Francesco Cavallini

Dopo aver reiterato i sentiti e doverosi auguri per i suoi sessant’anni a Nick Hornby, vero e proprio padre putativo di questa rubrica, Alta Fedeltà riparte con uno sguardo alla storia di uno scontro che rischia di diventare un vero e proprio classico del calcio europeo europeo. Prima dei quarti di finale della Champions League 2016-17, Juventus e Barcellona si sono infatti incrociate in campo europeo altre cinque volte, quasi sempre con in palio qualcosa di importante. Ecco una breve retrospettiva dei precedenti tra i due club.

5. Coppa delle Fiere 1970-71 – Juventus-Barcellona 4-2 (2-1)

Il primo scontro tra bianconeri e blaugrana risale all’ultima edizione della Coppa delle Fiere, che l’anno successivo sarebbe diventata Coppa UEFA. Il sorteggio regala questo pericoloso incrocio già ai sedicesimi di finale. La Juventus è una squadra giovane e un po’ inesperta, a partire dal suo allenatore, Armando Picchi. Il gran capitano dell’Inter con i suoi trentacinque anni è l’allenatore più giovane della serie A, ma una rara malattia non gli permetterà di continuare a guidare la Vecchia Signora e lo porterà a una prematura scomparsa.

È comunque il tecnico livornese a guidare i nuovi arrivi Capello e Spinosi e i rientranti Causio e Bettega nella doppia sfida con il Barcellona pre-Cruijff, guidato da Vic Buckingham e dai goal di Rexach. Passa la Juve in virtù di un doppio 2-1. Il primo, in terra catalana, porta le firme di Haller e Bettega, mentre al Comunale Penna Bianca si ripete e anche Fabio Capello trafigge Miguel Reina, padre di Pepe, portiere del Napoli. Nonostante l’addio di Picchi, la squadra bianconera termina il trofeo da imbattuta, ma non riesce ad alzare la Coppa perchè viene sconfitta in finale dal Leeds United grazie alla regola dei goal in trasferta.

4. Coppa dei Campioni 1985-86 – Barcellona-Juventus 2-1 (1-0)

Il Barcellona all’inglese di El Tel Terry Venables affronta la Juventus campione d’Europa in carica (seppure nella triste notte dell’Heysel) nei quarti di finale della Coppa Campioni 1985-86. È un’annataccia per i catalani, che riescono nell’impresa di arrivare secondi in campionato e di perdere tre finali: Coppa del Re, Supercoppa di Spagna e Coppa dei Campioni. Per arrivare al match di Siviglia contro la Steaua i blaugrana di Schuster devono battere i bianconeri di Roi Michel Platini, reduce da tre Palloni d’Oro consecutivi.

Michel Platini con la maglia della Juventus

La Juve del Trap vince in maniera rocambolesca l’ultimo titolo nazionale del suo ciclo, ma non riesce a confermarsi dopo la prima Coppa Campioni. Non bastano gli arrivi di Laudrup e Serena a passare il turno contro il Barça, che nella partita di andata vince con uno striminzito uno a zero grazie a una rete di Luis Alberto. Il ritorno a Torino è caratterizzato da un buon numero di occasioni per i bianconeri, non concretizzate dal ventiduenne Marco Pacione, sostituto di Serena, vero e proprio capro espiatorio dell’eliminazione. Steve Archibald sorprende Tacconi con un colpo di testa sul primo palo e a nulla serve la rete del solito Platini. Va avanti il Barcellona.

3. Coppa delle Coppe 1990-91 – Barcellona-Juventus 3-2 (3-1)

Per questa semifinale, antipasto per i catalani di un’altra finale persa (stavolta contro il Manchester United di Sir Alex Ferguson), i catalani ripropongono parecchi nomi già sentiti. Sulla panchina del Camp Nou c’è Johan Cruijff, che sta mettendo le basi per il Dream Team campione d’Europa dell’anno successivo. Accanto a lui c’è Rexach, mentre in campo con il Barça c’è Laudrup, grande ex della partita. A fargli compagnia nell’attacco blaugrana Hristo Stoichkov. La Juve di Gigi Maifredi può rispondere con Baggio, Schillaci, Casiraghi e Di Canio.

In Catalogna i bianconeri iniziano bene, nonostante una buona occasione per Laudrup e un palo di Koeman dalla distanza. Casiraghi approfitta di uno sciagurato retropassaggio non controllato da Zubizarreta e porta in vantaggio la Juventus. Ma non è semplice resistere all’urto della squadra di Cruijff. Baggio e compagni se ne accorgono nella ripresa, quando in venti minuti il Barcellona realizza tre reti. La doppietta di uno strepitosto Stoichkov è il risultato di un vero e proprio assedio, con Tacconi costretto agli straordinari per limitare il passivo, ma è solo l’antipasto per il magnifico goal che fissa il risultato sul 3-1. Goikoetxea parte da metà campo, scambia con Salinas e si inventa una imprendibile parabola di sinistro. Al ritorno la vittoria bianconera è amarissima. Baggio realizza su punizione e illude per trenta minuti i tifosi della Juventus, che però non riesce a portare a termine la remuntada.

2. Champions League 2002-03 – Juventus-Barcellona 3-2 dts (1-1)

Nella cavalcata che porterà alla finale tutta italiana di Manchester, la Juventus fa l’impresa andando a vincere ai supplementari al Camp Nou con una storica rete di Marcelo Zalayeta. Sono i bianconeri di Marcello Lippi e Alessandro Del Piero, ma soprattutto di Pavel Nedved, che dominano la Serie A. Dall’altra parte a guidare un Barcellona mezzo catalano e mezzo olandese c’è Radomir Antic, che ha da poco sostituito Louis van Gaal. I blaugrana sono nel bel mezzo della loro peggior stagione dell’ultimo quarto di secolo, ma possono comunque schierare campioni del calibro di Puyol, Riquelme e Overmars.

Juve Barcellona

Marcelo Zalayeta esulta dopo il gol vittoria al Camp Nou

Al risultato di 1-1 della gara di andata contribuiscono però due nomi meno altisonanti, quello di Paolo Montero, che al quindicesimo sblocca sugli sviluppi di un corner, e quello di Javier Saviola, che si incunea nelle maglie della difesa bianconera e trafigge Buffon sul secondo palo. Al ritorno la Juventus ha la necessità di segnare, dato che anche un pareggio a reti bianche qualificherebbe i blaugrana. E la Juventus segna, proprio con il futuro Pallone d’Oro Nedved, che al cinquantesimo rientra dalla sinistra e fulmina Bonano. Ma non è così semplice. Luis Enrique (già, proprio lui) si divora il pareggio, ma è Xavi dalla distanza a riportare il punteggio in equilibrio. I bianconeri terminano i tempi regolamentari in dieci uomini, con Davids che si fa espellere per doppia ammonizione. Gli uomini di Lippi sono sulle gambe, il Barça spinge e solo un miracolo di Buffon su Kluivert tiene ancora a galla la Vecchia Signora. Ma nel momento di massimo forcing dei catalani, ci pensa Zalayeta, che con una zampata sul secondo palo manda i tifosi blaugrana all’inferno e la Juventus in semifinale.

1. Champions League 2014-15 – Barcellona-Juventus 3-1

L’incrocio più recente tra le due formazioni è anche quello più importante, la finale di Berlino tra la squadra di Luis Enrique e quella di Massimiliano Allegri. Il Barça si aggiudica la Coppa dalle grandi orecchie e realizza uno storico triplete, ma i bianconeri non demeritano e certificano la propria competitività in campo europeo dopo qualche delusione di troppo. Messi, Suarez e Neymar trascinano i blaugrana alla partita decisiva schiantando Manchester City, PSG e Bayern Monaco. La Juventus arriva all’Olympiastadion grazie alle reti di Tevez e Morata, che permettono di regolare Borussia Dortmund, Monaco e Real Madrid.

Luis Enrique-Barcellona-addio

Luis Enrique festeggiato dai suoi giocatori dopo la vittoriosa finale di Champions contro la Juve

Le previsioni della vigilia, che indicano un match a senso unico, sembrano subito rivelarsi corrette. Neanche il tempo di mettere la palla a centrocampo che il Barcellona già va in vantaggio, con Rakitić che finalizza una splendida combinazione tra Neymar e Iniesta. Fino all’inizio della ripresa i blaugrana giocano come il gatto con il topo, senza però riuscire mai a concretizzare la gran mole di occasioni prodotte. Ma è un errore dare la Juventus per morta. La rete di Morata al minuto cinquantacinque cambia infatti completamente la partita. Per un quarto d’ora i bianconeri ci credono e si lanciano in avanti, rischiando addirittura di passare in vantaggio. Ci pensa però Luis Suarez, con una rete pressochè identica a quella juventina, a riportare avanti il Barça, che all’ultimo respiro realizza anche il terzo goal in campo aperto con Neymar. Luis Enrique alza la Champions al suo primo anno sulla panchina del Camp Nou, ma Allegri esce tra gli applausi e con la consapevolezza di avere una squadra forte che in Europa può dire la sua.