Francesco Cavallini

Non mi piace il portiere capitano, perchè non riesce a parlare con compagni ed arbitri.

Una semplice dichiarazione prepartita, ma una stilettata per Gigio Donnarumma, che a diciotto anni da poco compiuti rischiava di diventare il capitano più giovane della storia del Milan. Rischiava, perchè Vincenzo Montella ha messo subito le cose in chiaro, ribadendo la sua volontà di affidare la fascia ad un calciatore di movimento. Le motivazioni citate sono quelle classiche, la posizione solitaria e spesso lontana dal cuore del gioco dell’estremo difensore, che avrebbe difficoltà a far giungere le indicazioni necessarie e ai compagni e a dialogare con il direttore di gara (perchè vale la pena ricordarlo, nonostante sia ormai norma circondarlo in cinque o sei, l’unico calciatore che potrebbe parlare direttamente con l’arbitro sarebbe proprio il capitano). Per carità, tutto vero e sensato, eppure la storia dice anche altro. C’è qualche fulgido esempio, qualcuno recente, altri più lontani nel tempo, di portieri a cui il ruolo geograficamente defilato in campo non ha impedito di essere grandi leader e di ottenere la fascia con la C.

5. José Luis Chilavert (Paraguay)

El Buldog, ma soprattutto El Gran Capitán. Sì, ce ne sono molti in Sudamerica che hanno ricevuto questo soprannome, ma nessuno indossava i guantoni. Poi è anche vero che nessuno di loro, indossando i guantoni, segnava anche su calcio di punizione. Ma questo esula dall’argomento. Chilavert è una vera e propria leggenda del calcio latino-americano, ma è anche famoso in tutto il mondo per le sue reti e per il carattere non proprio tranquillo. Tre volte miglior portiere dell’anno secondo l’IFFHS, un palmarès di tutto rispetto con il Velez e tanti, forse troppi alterchi in campo e fuori.

Luis Chilavert con la fascia di capitano del Paraguay

Nonostante questo aspetto non proprio edificante, le doti indiscusse di leadership (e forse un fisico parecchio intimidatorio) di Chilavert gli hanno permesso di guidare la nazionale del Paraguay a Francia 98 e di ripetersi nel 2002 in Corea e Giappone. Di certo le frequenti sortite in avanti per battere punizioni e calci di rigore hanno aiutato l’ex estremo difensore del Velez nei compiti riservati a chi indossa la fascia. È comunque anche vero che probabilmente dovrebbe contare come un difensore in questa speciale classifica dei portieri capitani, dato che la propensione a lasciare la porta palla al piede e a bivaccare allegramente nella propria trequarti lo avvicinava sicuramente di più al gioco, ai compagni e ai malcapitati arbitri che dovevano subire l’ira del Buldog.

4. Antoni Ramallets (Barcellona)

In Catalogna lo chiamavano el Gato con Alas per la sua agilità tra i pali e i riflessi miracolosi. E la Spagna il gatto se l’è portato anche al Mondiale 1950, dove con le sue prodezze ha aiutato le Furie Rosse a raggiungere il secondo turno per la prima volta nella loro storia. Ma fuori dalla penisola iberica, Antoni Ramallets è più famoso per essere il portiere che ha sollevato le prime due Coppe delle Fiere. Era infatti il capitano del Barcellona che negli anni Cinquanta contendeva al grande Real lo status di miglior squadra di Spagna e d’Europa.

Tornato nella sua città a ventitré anni, dopo un inizio a Valladolid, Ramallets si prende immediatamente la maglia numero 1 e forma con Joan Segarra, altra leggenda del futbol blaugrana, una partnership difensiva che è una delle chiavi dell’exploit dei catalani nella Liga del primo dopoguerra, con ben cinque affermazioni in 12 anni. Nel 1956 gli viene affidata la fascia da capitano, che gli sarà poi confermata anche da Helenio Herrera nonostante la concorrenza di compagni di squadra come Kubala, Kocsis e Luisito Suárez. Guida i Culès nella sfortunata finale di Coppa dei Campioni contro il Benfica e diventa suo malgrado anche il primo portiere a segnare un’autorete nell’atto conclusivo della più importante competizione continentale.

3. Iker Casillas (Real Madrid, Spagna)

Cinque anni con la fascia a Madrid e dieci con le Furie Rosse per Saint Iker, primo portiere a sollevare al cielo sia la Coppa del Campionato Europeo (2008 e 2012) che la Coppa del Mondo (2010). La sua carriera da predestinato cominciata nel 2000 con il record di estremo difensore più giovane di sempre a giocare una finale di Coppa Campioni/Champions League. Poi una serie di trofei in patria, ma senza la fascia al braccio. Prima di lui ci sono Raùl e Guti, che lasciano però nel 2010 e che permettono a Casillas di diventare capitano del Real che nel 2014 solleva la tanto sospirata decima.

buffon casillas italia spagna

Buffon e Casillas con la fascia di capitano di Italia e Spagna

In Nazionale le cose vanno diversamente e Iker ottiene la fascia per la prima volta nel 2006, indossandola poi per il successivo decennio, nonostante qualche momento di alternanza tra i pali della Roja con i vari Reina, De Gea e Vitor Valdes. Come a Euro 2008, quando non gioca le prime due partite lasciando spazio al portiere del Napoli, ma poi si riprende la scena ed è fondamentale per il secondo trionfo europeo delle Furie Rosse. I due rigori parati a Di Natale e De Rossi nel quarto di finale con l’Italia e la rete inviolata nelle ultime tre partite del torneo gli valgono il posto nella top 11 della competizione e la quarta posizione nella classifica del Pallone d’Oro. Lascia la Spagna e la fascia a Sergio Ramos nel 2016 da giocatore europeo con più presenze in nazionale.

2. Lev Jašin (Dinamo Mosca, URSS)

Ecco un precedente confortante sia per Donnarumma che per il numero uno di questa lista. Miglior portiere del Ventesimo secolo, un oro olimpico, un Europeo ed il Pallone d’Oro 1963. Le statistiche riportano un basso numero di partite da capitano per Jašin (solo tre delle 74 presenze con l’Unione Sovietica), ma l’assenza della fascia al braccio non impediva al Ragno Nero di guidare la linea difensiva e tutta la squadra. La presenza vocale di Jašin in campo era così evidente che la leggenda racconta che una volta anche sua moglie Valentina si sarebbe lamentato delle troppe grida del marito durante le partite.

Unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi interpreti del ruolo nella storia del calcio, Jašin è anche esempio di one-club-man, avendo vestito in carriera solo la gloriosa maglia della Dinamo Mosca. Tra le innovazioni da lui introdotte o rese celebri ci sono la respinta di pugno, il rilancio di mano per far partire il contropiede e le uscite oltre il limite della propria area. La sua capacità di organizzazione tattica della squadra, inedita ai tempi per un portiere, ha cambiato la concezione dell’estremo difensore e ha anticipato di almeno un quarto di secolo lo sviluppo del portiere moderno come nuovo libero della squadra.

Lev Jašin in allenamento (ph. presa dalla pagina di Wikipedia di Lev Jašin)

1. Gianluigi Buffon (Juventus, Italia)

Ma il modello, l’ispirazione ed il mito, Gigio ce l’ha in casa. La carriera di Gigi Buffon non è ancora terminata, ma nel momento in cui il capitano della Juventus e della Nazionale deciderà di appendere i guantoni al chiodo, di certo si chiuderà l’epopea di uno dei più forti portieri di tutti i tempi. Leader in campo e fuori, sempre in grado di metterci la faccia anche in situazione scomode, Buffon ha ereditato la fascia in azzurro da Cannavaro e in bianconero da Del Piero, ma non ha fatto rimpiangere nessuno dei due.

Non è infatti raro vedere Gigi farsi mezzo campo per confabulare con l’arbitro del match durante le interruzioni, nonostante a volte venga delegato il compagno di club e di nazionale Chiellini. Ma la forza di capitan Buffon si nota in particolare negli spogliatoi, come raccontano numerosi aneddoti riferiti alla sua carriera, soprattutto in bianconero. Modello per i più giovani e primus inter pares tra i senatori, il portierone di Carrara è il perfetto esempio del perchè la dichiarazione di Montella, per quanto accettabile, non è totalmente condivisibile.

Infatti quando il carisma è una dote naturale, la leadership di un calciatore è riconosciuta da tutti i compagni. Non importa quindi se la fascia sta al braccio di chi è a centrocampo o se fa compagnia al portiere nei lunghi momenti di solitudine. Gigi lo dimostra. Gigio potrebbe impararlo a breve.