Francesco Cavallini

Quattro stagioni di trionfi, sei in un anonimato mai totalmente accettato dalla tifoseria. Questi sono gli ultimi dieci anni dell’Inter, da Mancini e Ibrahimovic a Mancini parte seconda, De Boer, Pioli, Vecchi e Gabigol. Passando per Mourinho, Eto’o e Milito. Ma oltre ai grandi nomi, c’è una miriade di calciatori che, per un periodo più o meno lungo, ha vestito la maglia della Beneamata. Sono arrivati da ogni parte del mondo, con una certa predilezione per il Sudamerica, ma senza dimenticare l’Asia (Nagatomo), l’Africa (Belfodil) e, tanto per non farsi mancare nulla, persino l’Oceania (il buon Sainsbury, in prestito dalla casa madre Suning). Molti buoni giocatori, qualche sopresa positiva e, purtroppo per i tifosi nerazzurri, più di qualche bidone.

Storie diverse, con un unico comune denominatore: la delusione del popolo interista, che a domande su di loro tende a sorvolare, con la comprensibile voglia di svicolare da una domanda fastidiosa. Ecco i cinque peggiori acquisti dell’Inter degli ultimi dieci anni. In rigoroso ordine cronologico, perchè i bidoni sono esattamente come i supereroi. Ognuno ha il suo preferito.

I bidoni interisti degli ultimi dieci anni

David Suazo (2007/08)

La pantera nera, uno dei calciatori più veloci al mondo, capace di raggiungere i 37 km/h palla al piede. Un talento strappato alla nazionale honduregna di atletica, che nell’estate 2007, quando è ancora un giocatore del Cagliari, si ritrova nel bel mezzo di un intrigo di mercato. Non internazionale, neanche italiano. Qui si tratta di derby, perchè sull’attaccante hanno messo gli occhi sia l’Inter che il Milan. I nerazzurri sono più lesti e trovano l’accordo con il calciatore, che comincia già ad allenarsi alla Pinetina, in attesa di definire la cessione con il suo vecchio club. Ma interviene Galliani, che con un blitz ottiene la firma di Cellino e acquista Suazo.

David Suazo

Che però vuole fortemente l’Inter e alla fine fa in modo che i sardi accettino i 13 milioni offerti da Moratti. Finita la telenovela di mercato, iniziano i guai. Contribuisce alla vittoria del campionato con otto reti, ma non trova quasi mai spazio nell’undici titolare. L’arrivo di Mourinho sulla panchina interista segna la fine della breve avventura nerazzurra dell’honduregno. Seguono i prestiti a Benfica e Genoa, contraddistinti da poche presenze e molti infortuni. I guai fisici lo costringono al ritiro nel 2012 dopo una breve esperienza al Catania e regalano all’Inter una corposa minusvalenza.

Ricardo Quaresma (2008/09)

Arriva Mou e il portoghese (ma sarebbe meglio dire Jorge Mendes) porta con sé il nuovo talento del calcio lusitano, Ricardo Quaresma, acquistato dal Porto per la modica cifra di 24 milioni di euro. Talento precoce, con tanto di esperienza al Barcellona, Quaresma si fa subito notare per un rendimento altamente discontinuo e per la tendenza a provare spesso una giocata di esterno destro ricca di effetto, che viene ribattezzata Trivela. L’Inter se ne accorge presto, anche perchè il venticinquenne esordisce in serie A proprio segnando (grazie al suo colpo segreto) quello che resterà il suo unico gol con la maglia dell’Inter.

Ricardo Quaresma

Per il resto Quaresma risulta non pervenuto, finchè Mourinho si spazientisce e dopo neanche sei mesi spedisce il portoghese in prestito al Chelsea. Ma il contratto firmato dall’ex Ciganito (ormai da tutti ironicamente chiamato Trivela) è un corposo quinquennale e quindi il tecnico si ritrova il suo connazionale in rosa anche nella stagione successiva. È la gloriosa annata del Triplete, a cui Quaresma dà un fondamentale (?) contributo con 429 minuti sparsi in tredici partite, che però non gli impediscono di inserire a pieno titolo nel suo palmares la Champions 2009/10. Nel giugno dello stesso anno viene ceduto al Besiktas per circa 7 milioni, cementando per sempre il suo nome nella lista dei bidoni storici dell’Inter.

Diego Forlan (2011/12)

Quando Samuel Eto’o lascia la Pinetina, la dirigenza interista ha l’ingrato compito di trovare il calciatore adatto per sostituire un idolo del pubblico nerazzurro, nonchè uno degli eroi del Triplete. Ci vorrebbe qualcuno altrettanto letale sotto porta. Qualcuno che nelle ultime stagioni sia stato inserito per tre volte nella lista dei candidati per il Pallone d’Oro .Qualcuno che abbia vinto la Scarpa d’Oro, non una ma ben due volte. Insomma, qualcuno come Diego Forlan.

Che viene ingaggiato dall’Atletico Madrid per cinque milioni, firma un biennale da oltre quattro milioni di euro a stagione e per motivi ancora da chiarire smette improvvisamente di essere un calciatore degno di questo nome. Appena due reti in venti presenze, diciotto in campionato e due in Champions League. Neanche l’ombra del giocatore che negli anni precedenti aveva terrorizzato le difese di tutta Europa con le maglie di Villarreal e Atletico Madrid. A fine stagione rescinde il contratto, portandosi a casa oltre due milioni di euro per ogni rete segnata e il poco ambito titolo di bidone dell’anno, neanche in versione italiana, ma addirittura in quella continentale.

Alvaro Pereira (2012/13)

Nell’anno 2012 Alvaro Pereira è solo l’ultimo di una lunghissima serie di calciatori il cui compito è sfatare l’ormai consolidata maledizione del terzino sinistro, ruolo così sfortunato dai tempi dell’addio di Roberto Carlos che negli anni dei trionfi nerazzurri si è preferito adattare difensori centrali piuttosto che schierarne uno. L’uruguaiano però sembra una garanzia, con le sue ultime tre stagioni in Europa dove con la maglia del Porto ha vinto tutto da protagonista.

Alvaro Pereira

Ed ecco perchè a pochi giorni dalla fine del mercato l’Inter annuncia il suo acquisto per la non trascendentale cifra di dieci milioni di euro e un contratto quadriennale da 1,7 milioni a stagione. Strano quindi che in un anno e mezzo arrivino giusto 46 presenze e che sia Stramaccioni che Mazzarri gli preferiscano molto spesso il meno appariscente ma più efficace Nagatomo. La sua partenza dalla Pinetina, datata gennaio 2014, passerebbe praticamente inosservata, se non fosse per i graditissimi e ormai insperati 7,5 milioni di euro pagati un anno dopo dal San Paolo.

Xherdan Shaqiri (2015/16)

Svizzero di origini kosovare, Shaqiri viene acquistato dall’Inter per garantire a Roberto Mancini, nel frattempo tornato sulla panchina nerazzurra, lo spunto sulle fasce necessario a spaccare le partite. Il calciatore viene da tre anni non entusiasmanti al Bayern Monaco, che lo preleva dal Basilea nel 2012 ma dove non riesce a trovare la continuità necessaria, anche e soprattutto a causa della concorrenza che si chiama Arjen Robben, Thomas Müller e Franck Ribéry.

Xherdan Shaqiri

Nonostante ciò, conquista con i bavaresi il triplete nel 2013, ma quando il nuovo allenatore Pep Guardiola gli fa capire che per lui ci sarà ancora meno spazio, ecco che l‘Inter sembra la soluzione migliore. Appunto, sembra, perchè Shaqiri arriva a Milano a gennaio e dopo un buon inizio, in cui segna in tutte e tre le competizioni, perde immediatamente il posto e viene poco cerimoniosamente ceduto a giugno allo Stoke City. La nota di merito allo svizzero è legata al milione e mezzo di plusvalenza che entra nelle casse nerazzurre, perchè gli inglesi lo acquistano a 16,7 milioni di euro, a fronte dei 15 spesi dall’Inter per il riscatto obbligatorio del prestito.

P.S. In questa lista manca Gabriel Barbosa, per gli amici Gabigol. Il motivo è semplice, il brasiliano ha (forse) ancora ampi margini di miglioramento. Però va detto che per questo speciale premio sembra sulla buona strada…