Francesco Cavallini

Otto. Il numero che, se ruotato, rappresenta l’infinito. Come infinito è spesso il cuore di chi lo indossa. Ma l’interpretazione poetica dell’aspetto grafico è solo un lato della medaglia. Poi c’è l’altro, quello un po’ più terra-terra. Due sfere, una accanto all’altra. Poco spazio all’immaginazione. Ciò che, per non risultare oltremodo volgari, chiameremo con l’abusato termine garra. Che comunque rende l’idea. Cuore e coraggio, il manifesto del numero otto. Spesso un motorino inesauribile, che viaggia da un’area all’altra contrastando qualsiasi cosa incroci la sua traiettoria, calciando, dannandosi l’anima per se stesso e per i compagni. Più o meno tecnico, ma quasi sempre di una atleticità spaventosa. In poche parole, il box-to-box.

Ce lo ricordiamo bene in maglia azzurra un numero otto, in una sera spagnola di un luglio di ormai trentacinque anni fa. Certo, in quell’occasione aveva il 14, ma vaglielo a spiegare alla FIFA e alle sue regole che Marco Tardelli è IL numero otto per eccellenza del calcio italiano. Sfida impossibile: trovare il filmato di una partita in cui Schizzo riesce a star fermo per più di cinque secondi. Appunto, impossibile. L’argento vivo addosso, la voglia, quasi la necessità di rincorrere la sfera per tutta la lunghezza del campo. La capacità di trovarsi al limite della propria area a interrompere una trama di gioco avversaria e poi, dieci secondi dopo, novanta metri più in là a concludere il contropiede che lui stesso ha contribuito a lanciare. E poi l’urlo, quello che per noi è l’esultanza per eccellenza, quella perfetta crasi tra, appunto, cuore e coraggio.

Anche l’erede di Tardelli ha urlato di gioia in una notte Mundial e stavolta, grazie FIFA, con il suo numero sulle spalle. Classe non eccelsa, ma polmoni da competizione per Ringhio Gattuso. Di lui hanno detto che dare il massimo era la sua normalità. Certo, il massimo meglio non accomunarlo alla palla tra i piedi, altrimenti sono guai. Ma il coraggio serve anche e soprattutto per avere l’umiltà di riconoscere i propri limitiQuando vedo giocare Pirlo, mi chiedo se io posso essere considerato davvero un calciatore. Certo che lo sei, Rino. Anzi, ce ne fossero di altri come te. Per ogni numero 10 serve un numero 8, è una delle leggi non scritte del football. Diffidare sempre di chi sostiene il contrario.

Poi c’è anche chi di numeri otto ha avuto una benedetta abbondanza. Neanche a dirlo, l’Inghilterra. Lasciate pure ai brasiliani le loro squadre infarcite di numeri 10, il sogno di ogni tifoso dei Tre Leoni è un centrocampo con due box-to-box. E la splendida generazione nata alla fine degli anni Settanta ha esaudito questo desiderio. Sì, è vero, gli inglesi non avranno vinto nulla, ma chi può dire di non aver mai invidiato, anche solo per un secondo, la coppia Lampard-Gerrard? Talmente simili da essere, paradossalmente, intercambiabili, anche se il capitano del Liverpool ha sempre avuto la tendenza di occuparsi più degli avversari che della sfera. Un loro attacco combinato ricordava una carica di cavalleria, con quella corsa forsennata da un’area di rigore all’altra, a gettare il cuore oltre l’ostacolo, mentre magari qualcun altro in campo pensava più a tener fermi i capelli.

E alla fine c’è una storia che racconta l’eccezione, come per ogni regola che si rispetti. Anzi, più che di una storia si tratta di una favola. C’era una volta un cavaliere pallido, piccolo e gracile, ma con cuore e coraggio da vendere, partito dalla Mancha come un qualsiasi Don Chisciotte. Di spaventosi ed enormi mulini a vento ne ha incontrati a centinaia e li ha sconfitti tutti. Non con la forza, quella in dotazione non c’è. Con l’astuzia, con la fantasia, con la capacità di vedere cose che ai normali esseri umani sfuggono. Quel cavaliere ne ha fatta di strada, da Fuentealbilla al lontano Sudafrica, dove con lui e grazie a lui la Spagna è diventata padrona del mondo. Come ha fatto? Magia. Non ti chiamano l’Illusionista per caso. E quanti sono i trucchi nella borsa? Infiniti. Come quell’otto. Che sulle spalle di Don Andres Iniesta non ci sta mica per caso…