Adriano Stabile

Possiamo già dire con ragionevole certezza che “Barriere (Fences)” dividerà l’opinione del pubblico in sala. Il nuovo film di (e con) Denzel Washington, uscito in Italia giovedì 23, non è facilmente digeribile per tutti, però ha una sceneggiatura curatissima, è recitato in maniera sublime, senza dimenticare che fotografia e scenografie sono di assoluto livello.

In “Barriere” Denzel Washington è anche regista

Sullo sfondo di tutta la storia, ambientata nel 1957, c’è tanto baseball (il protagonista, Troy Maxson, interpretato da Washington, è un 53enne ex giocatore di questo sport) e un po’ di football americano (suo figlio Cory, interpretato da Jovan Adepo, freme per diventare un campione della palla ovale), ma soprattutto c’è una vita famigliare fatta di amore, sani princìpi, sogni, ma anche difficoltà comunicative, fatica e frustrazione.

Barriere Denzel Washington

Jovan Adepo (Cory) e Denzel Washington (Troy) nel film “Barriere”

Il baseball ha segnato profondamente la vita di Troy, che usa spesso metafore sportive e ha ancora una mazza e una palla nel giardino di casa. La moglie Rose, splendidamente interpretata da Viola Davis, ha incontrato il campione Maxson nel pieno della sua carriera sportiva, conquistandolo e facendogli dimenticare risse, donne occasionali e stravizi (a parte qualche bicchiere). Insieme hanno messo su una famiglia con due figli (oltre a Cory c’è Lyons, che ha il volto di Russell Hornsby), lontano dalla ricchezza che oggi si può immaginare per un ex atleta professionista degli Stati Uniti.

D’altronde Troy è un afroamericano che ha vissuto il carcere e che ricorda bene quanto ha dovuto lottare per emergere nel baseball statunitense, monopolizzato, per decenni, dai bianchi. E così, nel racconto, esce fuori anche qualche nome dei campioni del passato, come Josh Gibson, Babe Ruth e soprattutto Jackie Robinson, il giocatore capace di abbattere nel 1947 la “baseball color line”, quell’accordo non scritto che impediva ai neri di giocare nella Major League Baseball americana.

In “Barriere” non aspettatevi dinamismo: sono i dialoghi ad avere un’importanza primaria. Le scene sono poche dal momento che Denzel Washington è rimasto fedele alla costruzione originale, anche se poco cinematografica: “Fences” nasce infatti nel 1983 come testo teatrale, che valse il premio Pulitzer per la drammaturgia allo scrittore August Wilson, accreditato come sceneggiatore anche del film di Washington. Il 62enne attore e regista americano ha realizzato il sogno di Wilson, scomparso nel 2005, di portare sul grande schermo la sua storia: nel 2010 Washington ha fatto le prove generali reinterpretando “Fences” a teatro, per una stagione intera, insieme con Viola Davis e altri attori del cast cinematografico. Poi, l’anno scorso, è decollato il progetto del film, prodotto dallo stesso Washington con Scott Rudin e Todd Black.

Barriere Fences

Washington con Viola Davis, che interpreta Rose, moglie del protagonista

Il successo, soprattutto della critica, è già stato suggellato dalle quattro candidature agli Oscar: miglior film, miglior attore (per Washington), miglior attrice non protagonista (Davis) e miglior sceneggiatura non originale (August Wilson, che potrebbe vincere il premio 12 anni dopo la propria morte). Adesso arriva la prova delle sale italiane: negli Stati Uniti “Barriere” ce l’ha fatta, incassando quasi 60 milioni di dollari a fronte dei 24 spesi dalla produzione.

Barriere film

Denzel Washington interpreta un ex giocatore di baseball