Francesco Cavallini

Con la prima scelta del Draft NBA 2006, i Toronto Raptor scelgono… Andrea Bargnani. E la telecamera indugia su un ragazzo di appena ventun anni che scoppia a piangere. L’NBA, il sogno di tutti i cestisti. Da prima scelta, roba che neanche Michael Jordan, il mito dei miti, era arrivato così in alto nel lontano 1984. Sembra l’happy ending di una favola. A distanza di oltre dieci anni, è il momento in cui inizia un incubo. Sportivo, certo, ma non per questo meno triste. Nel 2017 scorriamo l’elenco delle migliori squadre degli USA. Niente. D’Europa. Neanche. In Italia? Neanche a pensarci. Il Mago stavolta l’ha fatta davvero una magia. È scomparso dai radar del basket mondiale.

Andrea Bargnani è senza squadra

Andrea Bargnani, anni 31, è svincolato. Ultimo domicilio sportivo conosciuto, la Liga spagnola, con la canotta del Saski Baskonia, la squadra della città di Vitoria. Momento, momento, il primo europeo a meritare la prima pick NBA non è riuscito a trovare una squadra? Nessuno vuole offrire un contratto al Mago? Così pare. Nemmeno i nostri club, quelli impegnati in Eurolega o che puntano al campionato. Eppure Bargnani in questo momento in Italia tornerebbe di corsa. Non tanto per la questione dello svincolo, ma per ritrovare se stesso. Per tornare l’Andrea che con la maglia della Benetton faceva impazzire le difese della Serie A e di tutta Europa. O ancora meglio, il ragazzo della Stella Azzurra, la storica società romana da cui tutto è partito.

I primi anni a Toronto sono buoni…

E dire che l’avventura a stelle e strisce era iniziata alla grande. Poi, a stelle e strisce neanche troppo, dato che Toronto fino a prova contraria è Canada. Ma è anche una franchigia relativamente giovane, nata nel 1995 e subito attratta dal basket tricolore, con l’arrivo di Vincenzino Esposito. Quando Vince Carter lascia la Hollywood del Nord, le speranze dei Raptors vengono affidate a due giovanotti niente male. Il primo è Chris Bosh, il secondo viene da Roma ed è il protagonista di questa storia. E, tra alti e bassi, delle prime quattro stagioni nella Lega delle leghe. Miglior quintetto rookie, due qualificazioni ai playoff. Ma anche un rapporto burrascoso con Sam Mitchell e qualche infortunio di troppo. L’annata 2010/11, quella in cui Andrea Bargnani gioca 66 partite di regular season, è l’ultima che vede il Mago quasi sempre nello starting five. Da lì in poi, il declino. Infortuni sempre più fastidiosi, panchine, fino al triste addio a Toronto.

…quelli successivi da dimenticare

Ad attenderlo però c’è la Grande Mela, i gloriosi Knickerboxers. E Andrea Bargnani da buon Mago fa una magia, partendo da riserva si prende una maglia del quintetto base a suon di punti e di ottime prestazioni. Ma non può durare per sempre, non con quel fisico così fragile. Lacerazione del legamento del gomito e addio sogni di gloria. Andrea salta mezza stagione, i Knicks saltano i playoff. L’annata successiva va, se possibile, anche peggio. Altri infortuni, prima alla coscia, poi al polpaccio. Finalmente il 30 dicembre arriva l’esordio stagionale, ma il 2 gennaio il polpaccio fa male di nuovo. Tanti auguri Mago, buon 2015 eh. Cambia sponda dell’Hudson, firmando coi Brooklyn Nets. Niente. Buone partite dalla panchina, troppi guai fisici e anche i bianconeri lo tagliano. L’esperienza basca? Meglio non parlarne, rilasciato causa infortuni nonostante un esordio in Eurolega da 26 punti.

Perchè ormai abbiamo capito che le favole non durano per sempre, non quando c’è di mezzo il Mago. Che ora deve tentare l’ennesimo incantesimo: ravvivare una carriera che a questo punto sembra già arrivata a una prematura fine.