Luigi Pellicone

2007-2017, un decennio d’oro per la Juventus. Condito dai record. A guardar bene, però, forse è meglio parlare degli ultimi sei anni. Prima di tornare a vincere, la Vecchia Signora ha sofferto tanto. La serie B e un paio di stagioni sottotono, condite da varie “bidonate”: lezioni che sono servite. Dal 2011 in poi la Juve non ha sbagliato quasi niente. Prima invece…

Eijero Elia

Fenomeno parastatale. La Juventus lo corteggia nell’estate 2011, essendo la sola in questione un’ala mancina, sulla carta ideale per il gioco di Conte. Peccato che poi, sull’erba, l’olandese non riesca mai a convincere. Il tecnico lo utilizza solo in caso di epidemie aggravate. Quando manca qualcuno per completare la panchina, è intoccabile. Chiude mestamente con appena 4 presenze. La sua unica giocata da fuoriclasse regalata in bianconero? Riuscire a farsi cedere a 7,5 milioni in Germania. Torna al Wolfsburg, per fare vedere chi è. Accompagnato alla porta anche dai tedeschi, vivacchia con alterne fortune fra Inghilterra e Olanda. Riesce ancora a giocare e a trovare il coraggio di proporsi. Sembra ci sia cascato l’İstanbul Başakşehir che gli ha addirittura garantito un triennale. BIDONE AD HONOREM.

Felipe Melo

Non è il bidone d’oro ma merita senza dubbio le prime posizione. Acquistato per 25 milioni dalla Fiorentina, per sistemare il centrocampo. Felipe Melo ha tutto: forza fisica e tecnica, e geometrie. Tutto perso nel viaggio fra Firenze e Torino. E mai più ritrovato. Nel 2011 la Juventus riesce ad accollarlo al Galatasaray, che ne paga persino il lauto ingaggio. Melo se la lega al dito. E serve la vendetta su un piatto freddo. Anzi, innevato. 11 Dicembre 2013, Galatasaray – Juventus 1-0 e bianconeri fuori dall’Europa. Tornerà a far danni in Italia con la maglia dell’Inter, prima di spendere le ultime energie (con risse annesse, ovviamente) in Brasile con la maglia del Palmeiras. BIDONE DI OTTONE.

melo bidone juventus

Felipe Melo

Jorge Martinez

Al secolo El Malaka. Tradotto “La pazzia”. In effetti, non c’è altro termine più aderente per giustificaree l’acquisto di questo attaccante mezzo greco, mezzo uruguagio e tutto rotto che, dopo un trienno a Catania in cui segna poco (22 gol in 86 presenze senza mai andare in doppia cifra) raggiunge Torino fra lo stupore generale. La Juve lo lega a sé sino al 2016. Progetto a lunga scadenza? Macchè. El Malaka resiste pochi mesi. Giusto il tempo di capire che quella maglia è troppo larga per le sue possibilità: fra infortuni muscolari e incomprensioni con il tecnico Del Neri gioca poco e male contribuendo in modo decisivo al settimo posto. Una delle peggiori stagioni dell storia della Juventus. L’anno dopo arriva Conte che non lo vede neanche nelle foto di gruppo. Finisce a Cesena, dove contribuisce alla retrocessione. Spedito in Romania, non gioca neanche lì. Torna alla base. E adesso a chi lo diamo questo? Si fa avanti coraggiosamente il Novara. Ultima tappa italiana prima del rientro in sudamerica: evidentemente nostalgico, passa alla Juventud sino al 2016 quando scade il contratto con la Juventus e lui cosa fa? Smette di giocare. Mangiapane a tradimento. BIDONE DI BRONZO

Luigi Del Neri

Non è un calciatore, ma entra di diritto anche lui nei bidoni. Arriva a Torino nel 2010 e firma un biennale. La Juventus, in pieno periodo di transizione, punta su di lui per valorizzare il parco giocatori. Non gli si chiede lo scudetto, solo un posto in Europa. Il tecnico riesce a fallire entrambi gli obiettivi. Terzo sino a gennaio, poi si innesca una spirale senza file. Il volo in discesa, si trasforma in picchiata. La Juve centra un settimo posto imbarazzante. “Per me è fondamentale la retroguardia”. A posto. Parole sante. Peccato che sotto la sua gestione, Buffon rischi più volte la scomunica: 10 sconfitte, 47 gol subiti con Barzagli, Bonucci e Chiellini in difesa. Serviva un’impresa. BIDONE D’ARGENTO

diego juventus bidoni

Diego con la maglia della Juventus

Diego

Eccolo il BIDONE D’ORO. Il secondo campione pagato 25 milioni di Euro Arriva in coppia con Felipe Melo, hai visto mai che uno dei due sfuggisse. Rispetto al connazionale, però, ha altro curriculum. Inseguito da mezza Europa. Arriva e gioca anche bene. Segna all’Olimpico contro la Roma (con Felipe Melo). Sembra l’inizio di una Juve tutta samba. Sembra, appunto. Dopo qualche settimana si incupisce inizia a giocare male e non la smette più. Poi, fa anche peggio. Involuto sino all’inguardabile. Nell’estate 2010 ritorna in Germania, al Wolfsburg, per poco più di 15 milioni. Se ne va di notte, accettando la Spagna, dove, con l’Atletico Madrid vince persino una Europa League e trova il gol della vita in un quarto di finale di Champions. Il suo tiro all’incrocio elimina il Barcellona. Rinascita? Non scherziamo. Guizzo. Mandato in Turchia, finisce senza gloria al Flamengo.