Francesco Cavallini

SPAL e Benevento (oltre al più esperto Verona) si affacciano al prossimo campionato di Serie A con l’entusiasmo di chi sta vivendo un sogno ad occhi aperti. Per i ferraresi si tratta di un ritorno nella massima serie dopo quasi cinquant’anni, per i campani sarà l’esordio assoluto. Entrambe le formazioni hanno sorpreso tifosi e addetti ai lavori, conquistando la promozione alla prima stagione in B, provenendo direttamente dalla Lega Pro. Non è un evento raro, ma sottolinea la preparazione con cui le società hanno affrontato un campionato difficile come quello cadetto. E ora? La Serie A è, ovviamente, tutta un’altra storia, ma potrebbe esserci spazio per SPAL e Benevento per ben figurare e magari per entrare a far parte del club delle matricole terribili, le squadre provenienti dalle serie inferiori che hanno fatto grandi campionati, riuscendo talvolta in imprese totalmente imprevedibili ed insperate…

5. Watford (First Division 1982/83)

Elton John alla presidenza, Luther Blissett punta di diamante e Graham Taylor a dirigere le operazioni in panchina. Onestamente, cosa poteva andare storto a quel Watford? Facile ironia a parte, l’arrivo del cantante di Crocodile Rock alla guida del club di Vicarage Road nel 1976 segna l’inizio di uno straordinario viaggio che nel giro di qualche anno porta gli Hornets dagli abissi della Fourth Division alla vetta della First Division.

Nella stagione 1982/83 la squadra di Taylor, appena promossa, parte col botto e vince quattro delle prime cinque partite di campionato. Applicando il più classico dei kick and rush britannici, il Watford è una macchina da gol e non si preoccupa di non subirne troppi, fedele alla linea del suo manager secondo cui un 5-4 è meglio di un 1-0. A fare particolarmente le spese del furore agonistico della neopromossa è il malcapitato Sunderland, che in un pomeriggio leggendario di settembre (50 gol in dieci partite di First Division) torna da Vicarage Road con ben otto reti sul groppone, che potevano anche essere molte di più se gli Horns non avessero colpito anche quattro pali.

Il Watford non riesce mai a mettere in seria difficoltà il Liverpool pigliatutto di Dalglish e Souness, che vince la First Division con largo margine e con ben cinque giornate di anticipo, ma la forma stratosferica di Blissett (27 reti e titolo di capocannoniere) permette ai ragazzi in maglia gialla di terminare il campionato con uno straordinario secondo posto. A fine stagione Blissett lascia Vicarage Road per tentare l’esperienza al Milan (guadagnandosi il titolo di bidone leggendario), mentre l’anno successivo i suoi compagni arriveranno addirittura a Wembley a giocarsi la gloriosa FA Cup contro l’Everton.

4. Bayern Monaco (Bundesliga 1965/66)

Strano a dirsi, ma è esistito un momento storico in cui il Bayern non era la maggiore potenza calcistica di Germania, ma una semplice neopromossa. Dopo il titolo del lontano 1931/32, i bavaresi passano una trentina d’anni in una relativa oscurità calcistica, al punto che nel 1963 non vengono neanche ammessi alla neonata Bundesliga, dato che i concittadini del Monaco 1860 occupano l’unico posto messo a disposizione per la capitale della Baviera.

Ma il Bayern decide di conquistarsi la massima serie sul campo, ingaggiando lo jugoslavo Zlatko Čajkovski come allenatore e inserendo in prima squadra un terzetto destinato ad entrare nella storia del club e del calcio mondiale. In porta c’è un ragazzone estroverso di nome Sepp Maier, la mediana è comandata da un calciatore elegante e carismatico che i compagni chiamano Kaiser Franz e in attacco la fa da padrone Gerd Müller, un piccoletto scoordinato e leggermente sovrappeso, ma che butta dentro ogni pallone che gli capiti a tiro.

Per raggiungere la Bundesliga servono i playoff, ma nella stagione successiva i bavaresi fanno capire al resto del campionato tedesco che è finita la pacchia e che i nuovi padroni del Fußball di Germania sono arrivati per restare. L’esordio è una sconfitta contro i cugini del Monaco 1860, che vinceranno il loro primo Meisterschale, ma pian piano la macchina rossoblù ingrana fino a raggiungere un ottimo terzo posto e a vincere la Coppa di Germania, che garantisce la partecipazione alla successiva Coppa delle Coppe. Che verrà vinta da Beckenbauer e soci, inaugurando il decennio d’oro del Bayern Monaco e del calcio tedesco.

3. Chievo Verona (Serie A 2001/02)

Mai il termine squadra di quartiere fu più azzeccato. Chievo è infatti una zona della città di Verona che sorge intorno all’omonima diga sul fiume Brenta. Ci vivono circa 5000 persone, che nei circa quarantamila posti dello Stadio Bentegodi, luogo di nascita della leggenda dell’Hellas, ci vanno abbastanza comode. Il club locale è di proprietà della famiglia Campedelli, quella dei pandori Paluani, e grazie al lavoro di Alberto Malesani diventa una presenza fissa della B degli anni Novanta. All’alba del nuovo millennio sulla panchina del Chievo arriva Luigi Del Neri, che ottiene una storica promozione in Serie A.

Sembra il giusto coronamento di una bella storia a lieto fine, ma in realtà è solo l’inizio di una leggenda del calcio italiano, quella del Miracolo Chievo. La squadra di Del Neri scuote la massima serie con il suo gioco frizzante, basato sul più classico dei 4-4-2 con in mediana il fosforo di Eugenio Corini e la quantità di Simone Perrotta, futuro campione del mondo, e sulle fasce le due saette Eriberto (già, il futuro Luciano) e Manfredini, impegnate a lanciare la strana coppia Corradi-Marazzina all’assalto delle difese avversarie.

Nonostante si ritrovi una serie A più che competitiva (con la seconda Juventus di Lippi, la Roma di Totti e Cassano e l’Inter del Cinque Maggio a guidare le cosidette Sette Sorelle), il Chievo vola in vetta, mantenendo sorprendentemente la prima posizione in solitaria per ben otto giornate, prima di cedere il passo al ritorno delle grandi. La prima esperienza dei gialloblù nella massima serie (che comprende tra l’altro il primo derby di Verona in serie A) termina al quinto posto, appena alle spalle del Milan e davanti alla Lazio, piazzamento che vale alla squadra di quartiere la prima delle due qualificazioni europee della sua storia.

2. Kaiserslautern (Bundesliga 1997/98)

A metà degli anni Novanta il Kaiserslautern non è certo una novità del calcio tedesco, avendo già vinto il titolo nella stagione 1990/91, l’ultima prima della riunificazione dei campionati. Eppure nel 1996 avviene l’impensabile, perchè la squadra conquista la sua seconda Coppa di Germania ma fallisce clamorosamente in campionato, venendo retrocessa per la prima volta in Zweite Bundesliga.

La dirigenza corre subito ai ripari ingaggiando Otto Rehhagel, da poco esonerato dal Bayern Monaco. Il futuro tecnico campione d’Europa con la Grecia guida immediatamente i Diavoli Rossi al ritorno nella massima serie e nella stagione 1997/98 riscrive la storia, portando il Kaiserslautern a vincere la Bundesliga da neopromossa, record tuttora ineguagliato nel campionato tedesco. La squadra è un misto di vecchie glorie (il leggendario Andy Brehme), onesti mestieranti del pallone (Olaf Marschall, vicecapocannoniere con 21 reti) e giovani promesse, come il ventenne Michael Ballack.

L’esordio è di quelli col botto, un uno a zero esterno all’Olympiastadion contro il Bayern campione in carica, che dà il via alla lunga fuga del club del Palatinato. Come nella migliore delle tradizioni, i ragazzi di Rehhagel non giocano un calcio entusiasmante, ma sono maledettamente efficaci. Alla fine delle trentaquattro giornate, a parità di vittorie, a fare la differenza sono i pareggi. Undici quelli ottenuti dai neo-campioni, solo nove quelli messi in cascina dal Bayern secondo, per i due punti che valgono al Kaiserslautern il quarto titolo della sua storia.

1. Nottingham Forest (First Division 1977/78)

Nel gennaio 1975 il Forest, all’epoca discreto club di Second Division con in bacheca un paio di FA Cup, fa il miglior acquisto della sua storia ultracentenaria, affidando la panchina al duo composto da Brian Clough e Peter Taylor, gli artefici del miracolo Derby County. Clough è reduce dalla breve e pessima esperienza al Leeds e a Nottingham mette le basi per ripartire nel suo cammino verso la leggenda. Il tecnico ingaggia alcuni dei suoi fedelissimi e trova a sua disposizione un gruppo destinato ad entrare nella storia.

Il ritorno dei Garibaldi Reds in First Division nella primavera del 1977 non è trionfale come lascerebbe pensare l’evoluzione successiva di questa storia, ma arriva con un “normale” terzo posto. Ma Clough punta in alto e con l’obiettivo di vincere anche nella massima serie acquista Peter Shilton e Kenny Burns. I due sono le colonne di una difesa molto efficace, in grado di mantenere la porta del Forest imbattuta per un numero impressionante di volte, ben venticinque.

Ma quel Nottingham non è solo una fortezza pressoché impenetrabile, dato che con la sgraziata eleganza di John Robertson, la costanza senza fronzoli di Withe e Woodcock e l’incoscienza della gioventù di O’NeillBowyer arrivano anche venticinque vittorie, che permettono al Forest di conquistare il primo titolo della sua storia con sette punti di vantaggio sul grande Liverpool, oltre alla League Cup. Ma, naturalmente, non finisce qui, perchè la favola dei Reds è destinata a ripetersi anche in Europa, con la conquista della Coppa dei Campioni all’esordio nella competizione e addirittura il bis nella stagione successiva.