Redazione

La gioia mondiale del Perù dura poco. O almeno, è parzialmente rovinata. A guidare l’Albirroja in Russia non sarà capitan Paolo Guerrero, 33 anni, leggendario centravanti della Nazionale. Il tribunale antidoping della FIFA ha confermato la squalifica di un anno al calciatore, risultato positivo alla cocaina poche settimane prima del playoff del Perù contro la Nuova Zelanda. La difesa del giocatore ha cercato di convincere la Federazione Internazionale che in Perù la cocaina è presente anche in bevande e medicinali (si è parlato un tè “corretto” con qualche foglia), ma i valori presenti nelle analisi del trentatreenne fanno pensare ad una presenza non certo accidentale. E quindi El Barbaro salterà il Mondiale, l’unico della sua carriera.

Ma non è certo l’unico atleta che ha avuto problemi con la cocaina. Ecco altri esempi, calcistici, ma non solo.

5. Mark Bosnich

Il portiere australiano sarà per sempre ricordato per il saluto nazista a White Hart Lane mentre indossava la maglia dell’Aston Villa, ma la sua carriera ad alti livelli è stata totalmente rovinata dalla dipendenza dalla cocaina. Nel periodo in cui l’estremo difensore proteggeva i pali del Chelsea, la commissione antidoping della Football Association gli ha infatti comminato la più lunga squalifica per utilizzo di sostanze proibite nella storia della Premier League, nove mesi. Che, considerando che lo stesso Bosnich ha poi dichiarato che in quel periodo consumava circa cinquemila sterline a settimana di polvere bianca, sembra quasi un buffetto più che un’effettiva punizione. In ogni caso, subito dopo la sentenza, l’australiano si è ritirato.

4. Shawn Kemp

Il più super dei Seattle Supersonics, che all’inizio della sua carriera cestistica riusciva a oscurare la stella di Gary Payton, ha chiuso con il basket in Italia, a Montegranaro nel 2008 (sebbene non sia sceso mai in campo), ma ha praticamente smesso di essere una stella nel lontano 1997, anno in cui i Sonics lo cedono ai Cavs. In quel periodo Kemp è in pessima forma a causa della sua dipendenza da cocaina e alcool, che gli creano problemi di peso e gli tolgono l’esplosività che lo aveva fatto competere con Charles Barkley come miglior rimbalzista della NBA. Nonostante molti tentativi di tornare grande, l’ala finisce anche nei guai con la legge, quando nel 2005 viene arrestato e processato per il possesso di 60 grammi di cocaina.

3. Adrian Mutu

Adrian Mutu è stato una delle stelle degli anni Duemila, mettendosi in luce in Italia, prima al Verona e poi al Parma. Nel 2003 arriva il trasferimento al Chelsea, con cui raggiunge la semifinale di Champions League. Nel settembre 2004 però viene sospeso per sette mesi per essere risultato positivo alla cocaina e rompe il contratto con i Blues. Questa mossa gli costerà, oltre alla squalifica, anche la più alta multa mai comminata dalla FIFA, oltre 17 milioni di euro. Mutu continua la sua carriera tornando in Italia, prima alla Juventus e poi alla Fiorentina, ma nel 2010 viene di nuovo fermato, stavolta per la presenza nelle sue urine di uno stimolante. Ha terminato la sua carriera nel 2016 in Romania ed è attualmente presidente della Dinamo Bucarest.

2. Martina Hingis

Dopo il primo ritiro nel 2003, dovuto ai continui infortuni alle caviglie, Martina Hingis (13 titoli dello Slam e en-plein sfiorato nel 1997, perdendo solo il Roland Garros) torna al tennis nel 2006, riprendendo da dove aveva lasciato. La svizzera riconquista la top 10 mondiale, arrivando al numero 6, ma la sua seconda vita sportiva termina improvvisamente a metà 2007, a causa di un test antidoping fallito. La Hingis risulta infatti positiva alla cocaina a Wimbledon e viene sospesa per due anni dalla ITF, decidendo di non fare ricorso nonostante si professi innocente. Ma sei anni dopo, nel 2013, l’ex numero uno torna di nuovo a giocare, stavolta in doppio, riuscendo ad aggiudicarsi altri 10 titoli dello slam tra doppio femminile e doppio misto.

1. Diego Armando Maradona

Difficile parlare di cocaina nello sport senza menzionare El Diez. Maradona inizia a farne uso a Barcellona, diventandone dipendente in seguito al gravissimo infortunio subito contro l’Athletic Bilbao e continuando poi per tutto il periodo passato sotto al Vesuvio. Viene trovato positivo a un test antidoping nel 1991 e lascia il Napoli, accasandosi prima a Siviglia e poi tornando in Argentina. Le sue prestazioni gli valgono la convocazione al mondiale 1994, dal quale viene però squalificato per uso di efedrina. La cocaina continuerà a creare problemi a Maradona per molti anni, con più di un ricovero d’urgenza per problemi cardiaci causati dalla droga.