Francesco Cavallini

Quando nulla funziona più, meglio tornare alle basi. Adagio sempre attuale, ma mai quanto nel basket italiano, che sta soffrendo una crisi endemica e forse anche sottovalutata. La grande scuola tricolore dei lunghi, a partire da SuperDino Meneghin, per proseguire con Ghiaccio Chiacig e la sua infinita carriera e, soprattutto, con Fučka, che della nazionale capace di agguantare l’oro europeo e l’argento olimpico nel 1999 e nel 2004 era appunto uno dei lunghi (o centri, o pivot, fate voi) titolari, sembra avviata verso una lenta estinzione. Ed è prorprio a Gregor che si affida la federazione italiana, nella persona di Bogdan Tanjevic, mica uno qualsiasi, per crescere le nuove generazioni. È quindi nato il Progetto Lunghi.

La necessità di allenare centri “moderni”

Pochi fronzoli, tanta sostanza, questo dovrebbe essere il concetto espresso dalla nuova iniziativa. Già, perchè in un basket in cui la figura del centro sta sempre più perdendo la propria identità, cominciando ad esempio a dover convivere anche con la precisione al tiro dalla media distanza, c’è bisogno di tornare indietro. Al lungo che difende alla morte, che fa valere la sua forza fisica e che, oltre a modernizzarsi, pensi anche a non perdere quelle caratteristiche che prima lo rendevano fondamentale nello sviluppo del gioco. E in effetti, vista l’evoluzione della disciplina, non pare esserci scelta migliore che affidare i giovani pivot tricolori nelle grandi mani di Fučka, uno dei primi esempi di ala-centro del basket italiano. Uno in grado di tagliar fuori giganti nell’area pitturata, ma anche di colpire da tre. Un precursore, insomma.

Il Progetto Lunghi, Fučka e Tanjevic per i giovani azzurri

E quindi per tre giorni al mese tutti i prospetti che sono nel giro delle nazionali giovanili e in procinto di affacciarsi in azzurro, passeranno più di qualche ora sul parquet assieme a Gregor e a Boscia, per affinare tecnica individuale e spirito del ruolo. Non che il lavoro quotidiano con le squadre di appartenenza non sia buono, ma l’impressione in Federazione è stata che non fosse abbastanza…specifico. E quindi meglio prendere due maghi del mestiere, due icone della pallacanestro italiana, e far sì che le nuove leve dell’Italbasket apprendano in maniera diretta e soprattutto dai migliori.

Obiettivo, migliorare la nazionale

Ma, e sarebbe controproducente il contrario, i ragazzi non saranno svezzati solo da centri. Anzi, in linea con l’evoluzione del gioco, anche chi sembra adatto solo a giocare sotto canestro verrà provato da ala, grande e addirittura piccola, per fornire ai partecipanti al Progetto Lunghi tutte le capacità e le indicazioni per svolgere al meglio il proprio ruolo, sia in Italia e in Europa con i propri club che, soprattutto, in Nazionale. Gli azzurri sono infatti primi nel girone di qualificazione ai Mondiali 2019, ma se si vuole tornare a competere ad altissimi livelli non si può sperare solamente nell’apporto dei big, dato che dopo il Mago Bargnani non c’è più stato un lungo azzurro capace di dominare i tabelloni ovunque. E quindi, palla a Fučka, un po’ in tutti i sensi.