Paolo Valenti

Soffiano venti di addio alle armi sull’estate sportiva del 2017. Congedi di certo non improvvisi, in qualche modo nell’aria, se non preannunciati. Ha cominciato Francesco Totti, tra mille inquietudini e resistenze, a lasciare il teatro dei suoi sogni d’infanzia allo scadere della stagione calcistica appena conclusa. Ha proseguito il suo vecchio partner d’attacco ai tempi della Roma di Capello Antonio Cassano, dopo ripensamenti a catena simili ad accelerate e inversioni di marcia da autoscontri, a decidere di lasciare definitivamente il calcio all’alba della nuova stagione (anche se per lui l’ultima parola potrebbe non essere ancora detta).  E tocca adesso al mondo dell’atletica leggera doversi preparare a dare l’estremo saluto agonistico al re incontrastato della velocità degli ultimi dieci anni: Usain Bolt uscirà di scena avendo preannunciato il ritiro dopo una carriera fatta di record battuti, da detenere adesso chissà ancora per quanto tempo.

Bolt calcio

Bolt in azione (Ph. BBC)

L’ultimo atto della sua scintillante vita sportiva Bolt lo recita ai Mondiali di Londra, nella città che già lo vide protagonista assoluto alle Olimpiadi del 2012, quando vinse l’oro nei 100 e 200 metri piani e nella staffetta 4×100 stabilendo, in quest’ultima specialità, il nuovo record del mondo. Poche lacrime o ripensamenti nel suo caso: Usain, per sua esplicita ammissione, sa di aver vinto tutto quello che poteva e doveva vincere. ”Non ho più molto né da chiedere né da dare” ha dichiarato pochi giorni fa alla stampa dimostrando ancora una volta una lucida consapevolezza dei suoi mezzi. A trent’anni, con otto ori olimpici al collo, un dominio incontrastato durato due lustri e un fisico che, per quanto potente, ha cominciato la sua inesorabile parabola discendente, Bolt cerca solo di uscire di scena l’ultima volta con la corona d’alloro dei 100 metri e della staffetta 4×100 a cingergli le tempie. Questione di orgoglio, vezzo da primo della classe, desiderio di lasciare definitivamente impressa nella memoria sempre più corta del mondo odierno l’esaltante immagine del super atleta imbattibile e imbattuto.

Bolt calcio

Bolt alle prese con il pallone

Cosa ci sarà per lui dopo questi mondiali? Alla domanda Bolt stesso non riesce ancora a dare una risposta precisa. Ipotizzabile che rimanga nel mondo dell’atletica, con un ruolo tecnico piuttosto che da uomo immagine è ancora tutto da capire. Ad ogni modo rimane sempre nei suoi pensieri anche la possibilità, evidentemente per lui non così remota, di poter giocare a calcio. Sì perché anche nel pieno della sua carriera, quando la sua mente avrebbe dovuto essere orientata esclusivamente alla pista e alla ricerca ossessiva del miglior allenamento praticabile per ottenere anche un solo centesimo in meno nella gara successiva, Usain Bolt dichiarava che al termine del suo percorso nel mondo dell’atletica lui avrebbe voluto diventare un calciatore del Manchester United. La squadra per cui tifa da sempre, nella quale avrebbe voluto ipotecarsi un futuro dopo l’atletica. Impresa difficile, più complicata che correre i 100 metri in 9”58, perché se è vero che Bolt probabilmente non avrebbe grossi problemi ad adeguare i suoi standard di preparazione atletica agli allenamenti di una squadra di calcio, non si può essere altrettanto ottimisti nel considerare le sue capacità tecniche (difficile, per quanto si possa essere naturalmente talentuosi, immaginare che la sua tecnica di base possa essere analoga a quella di un calciatore professionista) e quelle di adattamento ai comportamenti necessari negli sport di squadra.

Bolt calcio

Bolt con la maglia del Manchester United nel 2012. (Ph. The Sun)

Forse l’ultimo punto, ancor più di quello precedente, potrebbe risultare ostativo alle sue remote possibilità di diventare calciatore. Come potrebbe accogliere di buon occhio lo spogliatoio di una squadra un ex velocista abituato ad essere una stella di primissima grandezza che si alimenta della sua stessa luce? E Bolt sarebbe disponibile a rinunciare a una parte cospicua del suo ego per integrarsi nel progetto di un gruppo di lavoro che ha regole completamente differenti rispetto a quelle da osservare negli sport individuali? Domande alle quali sembra difficile poter dare risposte affermative. Probabilmente se ne rende conto lo stesso Usain quando dice di non essere più così sicuro di voler intraprendere la via del calcio professionistico adducendo però, come motivazione, il fatto di non aver più voglia di sacrificarsi.

Staremo a vedere. Intanto, facendo leva proprio sulla sua passione per il calcio e la sua popolarità, gli sviluppatori di Pro Evolution Soccer hanno provveduto a inserirlo nella rosa dei calciatori disponibili nell’edizione 2018 del gioco. Sarà, ovviamente, il più veloce di tutti gli elementi a disposizione e sarà curioso vedere come le sue movenze saranno state adattate alle azioni sul campo di calcio. La curiosità è d’obbligo: potrebbe essere l’unica opportunità di vedere Usain Bolt giocare con la maglia del Manchester United.