Luigi Pellicone

L’ultimo decennio è il più complicato per il Milan. L’estate del 2007 è l’alba dell’ultimo raggio di sole internazionale. Vittoria in Champions League l’anno precedente, Campione del Mondo di Club, poi scudetto 2010-2011. Poi, il nulla.

Il Milan non è più competitivo ad alti livelli. In compenso, però, regala diverse storie di bidoni, da consegnare alla letteratura dei pipperi. Nomi più o meno conosciuti che hanno fatto lacrimare gli occhi dei tifosi. La scelta era ricca: ci siamo soffermati sulle storie più particolati. Da Onyewu a Torres, passando per Mancini, Senderos e Traorè...con tante scuse a Birsa, Papastathopoulos, Taiwo, Vilà, Strasser, Constant, Salamon e Taaarabt. Anche loro, meritevoli di essere menzionati.

Ogughi Onyewu

Il classico difensore centrale non elegante, ma efficace. Sopratutto come buttafuori. Il 7 luglio 2009 è acquistato a parametro zero dal Milan e riesce a strappare un contratto. Esordisce il 30 settembre, ma poi sparisce. Il 17 maggio dell’anno successivo, per chi sa quale motivo, firma il prolungamento fino al 2013. Non gioca praticamente mai, ma scrive comunque una pagina memorabile.

Onyewu con la maglia del Malaga (photo credits: Wikipedia)

Novembre 2010, partitella di allenamento. Scontro con Ibra, non esattamente un bonaccione. Lo svedese reagisce male. Onyewu anche peggio. Rissone memorabile: i due si prendono così bene, che nessuno riesce, o ha il coraggio di dividerli. Del resto, provateci voi a separare due bestioni del genere: un colosso di 193 cm per 95 chili che litiga con Ibra imbufalito. Rissa epica: i due si gonfiano per più di due minuti. Alla fine, Ibra lamenterà la rottura di due costole. Onyewu, invece, niente. Lascerà il Milan alla fine di quella stagione, senza rimpianti, ma con il rispetto di tutti. Del resto uno che mena Ibrahimovic, meglio avercelo come amico. É svincolato, ma da qualche parte lotta e picchia ancora.

Amantino Mancini

L’Inter lo acquista per 13,5 milioni di Euro dalla Roma per poi pentirsene amaramente. A gennaio del 2010, arriva la chiamata del Milan. “Datelo a noi”. L’idea non è campata in aria. I rossoneri sono affidati a Leonardo: uno che sa (saprebbe) come trattare i talenti brasiliani. Ora, i casi sono due. O Mancini non è brasiliano, o non è un talento. Quando l’affare è in dirittura d’arrivo, Mourinho quasi stappa una bottiglia. Tutto sommato non aveva torto.

Il brasiliano tutto finte e doppio passo si disperde nella nebbia di Milanello: esordio il 7 febbraio 2010, addio a fine stagione. Dopo 7 presenze e 0 gol in rossonero, Mancini diviene un caso diplomatico. Il Milan, che aveva promesso ai nerazzurri di riscattarlo, ritratta. “No, grazie, ci abbiamo ripensato”. L’Inter non la prende bene. “Adesso ve lo tenete”. Torna all’Inter, per forza. Indesiderato se ne torna in Brasile nell’Atletico Mineiro, ma il ritorno in patria è infelice: condanna a 2 anni e 8 mesi per violenza sessuale. Chiude la carriera nel Vila Nova, squadra di serie D.

Philippe Senderos

Centralone possente quanto fragile. Svizzero, dunque puntualissimo. Nell’infortunarsi. Arriva nell’estate del 2008 con diritto di riscatto dall’Arsenal fra l’ottimismo della dirigenza e dello staff medico. “Senderos sarà utilissimo”. Anche no. Appena sbarcato in rossonero, non fa in tempo a iniziare la stagione: lussazione al dito del piede. Fra un problema e l’altro riesce a esordire solo a Novembre, in Europa League, con il Braga.

Senderos con la maglia della Svizzera (photo credits: Wikipedia)

Ok, siamo pronti. Certo che no. Nuovo stop e rientro in infermeria. Si rivedrà solo il 17 Gennaio, quando esordisce giocando ben 600 secondi di Milan-Fiorentina. Chiude la stagione con 14 presenze. Quanto basta per rispedirlo senza ricevuta di ritorno in Inghilterra. Filippone gioca ancora. Nei Rangers Glasgow. E indovinate un po? É spesso infortunato.

Bakaye Traorè

La tigre malese (del Mali) trasformatasi in bufala. Il ragazzo è un centrocampista promettente del Nancy: 11 gol in 73 partite, buona visione di gioco, bel tiro, bel tocco bello tutto. Portiamolo a Milano. Sbarcato sui navigli nell’estate nel 2012. Non pervenuto. Se ne perdono le tracce. Utilizzato con il contagocce, resiste appena una stagione. 7 presenze e 0 gol. Passa alla storia per aver scelto la maglia numero 12, e aver raggiunto, proprio con il Milan, la presenza 200 da professionista (il 26 settembre, contro il Cagliari, ndr). Si toglia anche lo sfizio di debuttare in Champions League il 20 febbraio, nella memorabile vittoria contro il Barcellona.

Traoré al Milan (photo credits: Wikipedia)

Curiosità: quelle poche partite che ha giocato in rossonero, le ha sempre vinte, meritandosi l’appellatico di “talismano nero”Si consegna definitivamente alla storia dei bidoni rossoneri quando Niang, sorpreso dai vigili a guidare senza patente (non poteva averla, a 17 anni) afferma candidamente: “non sono io, sono Traorè, ma ho dimenticato i documenti. Continua (forse) con il calcio nel Bursaspor, in Turchia.

Fernando Torres

Serviva anche un nome importante. Il Bidone d’oro è senza dubbio “El Nino”. Arriva a Milano il 31 agosto 2014. Non è più da tempo, lo spietato cecchino che ha fatto le fortune di Atletico Madrid e Liverpool. Arriva in prestito biennale dal Chelsea e firma la sua prima rete in rossonero all’Empoli, dopo 2 giornate di campionato. El Nino è tornato? Anche no. Il 27 dicembre il Chelsea lo vende a titolo definitivo al Milan che lo rigira, dopo neanche 48 ore, all’Atletico in cambio di Cerci. Quattro mesi intensi: entra nella storia del Milan per aver giocato uno dei derby più brutti della storia toccando ben zero, diconsi 0, palloni.

Quando il Milan lo sbologna, El Nino non la prende benissimo. “Non erano questi gli accordi”. Galliani fa spallucce. Guai a stuzzicare l’orgoglio di un campione: Torres riesce a farsi rimpiangere. Arriva all’Atletico, piazza una doppietta nel derby con il Real e trascina l’Atletico nella Champions 2015/16 arrendendosi solo ai rigori al Real di CR7.