Francesco Cavallini

Come ogni anno, sta per partire il valzer delle panchine. Ma per la prossima stagione è già libera una delle posizioni più appetibili del mondo del calcio. Luis Enrique ha già annunciato che si prenderà un anno sabbatico e quindi il Barça dovrà per forza di cose cercare un sostituto all’allenatore ex-Roma, capace di realizzare uno storico en-plein al primo anno sulla panchina blaugrana. Tra nomi scontati e idee più o meno folli, analizziamo una rosa di cinque nomi che tra qualche mese potrebbero prendere le redini al Camp Nou.

5. Eusebio Sacristán (Real Sociedad)

Già centrocampista dall’ottima tecnica nel Dream Team di Cruijff, Sacristán ha iniziato l’esperienza in panchina proprio in Catalogna, come vice di Frank Rijkaard. Poi un anno e mezzo a Vigo e quattro alla guida del Barcellona B, sostituendo proprio Luis Enrique. Dal 2015 allena la Real Sociedad, protagonista quest’anno di un ottimo campionato.

PRO: il suo curriculum parla chiaro, la trafila come assistente e allenatore del Barça B è da sempre un ottimo biglietto da visita per la dirigenza catalana. Inoltre il gioco di Sacristán riprende quasi fedelmente i dettami tattici di Luis, rendendo di fatto una possibile transizione quasi indolore.

CONTRO: zero esperienza a livello internazionale, un contratto rinnovato da poco e una dichiarazione ufficiale di non interesse al ruolo. Che però è da prendere con le molle, perchè quando la famiglia chiama è difficile dire di no.

4. Ernesto Valverde (Athletic Club)

Il favorito dei bookmakers, Valverde ha compiuto tutto il percorso alla guida delle giovanili dell’Athletic prima di prendere in mano la prima squadra nel 2003. Dopo un’esperienza all’estero (due periodi all’Olympiakos) e qualche altro club in Spagna (Espanyol, Villarreal e Valencia), il tecnico si è di nuovo seduto sulla panchina del San Mamés nel 2013.

PRO: gli ottimi risultati ottenuti alla guida dei baschi, con la qualificazione alla Champions 2014-15 a spese del Napoli, la finale di Coppa del Re persa contro il Barcellona e la Supercoppa di Spagna, vinta proprio contro i blaugrana di Luis Enrique, imponendosi per 4-0 nella partita casalinga e pareggiando 1-1 in Catalogna.

CONTRO: il compatto 4-4-2  di Valverde non è esattamente la tipologia di gioco a cui gli esigenti spettatori del Camp Nou sono abituati. Il suo Athletic affronta gli avversari con grinta e con partite molto fisiche e a Barcellona il tecnico dovrebbe modificare radicalmente la sua idea di calcio per adattarsi ai calciatori a sua dispozione.

3. Jorge Sampaoli (Sevilla F.C.)

Il tecnico del Cile dei miracoli è un nome spesso accostato alla panchina blaugrana. L’attuale allenatore del Siviglia sta ben figurando nella sua prima esperienza europea, nonostante una leggera flessione che è costata ai biancorossi l’eliminazione dalla Champions’ League e il terzo posto in campionato. Una lunghissima carriera per il sessantenne argentino, che prima di guidare la nazionale cilena alla vittoria della Coppa America 2015 ha girovagato per le panchine di tutto il Sudamerica.

Jorge Sampaoli alla guida del Siviglia

PRO: le squadre di Sampaoli offrono un calcio molto offensivo e puntano sempre ad imporre il proprio gioco, entrambe caratteristiche necessarie per chi desidera guidare il Barça. L’anno di adattamento in Andalusia potrebbe permettere al tecnico di Santa Fe di prendere le redini dell’undici blaugrana con una migliore conoscenza della Liga e l’esperienza in Champions è di certo un valore aggiunto.

CONTRO: l’esonero di Bauza da parte della federazione argentina lascia aperta la possibilità che Sampaoli decida di guidare la nazionale del suo paese, che l’aveva già contattato prima del suo trasferimento a Siviglia. Inoltre la fallimentare esperienza a Barcellona del Tata Martino, anche lui argentino e arrivato in Catalogna con la fama di offensivista, è ancora troppo fresca e consiglia prudenza nelle scelte.

2. Ronald Koeman (Everton F.C.)

Anche Rambo ha cominciato la sua carriera in panchina come assistente al Barça, affiancando Louis van Gaal assieme a José Mourinho e André VillasBoas. Un anno alla guida della formazione B e poi una lunga serie di esperienze tra Olanda, Portogallo, Spagna e Inghilterra. Due ottime stagioni al Southampton gli sono valse la chiamata dell’Everton, che è in piena corsa per un piazzamento europeo nonostante la concorrenza di corazzate come Arsenal e Manchester United.

PRO: Koeman conosce l’ambiente a menadito e coniugherebbe la scuola Barça con le influenze inglesi e continentali raccolte nel corso degli anni. Il tecnico olandese è tatticamente molto flessibile (all’Everton utilizza indifferentemente il 4-3-2-1, il 3-5-2 o il 4-2-3-1) ed è ampiamente riconosciuta la sua abilità nell’interpretazione in corsa delle partite.

CONTRO: Rambo ha un caratteraccio e si lascia spesso coinvolgere in polemiche verbali con colleghi, calciatori e giornalisti. Eventuali contrasti con le stelle della squadra potrebbero minare la serenità dello spogliatoio e togliere all’allenatore l’appoggio della società e dei tifosi.

1. Lionel Messi

Il nome esatto sarebbe quello di Juan Carlos Unzué, vice di Luis Enrique e ex portiere di Barça e Siviglia, ma la scelta di promuovere l’attuale numero due, appoggiata dall’argentino e dalla squadra, sarebbe un segnale molto forte. Soprattutto visto il pesopolitico” su società e ambiente della Pulce, che dopo la sconfitta contro il Malaga avrebbe chiesto l’allontanamento di tre compagni di squadra (Andrè Gomes, Mathieu e Denis Suarez), rei di non essere degni della maglia blaugrana.

Unzuè – di spalle – parla con Messi

PRO: la continuità del lavoro tattico delle ultime tre stagioni, la perfetta conoscenza dell’ambiente (sette anni da preparatore dei portieri e tre da vice) e l’appoggio e la benedizione della rosa e dei calciatori più importanti. Se la filosofia del club verrà mantenuta, la strada sembra segnata verso una successione rapida.

CONTRO: l’effetto di una scelta del genere può essere quello dell’autogestione, che può portare frutti positivi o distruggere anche la macchina più oliata. Unzué rischia di venire fagocitato da uno spogliatoio importante e di subire troppo il parere dei senatori, non essendo così in grado di gestire a dovere la rosa. Senza contare la facilità con cui un allenatore con scarsissima esperienza può essere utilizzato come capro espiatorio in caso di fallimento

Chiunque prenderà le redini al Camp Nou si troverà davanti un compito complesso. Perchè quando si ha in mano il Barcellona vincere è più semplice, ma non scontato. E chi non vince, in Catalogna dura molto poco.