Francesco Cavallini

Bravo, bravissimo, tutto perfetto! Ti meriti un bel…sette! Suona male, vero? Già, perchè la perfezione, sarà forse colpa del sistema metrico decimale, ha due cifre, l’uno e lo zero. E neanche il calcio può fare eccezione. Da quando i numeri hanno cominciato ad avere il significato che la nostra numerologia del football va a scoprire, il dieci è finito sulle spalle del giocatore con più talento. Di quello capace di cambiare il corso della partita, ma anche di una stagione, con una singola giocata. Quello che in fondo tutti sognano di imitare.

Normale, perchè dei dieci ci si innamora facilmente. Hanno quelle caratteristiche che li rendono totalmente unici, a volte addirittura inimitabili. Perchè il talento si può allenare, ma è in qualche maniera intrinseco. O ce l’hai o non ce l’hai. E se ce l’hai, ti danno il dieci. A meno che non siate in troppi, come il Brasile del 1970. Gerson, Jairzinho, Tostao e Rivelino. Nei loro club, tutti dieci. Ma non in nazionale. Perchè lì la Camisa 10 ha un solo padrone, Edson Arantes do Nascimento, per tutti Pelè e per i brasiliani O’Rey. Se l’è presa sin da giovanissimo con la forza del talento, che ha portato i verdeoro a tre Mondiali. Quando vuole è anche un nove, un sette, su un campo di calcio può essere qualsiasi cosa, ma sulla schiena (e nell’immaginario collettivo) il dieci è lui.

Pelé 1956 esordio

Un giovanissimo Pelé

Finchè non arriva da Lanùs un ragazzino tutto pepe, piccolino ma con una classe ed una tecnica che fanno spavento. Fa innamorare prima la sua Argentina, poi arriva in Europa e nel 1986 si ritrova il mondo ai suoi piedi. Nome? Diego Armando Maradona. Numero? Non c’è neanche da chiederlo. È così calato nel suo ruolo che diventa il dieci per antonomasia. Nel suo paese, ma non solo, Diego è El Diez, il dieci. Disponibile, volendo, anche nella versione D10s, con le due cifre magiche in bella vista. Il dieci forse più inimitabile, dove il talento naturale è accompagnato da una vena di follia calcistica.

VAR errori arbitrali

Diego Armando Maradona

Che spesso è parte integrante della carriera dei dieci, ma a volte la condiziona. Un dieci che quasi mai dieci è stato è Antonio Cassano, che con il suo genio ha illuminato, a fasi alterne, Bari e Roma per poi girovagare per l’Italia e l’Europa a mostrare sprazzi di grandezza. Un ottimo rappresentante della categoria, ma fermato dal carattere. Non è il primo, non sarà l’ultimo. C’è Beccalossi, croce e delizia dell’Inter, capace di tutto e del suo contrario. O Cabezon Sivori, che dalla personalità fumantina non si è fatto poi fermare granchè, ma che rappresenta una sorta di unicuum, un dieci folle ed imprevedibile in forza alla Juventus.

Già, perchè nella sua storia la Vecchia Signora del calcio italiano ha da sempre preferito la categoria opposta. Quella che al talento fuori dal comune associa un finissimo cervello calcistico. I dieci che hanno saputo far tesoro delle proprie capacità, mettendole spesso al servizio dei compagni. Re dei gol e degli assist, come Roi Michel Platini, che certifica la leggenda della dieci bianconera. Che poi sarà di Baggio e di Del Piero e che ora, in un passaggio di consegne quasi simbolico, campeggia sulle spalle di Dybala.

platini

Michel Platini con la maglia della Francia nel 1984.

Il dieci che purtroppo va via via scomparendo. In un calcio moderno, dove il trequartista classico (colui che più spesso indossa la sacra maglia)  è visto come un peso, la gloriosa stirpe soffre un momento difficile. In cui Francesco Totti, l’ultimo dei grandi dieci della scuola italiana (che parte da Rivera e passa per Roby Baggio), siede ormai in tribuna dopo venticinque anni dedicati alla sua Roma. Un momento in cui al talento puro vengono posti freni ed i dieci si trasformano in cinque, in undici o in falsi nove, snaturando un po’ quelle caratteristiche che li hanno resi unici.

Totti compleanno

Francesco Totti con il numero 10

Un mondo più grigio, in cui per fortuna c’è però qualche eccezione. Forse, la più luminosa possibile. Un ragazzino cresciuto nel mito di Diego, che ne ha preso la maglia dell’Argentina e che con il dieci sulle spalle ha fatto innamorare il mondo con la sua classe immensa. Che rappresenta oggi il motivo per cui il mito del dieci, almeno per le prossime generazioni, è destinato a non tramontare. Perchè ogni bambino che gioca al calcio può immedesimarsi in Leo Messi e sperare un giorno di ripeterne le gesta. Con quella maglia lì. Quella di chi è più bravo degli altri. Quella che ognuno di noi in cuor suo sogna. La numero dieci. La maglia perfetta.