Redazione

GP di Azerbaijan per cuori forti. Incidenti, safety car, risse da saloon. Fioccano penalità come funghi in un bosco bagnato. Vince Ricciardo, ma non chiediamogli perchè, non saprebbe cosa rispondere. L’unica certezza è che il GP di Azerbaijan lascia in eredità tante storie, più o meno divertenti.

Chi la fa l’aspetti

Hamilton corre tre gare in una. La prima, per prendere la testa della corsa. La seconda, per difendersi dagli attacchi di Vettel e compiere un “break testing” che definire malizioso è puro eufemismo. La terza per reggere con una mano, a 350 km/H una protezione per la testa che non è stata fissata bene. Finisce quinto, dietro Vettel, perdendo un punticino e parecchia credibilità.

Idolo, Alonso: sverniciato in due chilometri di circuito prima da Vettel e poi da Hamilton, in lotta per il mondiale, non perde la voglia di scherzarci sopra. Il suo “Peccato, potevamo vincere la gara” carico di ironia vale da solo il prezzo del biglietto.

Seb…Toro Rosso

Sebastian Vettel perde la pazienza e un’ottima occasione per assestare un colpo decisivo alla corsa mondiale. Hamilton commette un azione da st…upidino ma il tedesco casca nel tranello come un tonno nel barile. Fosse calcio, sarebbe espulsione per fallo di reazione. In pista prendi un drive trhough. Se sei in corsa per il titolo, vietato perdere la testa.

KIMI vuole male?

Raikkonen, per un giorno, sembra Rubens Barrichello. Povero, gli succede di tutto. Pronti via, va a sbattere contro il muro dopo un contatto con Bottas (colpevole). Ritrova un buon passo gara, torna in corsa per il podio se non fosse che la Ferrari continua a perdere pezzi per strada neanche fosse un camion della prima guerra mondiale. Foratura. La sfortuna sembra dimenticarsi di lui quando Alonso chiede e ottiene la bandiera rossa. Può riparare la macchina. Torna in pista, ma la jella non ha finito il suo lavoro.  Ritirato. Chiude con due giri in anticipo, così evita il traffico per rientrare ai box.

Dove sono? E come ho fatto? Ma chi io? Davvero? Ricciardo, Bottas, Stroll, Vettel, Hamilton. L’ordine di arrivo fotografa la vivacità del Gran Premio più pazzo degli ultimi anni. Red Bull e Williams fra le prime tre, Vettel e Hamilton fuori dal podio. Podio che è popolato da gente incredula.

Dopo un giro e il contatto con Raikkonen, Bottas danneggia l’ala e rientra ai box. Monta le soft e gioca l’all in. Del resto è già doppiato, ho solo da guadagnare. Torna in pista e ci resta il più possibile, hai visto mai che Lewis e Seb si mettono a fare casino. Si tiene lontano dai guai, prova ad arrivare in fondo, per vedere l’effetto che fa a guardarli dal podio. E lo centra.

Ricciardo si ritrova primo senza neanche capire come. In realtà vince perchè è lineare in una gara che ha più alti e bassi di un elettrocardiogramma. Verstappen è arrivato decimo, e ha già prenotato un paio di sedute di analisi.

Terzo Stroll. Anni 18. All’arrivo non sa cosa fare. Ragazzo, si, proprio tu, Devi salire sul podio. Contro tutti i pronostici, questo canades-otto (come le gare che ha corso in F1) che ha corso più sui prati che sull’asfalto, si ritrova a stappare champagne e bere dalle proprie scarpe… I tre ridono come matti. Come le agenzie di scommesse e chi ha avuto il coraggio di puntare su di loro. Roba che non lo avrebbero fatto neanche le loro mamme e papà.