincere entrambe le competizioni, sempre da uomo squadra e mai pensando solo alla prestazione personale. E negli USA Ginobili ha contribuito alla diffusione del passo europeo, che ora viene utilizzato da molte stelle della NBA. Certo, il merito andrebbe a Marčiulionis, ma vaglielo a spiegare a chi di Manu è innamorato da sedici anni.

1. Dennis Rodman: 27sima scelta

Il. Miglior. Rimbalzista. Di. Sempre. Non si accettano discussioni. Anche perchè vacci a litigare con uno che ha fatto parte del nWo assieme ad Hulk Hogan e che è uno dei pochi amici di Kim Jong-un. E chi poteva sceglierlo al Draft NBAse non i Pistons, i Bad Boys per eccellenza? Terza pick del secondo giro, perchè nel 1986 le franchigie erano solo 24. Ma che scelta. Cinque anelli, due con Detroit e tre con i Bulls, la Hall of Fame e una lista di primati che solo per ricordarli tutti ci vuole mezza giornata. Ma qualcuno va menzionato. Cinque partite in carriera con almeno 30 rimbalzi a referto. In quella da record (34) tutti i Pacers, panchinari compresi, ne fanno solo quattro in più di lui. Ah, si può dire che era anche un difensore eccezionale? Sette volte nell’All Defensive team, un must per chi è cresciuto alla corte di Chuck Daly. Che tra tutti i suoi meriti, ha probabilmente anche quello di aver fatto la miglior pick al secondo giro di tutti i tempi.