Adriano Stabile

Pugile, politico, giocatore di basket e cantante: Manny Pacquiao è un da tempo un mito della boxe mondiale, ma anche un personaggio eccentrico, campione controverso e affascinante allo stesso modo. Il 38enne filippino torna sul ring domani, a Brisbane, in Australia, per difendere il titolo mondiale Wbo dei pesi welter, contro il 29enne australiano Jeff Horn, ex supplente scolastico, arrivato al professionismo appena quattro anni fa.

59 vittorie (di cui 38 per ko), 6 sconfitte (3 per ko) e 2 pareggi è il record di “Pac Man” Pacquiao, professionista da 22 anni; 16 vittorie, un pareggio e nessuna sconfitta invece nella breve carriera del suo avversario, Horn, finora. Scopriamo tutti i segreti del fuoriclasse filippino, sposato dal 2000 con Maria Geraldine Jamora e padre di cinque figli.

Manny Pacquiao, un pugile leggenda nelle Filippine

Nato il 17 dicembre 1978 a Kibawe, nelle Filippine, Manny Pacquiao, soprannominato “Pac Man”, è un mito nel suo Paese e non solo. Considerato il più grande sportivo nella storia delle Filippine, è stato nominato miglior pugile asiatico di tutti i tempi dall’accreditato sito web BoxRec. È l’unico pugile della storia a essere riuscito a vincere il titolo mondiale in otto categorie di peso differenti (mosca, supermosca, piuma, superpiuma, leggeri, superleggeri, welter e superwelter). Secondo i dati della polizia filippina ogni volta che Pacquiao sale sul ring i crimini nel Paese diminuiscono sensibilmente.

Un mancino piccolo, tecnico e veloce

Piccolo di statura (è alto 1,66 anche se alcune fonti dicono sia 1,69) e leggero, Pacquiao si distingue per la sua velocità di braccia, del tronco e delle gambe, abbinata a una buona dose di aggressività e tecnica. Mancino, nel 2012 è stato premiato con un anello di diamanti dalla Wbo come miglior pugile del decennio 2001-2010.

Sul ring perché papà gli uccise il cane

Figlio di Rosalio Pacquiao e Dionesia Dapidram, Manny è cresciuto in povertà, quarto di sei fratelli. Anche Bobby Pacquiao, fratello più piccolo di due anni, è stato buon pugile nei pesi leggeri, in cui ha raccolto 31 vittorie, 15 sconfitte e 3 pari tra il 1997 e il 2008. I genitori di Manny si sono separati quando il futuro campione aveva 10 anni. Quando ne aveva 14 è scappato di casa dopo che il padre, per punirlo dall’ennesima bravata, aveva cucinato e mangiato il cagnolino a cui Manny era affezionato. Da quel giorno ha deciso di sfogare la sua rabbia sul ring. Il debutto da professionista è avvenuto prestissimo, battendo il connazionale Edmund Enting Ignacio il 22 gennaio 1995, quando ha appena 16 anni e un mese.

Ricchezza e tanta solidarietà

Nel corso della sua carriera pugilistica ha guadagnato tantissimo. Nel 2015 ha acquistato una villa di 10.000 metri quadrati a Beverly Hills, precedentemente appartenuta al rapper Sean Combs, spendendo l’equivalente di 11,5 milioni di euro.
Nel corso degli anni si è distinto per numerose opere benefiche: nel settembre 2009 spese tanti soldi per distribuire aiuti ai suoi connazionali, sconvolti da un terribile tifone. Pagò persino il funerale a tante famiglie indigenti.

Il salto di qualità nel 2001

Manny Pacquiao si è fatto notare al mondo il 23 giugno 2001, quando a Las Vegas ha vinto il titolo Ibf dei supergallo contro il sudafricano Lehlo Ledwaba, nonostante fosse stato designato come sfidante soltanto due settimane prima del match. “Pac Man” si impose per ko tecnico alla sesta ripresa.

I tre incontri di Pacquiao con Erik Morales

Nella storia del campione filippino ci sono i tre incontri a Las Vegas con la leggenda messicana Erik Morales. Nella prima sfida, il 19 marzo 2005, Morales ha battuto Pacquiao ai punti. Nella seconda, il 21 gennaio 2006, “Pac Man” ha vinto per ko tecnico alla decima ripresa, dopo che il messicano, esausto, era finito a terra per la prima volta nella sua carriera. L’ultima sfida, il 18 novembre 2006, ha visto il pugile asiatico imporsi per ko alla terza ripresa, davanti a 18.276 spettatori.

Manny Pacquiao curiosità

Manny Pacquiao, 38 anni

Ha annientato la carriera di Oscar De La Hoya

Il 6 dicembre 2008 ha battuto il fuoriclasse statunitense Oscar De La Hoya a Las Vegas, in un incontro rinominato “dream match”, senza titolo in palio. Nonostante il maggiore allungo dell’americano, più alto di dieci centimetri, Pacquiao si è imposto nettamente per ritiro dell’avversario dopo l’ottavo round. De La Hoya, dopo quella sconfitta, ha lasciato definitivamente il pugilato.

I quattro match con Marquez

Epici anche i quattro incontri con Juan Manuel Marquez, altro campione della boxe messicana. Marquez si è imposto soltanto nell’ultima sfida, a 39 anni, l’8 dicembre 2012, per ko alla sesta ripresa. Nei precedenti tre match si sono registrati un pareggio (l’8 maggio 2004 a Las Vegas) e due successi di Pacquiao (il 15 marzo 2008 a Las Vegas, con decisione non unanime dei giudici, e il 12 novembre 2011, ai punti). I due avversari non hanno mai nascosto stima reciproca. 

La brillante carriera politica

Pacquiao è dal 2016 senatore delle Filippine, grazie agli oltre 16 milioni di voti raccolti in occasione delle elezioni. Si era candidato per la prima volta come deputato nel 2007, venendo sconfitto, per poi rifarsi del 2010. Nello stesso anno ha fondato un suo partito, il “People’s Champ Movement”. Nel 2014 è stato al centro di polemiche per il suo alto tasso di assenteismo dal parlamento filippino. In più di un’occasione Pacquiao ha esternato l’intenzione, prima o poi, di candidarsi alla presidenza del suo Paese. 

Giocatore di pallacanestro professionista

Appassionato di pallacanestro e membro onorario dei Boston Celtics dal 2010, Pacquiao ha esordito nel basket professionistico filippino tre anni fa, nella Philippine Basketball Association, giocando nei Kia Carnival. Nel 2009 aveva già disputato alcuni incontri nella lega semiprofessionistica del suo Paese, con gli Mp-Gensan Warriors, team di cui era proprietario.
Il suo esordio tra i pro’ è datato 19 ottobre 2014, con la maglia numero 17 dei Kia Carnival, quando diventa il più anziano debuttante (quasi 36 anni) e il più basso giocatore nella storia della P.B.A. Nel 2015 ha firmato i primi punti della sua carriera cestitisca, mettendo a segno anche un tiro da tre il 21 agosto 2016, nella partita vinta 97-88 sui Blackwater Elite. 

I complimenti di Nino Benvenuti

Nel 2008 la rivista “Ring Magazine” ha nominato Pacquiao miglior pugile al mondo “pound for pound”, ovvero a prescindere dalla categoria di peso. Nel 2009 il nostro Nino Benvenuti ha elogiato la capacità di Pacquiao di cambiare categoria di peso e vincere: «Può essere che un pugile avanzi di alcune categorie – le parole dell’ex campione italiano – io stesso partii dai welter leggeri, cioé da 63 chili, e arrivai a 75-76, fino a combattere fra i medio-massimi. Esistono pugili che fanno il salto di categoria, ma sono dei veri e propri supermen, baciati da madre natura».

«Sono stato il promoter di Muhammad Ali, Sugar Ray Leonard, Marvin Hagler, e di grandi campioni ne ho conosciuti tanti. Però Manny Pacquiao è il miglior pugile che io abbia mai visto», le parole di Bob Arum, promoter pugilistico americano, il 15 novembre 2009. 

Manny Pacquiao

Manny Pacquiao (foto profilo Facebook ufficiale)

Le frasi contro i gay e i sospetti di doping

Appassionato in passato di gioco d’azzardo, Pacquiao ha poi avuto una conversione repentina all’insegna della religione cattolica. Nel 2009 è stato accusato di doping da Mayweather, allorché il loro match era saltato per il rifiuto di Pacquiao di sottoporsi a numerosi controlli ematici, come chiesto dal suo avversario, nelle settimane di avvicinamento all’incontro. «Io non ho mai fatto uso di steroidi o di sostanze per alterare le prestazioni – fu la risposta seccata di “Pac Man” – hanno veramente esagerato con certe insinuazioni, ora basta».

Nel febbraio 2016 la Nike ha rotto un contratto quasi decennale con Pacquiao a causa delle sue pesanti esternazioni contro gli omosessuali: «Si tratta di buon senso – le parole del pugile durante la sua campagna elettorale per diventare senatore – vedete per caso gli animali che si accoppiano con esemplari dello stesso sesso? Gli animali sono migliori perché sanno distinguere i maschi dalle femmine. Se gli uomini vanno con gli uomini e le donne con le donne, allora sono peggio degli animali». A poco servirono le successive scuse, pubblicate su Facebook, da parte dell’atleta. La Nike definì i commenti di Pacquiao «ripugnanti». Per quelle frasi il pugile filippino è stato vittima di un tentativo di aggressione, un paio di mesi più tardi, all’uscita da un ristorante giapponese di Hollywood.

Il match del secolo con Mayweather Jr

Dopo anni di trattative mai andate a buon fine, Pacquiao e l’imbattuto campione statunitense Floyd Mayweather Jr si sono incrociati finalmente sul ring il 2 maggio 2015, nel “match del secolo” con tre titoli mondiali welter in palio (Wba, Wbo e Wbc). Davanti a 17 mila spettatori nell’MGM di Las Vegas, dopo un incontro non particolarmente spettacolare, Mayweather si è imposto ai punti.

La borsa dell’incontro prevedeva 120 milioni di dollari per l’americano e 80 per il filippino. I biglietti per il match costavano tra i 1.500 e i 10 mila dollari l’uno, ma a ridosso della sfida i posti per il bordo ring sono arrivati a costare 128 mila dollari. Alla cerimonia del peso erano presenti 12 mila spettatori.

Attore e cantante con alterno successo

“Pac Man” ha partecipato a molti film, serie tv e trasmissioni televisive, anche negli Stati Uniti. È stato attore protagonista nei lungometraggi “Lisensyadong Kamao” e “Wapakman”, che non hanno avuto grande successo. Nel 2006 ha pubblicato un album musicale “Laban Nating Lahat Ito”, che ha venduto tantissimo nelle Filippine. Altri suoi due dischi sono “Pac-Man Punch”, del 2007, e l’EP “Lalaban Ako Para Sa Pilipino”, del 2015.

Nel 2006 è uscito un film biografico sulla sua vita, “Pacquiao: the movie”, in cui il pugile asiatico è stato interpretato dall’attore Jericho Rosales. Nelle Filippine però la pellicola non è stata particolarmente apprezzata. 

I propositi di ritiro di Pacquiao

A 38 anni e mezzo Manny Pacquiao è ancora sulla breccia del pugilato mondiale. Negli anni scorsi però più volte l’atleta filippino è stato a un passo dall’addio ai ring. Nel marzo 2010, a 31 anni disse: «potrei ritirarmi, mia madre mi sta pregando di smettere di combattere, ne parleremo». Due anni più tardi si è ripetuto: «Spesso ho dei sogni – le sue parole del 19 marzo 2012 – ma l’ultimo è stato particolarmente profondo. Dio mi ha chiesto di lasciare l’attività agonistica al più presto per dedicarmi ad aiutare i miei simili e fare di questo una ragione di vita. Devo farlo perché, quando parlo, molta gente mi ascolta e io devo divulgare il più possibile la parola di Cristo».

Nel dicembre 2012, dopo essere finito in ospedale con il naso rotto in seguito al ko nel quarto match con Juan Manuel Marquez, la mamma e la moglie lo implorarono di abbandonare la boxe: «Io prego affinché lui lasci la boxe – le parole di mamma Dionesia alla televisione Gma – e domando a Dio di convincerlo. Ripeto sempre a Manny che è arrivato il momento di appendere i guantoni al chiodo e spero che si dedichi solo alla politica, ma per ora non mi ha dato retta». Sulla stessa lunghezza d’onda la moglie Maria Geraldine, detta “Jinkee”: «È difficile dormire dopo che hai visto tuo marito soffrire in quel modo. Lui sa bene cosa voglio da lui».