Redazione

Meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente. Certo, utilizzare le ultime parole del povero Kurt Cobain potrebbe sembrare abbastanza fuori luogo, ma in realtà la frase ormai divenuta celebre ben si adatta a chi, come Arianna Fontana, neo campionessa olimpica dei 500 m nello Short Track, decide di lasciare le competizioni nel momento di maggior fulgore, quando ha appena raggiunto la cima della montagna. È anche vero che il ritiro della campionessa di Sondrio non è così scontato, la decisione verrà presa al ritorno in Italia, ma già il pensiero di lasciare la pista ad appena 28 anni (peraltro ancora da compiere) segnala una volontà ben precisa: quella di non farsi sconfiggere dal nemico peggiore di tutti gli atleti, il tempo che passa. E la Fontana non sarebbe nella prima nell’ultima in una lunga lista di chi ha preferito far calare il sipario all’apice della rappresentazione piuttosto che trascinarsi sul palco.

Platini, un ritiro prematuro

Chi sul tetto del mondo ci è arrivato con la sua Juventus e dopo neanche un anno ha appeso gli scarpini al chiodo e Le Roi Michel Platini, che ad appena 32 anni ha preferito lasciare i campi piuttosto che essere costretto ad un arretramento tattico, dovuto all’avanzare dell’età e alla mancanza di forma fisica. Una scelta difficile da prevedere, soprattutto dato che nella stagione 1985-86 il francese aveva guidato la Juventus alla Coppa Intercontinentale e si era anche aggiudicato il terzo dei suoi Palloni d’Oro. Di mezzo ci si mette qualche infortunio, ma il numero 10 bianconero non è assolutamente costretto a ritirarsi. Molto più semplicemente, decide consciamente che la sua parabola nel calcio che conta sta per terminare e preferisce lasciare tra gli applausi e da protagonista assoluto, piuttosto che recitare prima un ruolo da comprimario e poi quello di comparsa.

Sampras, record e addio

Più o meno alla stessa età di Platini lascia il tennis Pete Sampras, da molti considerato uno dei migliori tennisti di tutti i tempi. Lo statunitense lascia decisamente al massimo delle sue potenzialità, perché a 31 anni compiuti, nonostante una competizione sempre più  feroce (che nel 2001 lo porta alla sua prima stagione senza successi dal lontano 1989), chiude la carriera in bellezza.  Il palcoscenico dell’ultima recita di Pistol Pete sono gli US Open del 2002 e il degno e ovvio avversario del sette volte campione di Wimbledon non può che essere Andre Agassi, con cui il campione del Maryland ha avuto una delle rivalità più sentite della storia della racchetta. Servono quattro set a Sampras per avere ragione del ragazzaccio di Las Vegas, ma alla fine arriva il quinto titolo a Flushing Meadows ed il quattordicesimo e ultimo Slam di una carriera pressoché irripetibile. E a quel punto, appendere la racchetta al chiodo diventa meno doloroso…

Rosberg e quel numero 1 ritirato

E per quanto assurdo possa sembrare, i 31 anni segnano anche la fine della carriera automobilistica del campione del mondo 2016 Nico Rosberg. Facendo un paio di rapidi calcoli, anche i non appassionati potranno facilmente comprendere che il tedesco di origini finlandesi, ma cittadino del mondo, ha lasciato la Formula 1 con il… numero 1 sulla monoposto. Dopo una stagione passata a duellare con il compagno di squadra Hamilton, Nico si è aggiudicato il titolo piloti (come suo padre nel 1982) e ha poi deciso di abbandonare le competizioni da campione del mondo in carica. Del resto, l’annuncio dell’addio, nel dicembre 2016, parla chiaro: dopo aver raggiunto l’unico grande obiettivo, il sogno che sembra irrealizzabile, Rosberg si sente soddisfatto. E lo stesso potrebbe valere per Arianna Fontana. La montagna è stata scalata, con dedizione e fatica. E piuttosto che rischiare di scendere, magari franando a valle, tanto vale godersi finalmente la vista senza più preoccuparsi di dover rimanere in cima…