Francesco Cavallini

Per la nazionale italiana, oriundo vuol (quasi) sempre dire mondiale. In tre delle quattro vittorie iridate degli azzurri, c’era in rosa (e in campo) qualcuno che italiano al 100% non era, ma che grazie a qualche antenato nato e cresciuto nel nostro paese, ha potuto indossare la maglia della Nazionale. A questo punto c’è solo da sperare che la presenza di Eder e Jorginho, agli spareggi e, facendo gli scongiuri, eventualmente anche in Russia, porti fortuna come alcuni dei nomi presenti in quella lista. Ma anche che non sia di cattivo auspicio…

Enrique Guaita (1934)

L’inizio di una tradizione vincente, quella degli oriundi nella Nazionale italiana. Nel Mondiale di casa, quello del 1934, nella rosa a disposizione di Pozzo ci sono ben cinque naturalizzati, quattro argentini (Orsi, Monti, Guaita, Demaria) e un brasiliano (Guarisi). I grandi protagonisti sono gli juventini Orsi e Monti, ma soprattutto il romanista Guaita, decisivo nella semifinale contro il Wunderteam austriaco segnando la rete della vittoria, ma anche in finale con l’assist per il 2-1 contro la Cecoslovacchia segnato da Schiavio.

Michele Andreolo (1938)

Quattro anni dopo, complice la situazione politica, il numero degli oriundi nella rosa che si reca in Francia a difendere la Coppa vinta nel 1934 cala drasticamente. Anzi, ce n’è uno solo, Michele Andreolo, che in realtà si chiama Miguel Ángel Andriolo e viene da Carmelo, Uruguay. Il centrocampista del Bologna gioca quattro gare nella vittoriosa campagna degli azzurri, compresa la finale, vinta dalla squadra di Pozzo per 4-2 contro l’Ungheria. Per lui un totale di 26 presenze con la maglia dell’Italia tra il 1936 e il 1942.

Juan Alberto Schiaffino (1958)

Arriviamo alle note dolenti. Schiaffino, già campione del mondo con il suo Uruguay nel 1950, arriva in Italia quattro anni dopo e la federazione, sfruttando le sue evidenti origini italiane, decide di renderlo convocabile per la nazionale azzurra. Il problema è che il selezionatore Foni, uno dei vincitori del 1938, non apprezza molto Pepe, che quindi si deve accontentare di sole quattro presenze con la maglia dell’Italia. Una delle quali (l’ultima) è però indimenticabile, ma in negativo. Si tratta del match perso contro l’Irlanda del Nord a Belfast che esclude gli azzurri dal Mondiale 1958, caso finora unico nella storia della nazionale tricolore.

Omar Sívori (1962)

Non va molto meglio a Cabezon Sivori, che nel 1961 vince il Pallone d’Oro con la maglia della Juventus ed esordisce con la nazionale italiana dopo 19 presenze con quella argentina. Le sue otto reti in azzurro arrivano nelle prime cinque partite, compreso un poker contro Israele nelle qualificazioni ai Mondiali del 1962. L’Italia, guidata in panchina dal duo Mazza-Ferrari, esce al primo turno dalla manifestazione iridata, anche e soprattutto a causa della cosidetta Battaglia di Santiago contro i padroni di casa del Cile. La Roja viene favorita dalla direzione arbitrale dell’inglese Aston, che espelle Ferrini e David e permette ai cileni di vincere 2-0. Per inciso, l’unica delle tre partite del girone che Sivori non gioca.

Mauro German Camoranesi (2006)

Dopo la clamorosa eliminazione per mano della Corea del Nord nel 1966, l’Italia chiude le porte agli stranieri e, per lungo tempo, anche agli oriundi in nazionale. Ma nella rosa che nel 2006 si aggiudica la Coppa del Mondo in Germania c’è Mauro German Camoranesi, ala destra della Juventus di origine argentina, già tra i protagonisti dello sfortunato Europeo 2004. Camoranesi, che con 55 gettoni è il recordman di presenze in nazionale tra gli oriundi, nella notte di Berlino diventa il settimo ad aggiudicarsi il titolo mondiale, con tanto di taglio della lunga chioma di capelli in diretta mondiale sul prato dell’Olympiastadion.