Matteo Muoio

La Lazio si appresta a vivere la 14esima stagione dell’era Lotito. Il patron romano ha fatto irruzione nel mondo del calcio portando modi e pratiche singolari, forse mai viste prima: gestione dei calciatori, delle trattative, dichiarazioni, il divo Claudio fa tutto a modo suo. Mai troppo amato dalla tifoseria, sotto la sua gestione sono arrivate comunque due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, una qualificazione in Champions e un’altra sfumata ai playoff. Stagione positive, altre anonime. Il suo mercato è stato ed è tuttora segnato da grandi intuizioni, prima con Sabatini e dal 2008 con Tare. A Roma sono arrivati tanti giovani talenti o calciatori pressoché sconosciuti rivelatisi poi ottimi elementi, spesso rivenduti a peso d’oro; in mezzo a loro, però, è capitato frequentemente di vedere calciatori inadeguati, oggetti misteriosi da Area 51, che dalle parti di Formello ricordano perlopiù per qualche tragicomica comparsata. La storia Lotitiana riporta anche questa appendice, corposa e variegata. Oggi vi proponiamo le 5 cantonate più grosse del mercato biancoceleste nell’ultimo decennio, col grosso rammarico di dover lasciar fuori esemplari comunque degni di menzione per via dei pochi posti a disposizione. Partendo dal 2007, ad esempio, rimangono fuori tutti quei colpi esotici del 31 agosto 2004: nomi come Mea Vitali, Bryan Robert o Esteban Gonzalez fanno ancora accapponare la pelle al tifo laziale. A loro magari dedicheremo uno spazio a parte. Non trovano posto neppure i vari Del Nero, Hitzlsperger, Pereirinha, Novaretti, Kakuta o l’ultimo esule Moritz Leitner: la scelta era ampia quanto ardua, lasciarli fuori non è stato per nulla facile. La successione in graduatoria non segue parametri di “merito” ma esclusivamente temporali.

Fabio Vignaroli con la maglia della Lazio

Fabio Vignaroli

Il suo nome viene ancora ricordato dal popolo biancoceleste come il colpo più basso inflittogli da Lotito. E forse, visto il momento, è stata la sua frittata più grossa. Era l’estate 2007 e la Lazio di Delio Rossi si era appena qualificata ai gironi di Champions dopo aver superato la Dinamo Bucarest nel preliminare. Il tecnico chiede un’altra punta, magari di livello, per dare adeguato ricambio ai titolari Rocchi e Pandev, visto che il nigeriano Makinwa non offre le giuste garanzie. Il patron temporeggia, fino a che non scocca il gong di fine mercato. E’ il 1 settembre e l’attaccante non è arrivato. Il patron s’ingegna come peggio non potrebbe e qualche giorno dopo tessera Fabio Vignaroli; 31 anni, svincolato, aveva all’attivo qualche presenza non entusiasmante in A tra Modena e Parma nel contesto di un’onesta carriera da mestierante di B. Infatti si era appena liberato dal Bari, con cui aveva messo a referto 15 presenze e nessun gol nel 2006-2007. Nove presenze, quasi tutte da subentrato, e 0 gol a fine stagione. Ogni volta che toccava palla veniva ricoperto da bordate di fischi che il pubblico rivolgeva simbolicamente a Lotito. Si svincola l’estate seguente e prova con scarso successo l’avventura greca prima e quella australiana poi, quindi un po’ di Lega Pro prima di andare a chiudere la carriera a Malta. D’altronde era un attaccante d’appeal “internazionale”.

Julio Cruz, stagione 2009/2010

JULIO RICARDO CRUZ
El Jardinero è il colpo da copertina dell’estate 2009, quella che segue il primo trionfo in Coppa Italia e vede la Lazio imporsi sull’Inter di Mourinho a Pechino nella finale di Supercoppa, partita di cui, tra l’altro, l’argentino gioca uno scampolo da freschissimo ex. Insomma, i presupposti sono dei migliori. Certo ha 35 anni, ma vuoi mettere l’appeal, l’esperienza e le grigliate d’asado? Non inizia neppure male, andando a segno 2 volte nelle prime due uscite di campionato. Poi inizia ad accusare infortuni in serie, la Lazio viene risucchiata nei bassifondi della classifica e a gennaio al timone arriva Reja, mentre dal mercato Floccari. La punta calabrese ha un grande impatto e gli toglie spazio. A fine stagione il bottino dell’argentino è di 25 presenze e 4 gol, poi a giugno annuncia il ritiro. Insomma, non proprio la storia che ci si aspettava.

JAVIER GARRIDO
Intendiamoci, l’esterno basco forse non è peggio di alcuni che abbiamo lasciato fuori, ma entra in top 5 per via della pesante eredità che era chiamato a raccogliere. Quella di Kolarov, uno dei migliori laterali mancini della storia biancoceleste. Il serbo nell’estate 2010 va al City per 22 milioni e, gentilmente, la dirigenza dei blu di Manchester libera l’ex Sociedad, che Lotito si assicura a 0. Rolando Bianchi, un doppio ex, ha giocato con entrambi e assicura il basco sia “diverso da Kolarov, ma forse ancora più forte”. Che Mancini abbia preso una cantonata pazzesca? Neanche per sbaglio, non fosse altro che Garrido è sempre infortunato, sempre fuori. Ventuno presenze in 2 stagioni, parecchie da subentrato. Il tifo biancoceleste si consolerà con l’intuizione di Reja, che vista l’inadeguatezza del nuovo arrivato adatta Radu a sinistra regalando alla Lazio il padrone della fascia per svariate stagioni a seguire. Nell’estate 2012 si trasferisce al Norwich neopromosso in Premier, giocando benino e tanto al primo anno, poi sparisce dai radar nei successivi due. Oggi pascola nei campi ciprioti con la maglia dell’AEK Larnaca.

Emiliano Alfaro in Lazio-Lecce del 2011/2012

EMILIANO ALFARO
Con lui si apre la sfortunatissima saga degli attaccanti arrivati a Formello nelle sessioni di gennaio. Stagione 2011/2012: la Lazio ha fatto un ottimo mercato – quello di Klose, Cissè e Lulic, per intenderci – e sta disputando un campionato di alto livello, è in lotta per la Champions. Cissè però sembra non essersi ambientato al meglio e a gennaio si accasa al QPR. Serve un sostituto e Tare porta a Roma l’uruguaiano Alfaro, 24 anni e una vita al Liverpool Montevideo, fatta eccezione per una breve esperienza in argentina con il San Lorenzo. Un investimento da oltre 3 milioni di euro. L’esordio, datato 19 febbraio 2012, nella catastrofica sconfitta esterna di Palermo per 5-1 è un preludio. Alfaro corre, si sbatte, ma il piede non è dei migliori e la porta non la vede mai. I tifosi ironizzano sia un ottimo terzino prestato all’attacco. Altri 7 scampoli di partita fino a fine stagione e 0 gol. Va in prestito negli Emirati, all’Al-Wasl, dove segna addirittura 17 gol; gli arabi però non lo riscattano e passa il 2013-2014 da fuori rosa, poi viene rispedito in prestito al Liverpool di Montevideo, che intanto è sceso nella seconda serie del campionato uruguaiano: in “B” Alfaruccio ne fa 24, torna di nuovo alla Lazio che riesce finalmente a cederlo a titolo definitivo, addirittura ai thailandesi del Buriram. Dopo la Thailandia Alfaro tenta l’avventura indiana e oggi è di nuovo negli Emirati. Eroe dei due mondi, non quello europeo però.

HELDER POSTIGA
La saga, appunto, continua con Hèlder Postiga. Un anno prima aveva fatto la sua comparsata pure Saha, che però abbiamo deciso di risparmiare in virtù della veneranda età e di una carriera comunque importante. Quando l’ex golden boy del calcio portoghese arriva a Roma è il 30 gennaio del 2014, la Lazio si ritrova, come al solito, a dover cercare un’alternativa a Klose. Non potrebbe individuarne una peggiore. Postiga arriva dal Valencia in prestito con diritto di riscatto fissato a 3 milioni e si presenta in Paideia con una contrattura al polpaccio. Passa 2 mesi in infermeria e, a fine marzo, fa il suo esordio in un Genoa-Lazio finito 2-0. Altri 4 spezzoni di partita prima di tornare in Spagna per vestire saltuariamente la casacca del Deportivo. Oggi gioca a Calcutta con l’Atletico de Kolkata.