Francesco Cavallini

Il caso (o caos, che dir si voglia) Bonucci evidenzia l’importanza della fascia da capitano e dei gradi di leader all’interno di una squadra e, più in generale, di uno spogliatoio. Senza un’unanimità di giudizio, o almeno un consenso molto allargato all’interno del gruppo, la scelta di affidare i gradi a qualcuno può determinare una serie di problematiche più o meno gravi, fino al punto di causare fratture inaspettate ed insanabili. Ecco alcuni episodi in cui la fascia, all’apparenza un semplice pezzo di stoffa, ha radicalmente cambiato la fisionomia di una squadra.

Keizer capitano e Cruijff lascia l’Ajax

Probabilmente, la madre di tutte le liti in famiglia. Il grande Ajax campione di tutto vede il suo calciatore più rappresentativo andar via sbattendo la porta, attirato dal Barça, ma anche amareggiato per aver perso la fascia. Nel 1973 Cruijff è capitano della squadra, sollevando la terza Coppa dei Campioni consecutiva al cielo di Belgrado. Ma all’inizio della stagione successiva in quella anarchica democrazia che è lo spogliatoio dei Lancieri, si tengono le elezioni. A sorpresa si candida Keizer, che ottiene la maggioranza e la fascia. Il Profeta del Gol la prende malissimo ed informa il suocero e procuratore di cercargli un’altra squadra. Ed il resto, come si suol dire, è storia.

Radu-Biglia-Candreva, una poltrona per tre

L’addio alla fascia di Mauri nel 2015, lascia la Lazio senza capitano e scatena una reazione a catena difficilmente preventivabile. Per anzianità i gradi toccherebbero a Radu, ma spunta anche la candidatura di Candreva, che vorrebbe far valere la propria appartenenza geografica. Lo scontro a due diventa menage a trois con l’inserimento in lizza di Biglia, la scelta preferita delle alte sfere, che vogliono sottolineare l’importanza dell’argentino nell’ambiente Lazio (e, sostengono i maligni, convincerlo a rimanere). A quel punto Radu si defila e il ballottaggio lo vince il centrocampista. Candreva rifiuta il ruolo di vice e, dopo una stagione, si accasa all’Inter, citando la mancata elezione a capitano come uno dei motivi chiave del suo addio alla Lazio.

Lahm e la fascia non restituita a Ballack

Dovendo scegliere il momento peggiore per litigare per la fascia di capitano, difficile trovare di meglio dei giorni precedenti a una semifinale mondiale. La nazionale tedesca in Sudafrica è guidata da Lahm, nonostante il capitano sia ufficialmente l’infortunato Ballack, che comunque si fa il viaggio con i compagni per offrire supporto morale. Il problema è che Lahm, giusto prima del match con la Spagna che può valere la finale, punzecchiato dai giornalisti confessa che non restituirebbe volentieri la fascia a Ballack nelle partite successive alla Coppa del Mondo. Apriti cielo, in Germania non si parla d’altro, facendo passare la partita in secondo piano. Alla fine vince, ovviamente, la Spagna, ma anche Lahm, che tiene i gradi anche dopo il Mondiale, nonostante Ballack non annunci il suo addio alla Mannschaft, creando tra i due un astio che non si è ancora spento.

Gallas contro il suo Arsenal

Il detto secondo cui i panni sporchi si debbano lavare in famiglia deve essere davvero passato inosservato a casa Gallas. Nel 2008 l’allora capitano dell’Arsenal pensa bene di litigare in allenamento con Van Persie e poi, qualche giorno dopo, di lanciare un attacco frontale sui media ad un compagno rimasto nell’anonimato (identificabile in Nasri), rivelando nel contempo la situazione dello spogliatoio dei Gunners, spaccato da rivalità interne. Davanti al caos (e ricordando altri precedenti problemi della squadra con Gallas), Wenger è costretto a togliere la fascia al difensore e ad assegnarla a Fabregas. Il francese rimane comunque nell’undici titolare dell’Arsenal fino allo svincolo, avvenuto nel 2010.

Brasile: da Thiago Silva a Neymar

Difficile fare una lista di polemiche senza lasciar fuori Neymar. E infatti O’Ney si piazza anche in questa top five, grazie alla fascia di capitano del Brasile, assegnatagli da Dunga dopo la figuraccia della Seleçao nel mondiale casalingo. Per darla all’attuale numero 10 del PSG, il commissario tecnico la toglie dal braccio di Thiago Silva, che non perde solo i gradi, ma pian piano anche il posto in squadra. Neymar dal canto suo la fascia non la tiene a lungo, al punto che negli ultimi anni l’hanno indossata molti dei convocati, tra cui Dani Alves e Miranda e lo stesso Thiago Silva, a cui Tite l’ha affidata nell’importante match contro l’Argentina. Il risultato però è che al momento il Brasile un capitano non ce l’ha. Ma visti i risultati, forse è meglio così.