Francesco Cavallini

Dani Alves (a cui facciamo i migliori auguri di compleanno), ma non solo. Da quando la legge Bosman ha permesso ai calciatori di accasarsi gratis in una nuova società alla scadenza del proprio contratto, tutte le squadre, piccole o grandi, hanno fatto carte false per accaparrarsi i migliori parametri zero offerti dal mercato. Tra molte scommesse e qualche bidone improbabile, ecco alcuni dei giocatori che sono arrivati gratis in squadre importanti del nostro campionato e che hanno fatto la fortuna del club che ha deciso di investire su di loro.

5. Miroslav Klose (Lazio, 2011)

Da che mondo è mondo, la punta centrale è di norma la tipologia di calciatore più costosa, soprattutto se si tratta di un goleador di razza. Quindi, ad esempio, per accaparrarsi il miglior marcatore della storia dei Mondiali ci vorranno quindi parecchi soldi. A meno che non si decida di fare come la Lazio, che nel luglio 2011 annuncia l’arrivo di Miroslav Klose, fresco di separazione dal Bayern Monaco. L’attaccante teuto-polacco, chiuso in Baviera dall’esplosione di Thomas Müller e da Mario Gomez, si accasa in Italia con contratto biennale.

Alla fine resta in biancoceleste per ben cinque stagioni, conquistando anche la Coppa Italia 2013. Cinico finalizzatore, ma anche calciatore votato alla fatica e all’impegno per la squadra, Klose diventa immediatamente un idolo della Curva Nord, anche in virtù di una rete all’ultimo secondo che regala alla Lazio il derby casalingo della stagione 2011-12. Tra le altre imprese del Campione del Mondo 2014 la cinquina rifilata al Bologna nel 2013 e le tredici reti dell’annata successiva che trascinano la Lazio ai preliminari di Champions League dopo un’assenza di otto anni. Klose appende gli scarpini al chiodo nel maggio 2016, dopo aver regalato ai tifosi laziali 63 reti in più di 170 presenze.

Klose addio numeri

Miroslav Klose nel giorno del suo addio al calcio giocato

4. Cafu (Milan, 2003)

Chi l’ha detto che i treni supermoderni vanno meglio di quelli un po’ attempati? Quando il Pendolino Cafu arriva a Milano ha da poco compiuto trentatré primavere. La Roma decide di non rinnovargli il contratto dopo la pessima annata 2002-03, in cui la difesa giallorossa fa acqua da tutte le parti. Uno dei capri espiatori è proprio il brasiliano, che opta quindi per cambiare aria. La scelta di Galliani sembra dovuta alla necessità di trovare un ricambio affidabile e di prestigio per il grande terzino che il Milan ha intenzione di acquistare nella stessa sessione di mercato. Ma Ancelotti ha altri piani.

Cafu si prende con prepotenza la fascia destra dei rossoneri freschi campioni d’Europa e se la tiene stretta per ben cinque stagioni, vincendo tra le altre cose uno Scudetto (dopo quello conquistato a Roma) e la Champions League 2006-07. Nonostante la non più giovane età e la concorrenza di calciatori del calibro di Stam e Oddo, il brasiliano rappresenta sempre un’alternativa importante per Carletto, che spesso e volentieri lo schiera nelle partite in cui l’esperienza del bicampione del mondo diventa fondamentale. Il viaggio del Pendolino termina nel 2008, quando Cafu lascia il Milan (ed il calcio) tra gli applausi di San Siro, dopo 166 presenze, quattro reti ed un infinità di galoppate sulla fascia destra.

3. Rodrigo Taddei (Roma, 2005)

Da una Lupa all’altra, da Siena alla Capitale. Il viaggio di Rodrigo Taddei è targato luglio 2005, ma comincia circa un anno prima. All’inizio della stagione 2004-2005 l’esterno italo-brasiliano viene infatti messo fuori rosa dai bianconeri quando si rifiuta di rinnovare il contratto prossimo alla scadenza. Dietro c’è la Roma, che ha adocchiato le qualità tecniche e atletiche dell’ex Palmeiras. Ne scaturisce una causa per mobbing, che per fortuna viene successivamente ritirata .

Rodrigo arriva a Trigoria e diventa immediatamente una pedina fondamentale nella squadra di Luciano Spalletti. La sua tecnica, unita ad una duttilità tattica fuori dal comune, strega i tifosi giallorossi e l’allenatore toscano, che schiera il brasiliano nella stragrande maggioranza delle sue partite alla guida della Maggica. Ala, centrocampista, persino punta centrale. Nessun ruolo è impossibile per Taddei, che dà però il massimo sulla fascia destra in una coppia brasiliana tutta estro e velocità con Mancini. Tra i momenti indimenticabili in maglia romanista impossibile non citare la rete al Bernabeu negli ottavi della Champions League 2007-08 e l’invenzione dell’Aurelio contro l’Olympiakos. Per Taddei quasi trecento presenze e trenta reti in nove stagioni in giallorosso,  ma soprattutto l’amore incondizionato di una tifoseria che ancora oggi lo ricorda con affetto e calore.

La classica esultanza di Rodrigo Taddei dopo una rete in maglia giallorossa

2. Andrea Pirlo (Juventus, 2011)

Difficile scegliere il parametro zero perfetto della Juventus. C’è Pogba, preso diciannovenne quando lo United di Ferguson lo lascia libero dopo qualche intemperanza di troppo e rivenduto agli stessi Red Devils per oltre cento milioni di euro. Ci sarebbe Sami Khedira, che sceglie di non rinnovare a Madrid per iniziare un’avventura in bianconero piena di successi. Ma il capolavoro di Beppe Marotta è senza dubbio Andrea Pirlo. Nella stagione 2010-11 il playmaker bresciano, che non rientra nei piani tattici di Massimiliano Allegri, lascia il Milan dopo un amore durato dieci anni e firma per i bianconeri un triennale.

Considerare finito il campione del mondo 2006 è un errore da matita rossa da parte dei rossoneri. Alla corte di Antonio Conte Pirlo vive una seconda giovinezza, regalando alla Juventus le geometrie e le intuizioni che la dirigenza di Corso Galileo Ferraris cercava da parecchio. È protagonista assoluto dei primi tre scudetti bianconeri del nuovo decennio, segnando anche reti decisive, spesso da calcio piazzato. L’arrivo di Allegri sulla panchina della Juventus potrebbe segnare la fine dell’avventura a Torino del regista della nazionale, ma Acciughina è uomo pragmatico e permette all’ormai trentaseienne Andrea di continuare a dirigere il centrocampo per la sinfonia finale. Pirlo lascia la Juventus e l’Italia dopo la finale di Champions contro il Barcellona, aggiungendo alla sua già ricca bacheca quattro Scudetti e una Coppa Italia.

Andrea Pirlo con la maglia della Juventus

1. Esteban Cambiasso (Inter, 2004)

Come amiamo ricordare spesso, a Madrid prima dell’arrivo di Casemiro i mediani erano visti come fumo negli occhi. Anche per questo motivo (oltre ad un mancato accordo sullo stipendio percepito), nel 2004 la Casa Blanca lascia scadere il contratto che lega il Real a Esteban Cambiasso, all’epoca appena ventiquattrenne. A gettare gli occhi sull’argentino è l’Inter del neo arrivato Mancini. El Cuchu si prende subito le chiavi del centrocampo nerazzurro, dimostrandosi l’uomo giusto al momento giusto. Resterà a Milano per dieci stagioni, terminando la sua avventura con al braccio la fascia di capitano.

Sarebbe facile guardare solo al ricchissimo palmares dell’ex River Plate per giudicare la bontà dell’investimento della società di Corso Vittorio Emanuele. Cinque campionati consecutivi, quattro coppe Italia, altrettante supercoppe e soprattutto la Champions del magico anno del Triplete. Ma è riduttivo sottovalutare l’impatto tecnico e tattico del centrocampista di Buenos Aires, vera e propria chiave di volta delle alchimie tattiche del Mancio e di Mou. Mediano sui generis, Cambiasso ha saputo garantire all’Inter quantità e qualità, visione di gioco e capacità di interpretare alla perfezione entrambe le fasi. Un vero e proprio regalo ai nerazzurri da parte del Real Madrid, che passerà gran parte degli anni in cui El Chuchu si dimostra uno dei migliori centrocampisti di interdizione degli ultimi due decenni alla ricerca di un degno sostituto del coriaceo e talentuoso argentino.