Francesco Cavallini

È sempre calciomercato, come dice il titolo di una trasmissione ormai di culto della televisione italiana. Già, perchè nonostante le finestre in cui è possibile acquistare e registrare nuovi calciatori siano ufficialmente due, i club e soprattutto i tifosi non smettono mai di pensare ad acquisti e cessioni, contratti e clausole. Si tratta di una “tradizione” che va avanti da molto tempo e che in oltre un secolo ha avuto degli sviluppi importanti e a volte inattesi. Ecco cinque trasferimenti che, per un motivo o per l’altro, hanno aperto una nuova era nella ormai ultracentenaria storia del calciomercato.

I cinque trasferimenti che hanno fatto la storia

1893 – Willie Groves all’Aston Villa

La English Football League aveva deciso nel 1885 di permettere ai club di pagare i propri calciatori, diventando così il primo campionato professionistico della storia del calcio. I giocatori venivano registrati e prendevano parte al campionato per la squadra che gli corrispondeva lo stipendio. Nella stagione 1892/93 viene introdotto il sistema del cosiddetto cartellino, ovvero il diritto esclusivo alle prestazioni sportive del singolo calciatore, e di conseguenza la possibilità per i club di acquistare o cedere questo diritto ad altri.

E arriviamo quindi al nostro Willie Groves, inside forward scozzese, trasferitosi al West Bromwich Albion nel 1890 e protagonista della vittoria della seconda FA Cup della storia dei Baggies nel 1892. L’anno successivo il suo cartellino viene acquisito dall’Aston Villa per la modica cifra di cento sterline. Non è chiaro dai documenti dell’epoca se sia effettivamente il primo trasferimento della storia del calcio, quel che è certo è che è il primo il cui prezzo raggiunge le tre cifre. Ci vorranno undici anni per arrivare alle migliaia.

1953 – Alfredo Di Stefano al Real Madrid

Al giorno d’oggi gli intrighi di mercato sono all’ordine del giorno, ma ogni storia che si rispetti ha un inizio e quella dei trasferimenti contestati ha origine nel lontano 1953. Alfredo Di Stefano, la Saeta Rubia, è la stella dei Millonarios, club colombiano che all’epoca poteva permettersi di corrispondere ingaggi faraonici. Il problema è che la Federazione colombiana non è legalmente riconosciuta dalla FIFA, secondo cui il cartellino dell’argentino appartiene ancora al suo vecchio club, il River Plate.

Alfredo Di Stefano con la maglia del Real Madrid

Ed è proprio al River che si rivolge il Barcellona, alla ricerca di un sostituto per Kubala, infortunatosi di recente. Il Real, acerrimo rivale dei catalani, si mette però di traverso e ottiene un accordo con i colombiani. La questione è scottante e viene affrontata prima dalla Federazione spagnola e poi dalla stessa FIFA, che giunge ad una decisione salomonica. Per un periodo di quattro anni, Di Stefano giocherà una stagione in un club e quella successiva nell’altro, cominciando con la camiseta blanca del Real. Il Barça, sentitosi umiliato per motivi più politici che calcistici, rinuncia all’accordo e lascia il calciatore alle merengues dietro un corrispettivo di quattro milioni e mezzo di pesetas.

1975 – Giuseppe Savoldi al Napoli

A metà degli anni Settanta il calcio è già ben avviato a diventare l’incrocio tra sport e business che ben conosciamo. Lo sviluppo del football non viene fermato neanche dalla forte crisi che attanaglia le economie mondiali. Anzi, proprio alla faccia dell’austerity e delle domeniche senza auto, dall’Italia arriva un affare che, come si dice, fa saltare il banco. Il trasferimento di Savoldi dal Bologna al Napoli per due miliardi di lire è infatti il primo a superare la simbolica cifra del milione di sterline (valuta usata per determinare il record mondiale).

Giuseppe Savoldi, “mister due miliardi”

In realtà i partenopei non girano ai felsinei l’intera somma, ma solamente un miliardo e quattrocento milioni. Per la cifra restante vengono inseriti nella trattativa il cartellino di Clerici e la comproprietà di Rampanti, valutati complessivamente seicento milioni. Il caso Savoldi giunge sulle prime pagine dei quotidiani nazionali e da alcuni viene considerato un vero e proprio schiaffo alla miseria di un paese impoverito e in piena crisi. Ma il Napoli ha fatto bene i conti, dato che solo dalla campagna abbonamenti successiva all’acquisto del bomber di Gorlago entreranno nelle casse del club partenopeo ben tre miliardi.

1995 – La sentenza Bosman

Non un vero e proprio trasferimento, ma di certo uno dei momenti chiave della storia del calciomercato. Il belga Jean-Marc Bosman, il cui cartellino appartiene al RFC Liegi nonostante un contratto scaduto ormai da cinque anni, si rivolge alla Corte di Giustizia Europea per liberarsi e trasferirsi al Dunkerque. Sulla base dei Trattati di Roma, la Corte stabilisce che i calciatori (come tutti i lavoratori) dell’Unione Europea non devono sottostare a restrizioni per i trasferimenti legate alla nazionalità, a patto che vengano ingaggiati da club delle Federazioni comunitarie.

La sede della Corte di Giustizia Europea

Ma c’è molto di più. La Sentenza Bosman rivoluziona anche il vecchio sistema del cartellino, introducendo il concetto di parametro zero. Da quel momento in poi, le società non potranno più detenere il cartellino dei calciatori in assenza di contratto, permettendo al calciatore che va in scadenza di accordarsi con un altro club senza restrizioni. È un cambiamento storico, perchè capovolge totalmente i rapporti di forza in fase di negoziazione contrattuale e di trasferimento e trasforma il mondo del calcio e quello del mercato nella versione che ben conosciamo al giorno d’oggi.

2016 – Paul Pogba al Manchester United

Da Groves a Pogba, passando per Suarez, Savoldi, Maradona, Lentini, CR7 e Bale. La crescita economica esponenziale del pallone può essere rappresentata graficamente seguendo la progressione del record del trasferimento più costoso. Come già detto, per passare da cento a un milione di sterline sono stati necessari circa ottant’anni. Da quel momento in poi, però, i record si sono susseguiti quasi di anno in anno, con i club che hanno quasi fatto a gara a chi sborsa di più per il cartellino di un calciatore.

Arriviamo quindi al detentore attuale del primato, Paul Pogba, trasferitosi dalla Juventus al Manchester United (nelle cui giovanili il francese è cresciuto) per una somma stimabile sui 105 milioni di euro più eventuali bonus, che in sterline fanno circa novanta milioni. Includendo anche il compenso da corrispondere a Mino Raiola, agente del calciatore e rappresentante di entrambe le società, la cifra totale dovrebbe raggiungere circa 140 milioni. Non male, ma c’è sempre possibilità di aggiornare il record. Basti pensare ai 150 milioni di valutazione per Mbappè, o alle offerte cinesi da 180 milioni per CR7…