Francesco Cavallini

Chissà quanto staranno fischiando le orecchie al povero Celestino V, che nella tradizione dantesca è identificato come colui che fece per viltade il gran rifiuto. Nel “no” di Verdi al Napoli non c’è certo viltà, ma una mancata convinzione riguardo al proprio ruolo nel progetto tecnico. Un gioco in cui avrebbe potuto mettere in mostra tutte le sue doti, un allenatore che lo stima…e poco spazio garantito in campo. Meglio di no, restare a Bologna fino a giugno e poi chissà. Certo, la trattativa sembrava così avviata che in pochi avrebbero scommesso su un finale del genere, ma con il mercato mai dire mai. Molti affari dati già per conclusi sono saltati per la ferrea volontà dei calciatori di non farli andare in porto.

Gigi Riva, il gran rifiuto del calcio italiano

L’emblema del gran rifiuto del calcio italiano resta, anche a distanza di cinquant’anni, la scelta di vita di Gigi Riva. Rombo di Tuono ha più volte rifiutato di lasciare il Cagliari, anche quando si è fatta avanti la Juventus, a cui all’epoca era praticamente impossibile resistere. E invece il miglior bomber di sempre della nazionale, nonchè campione d’Italia 1970, ringrazia e va avanti per la sua strada. Il Cagliari perde un miliardo di lire, per l’epoca una somma stratosferica, ma alla fine ci guadagna il calcio e la leggenda di Gigirriva, colui che disse di no alla Juventus.

Baggio a Milano, ma non dove dice la Juventus

Un altro no detto alla Juventus, che stavolta voleva vendere, ha segnato la carriera di Roby Baggio. Nel 1995 il Divin Codino non è più imprescindibile per la squadra bianconera, che ha lanciato Del Piero e decide di cedere il Pallone d’Oro 1993. Ad attenderlo a braccia aperte a Milano c’è Moratti, il quale si accorda con la Juventus e attende solo la firma del calciatore. Che però non arriverà mai, dato che Roby, ignorando la decisione della società, si accasa al Milan. Tre anni dopo arriverà comunque in nerazzurro, per due stagioni non esattamente memorabili.

Rui Costa e Toldo, due rifiuti al prezzo di uno

Doppio no al Parma nel 2001 da parte di Rui Costa e di Toldo, quando una Fiorentina in condizioni economiche precarie cerca di salvare il salvabile cedendo i gioielli di famiglia a Tanzi. Ma il portoghese, corteggiato dal Real Madrid e dal Milan, nicchia e anche il portierone esprime il proprio disappunto per essere stato ceduto due volte (prima del Parma era toccato al Barcellona) senza che lui ne sapesse qualcosa. Alla fine i due partono comunque (verso Milan e Inter), la Fiorentina non riesce a rialzarsi e fallisce, e la scelta di Rui Costa e Toldo di rifiutare Parma si rivela lungimirante, visto il crac Parmalat in agguato da lì a un paio d’anni.

Di Natale, friulano di adozione

Altra importante scelta di vita è quella di Totò Di Natale, che nel 2010 fa saltare un trasferimento già fatto. Questione di cuore, perchè a Udine l’attaccante campano si scopre non solo bomber implacabile, ma anche e soprattutto friulano di adozione. Di mezzo c’è anche la possibilità di rimanere in città ed in società a fine carriera e quindi, piuttosto del bianconero della vecchia signora, il capitano resta fedele a quello dell’Udinese dove appenderà gli scarpini al chiodo dopo 446 presenze e 227 reti in Friuli.

Vardy, un rifiuto per motivi tattici

Anche in Inghilterra c’è chi ha detto no: Jamie Vardy, il grande protagonista della favola del Leicester di Ranieri, sembra in procinto di abbandonare le Foxes dopo il titolo di Premier League. A chiamare è l’Arsenal di Wenger, che offre parecchi milioni di sterline ai blues e altrettanti al calciatore. Che però, almeno a suo dire, ne fa una questione tattica, oltre che di cuore. Il gioco dell’Arsenal non si addice a Vardy, abituato a lanciarsi in ripartenza piuttosto che a finalizzare un’azione manovrata. Alla fine il giocatore resta a Leicester, ma la sua scarsa forma è uno dei motivi per la pessima stagione post-titolo costata la panchina a Ranieri.