Redazione

di Luca Covino

Che Usain Bolt sia un tipo atletico è fuori discussione, ma è spendibile anche nel calcio? La cosa potrebbe non essere una sorpresa e rappresenterebbe un sogno per il giamaicano. Il velocista, 6 ori alle Olimpiadi e 11 titoli mondiali, è da sempre un amante del calcio e tifoso del Manchester United. “ThunderBolt ha più volte dichiarato il sogno di scendere in campo, magari proprio con i suoi Red Devils e nel 2013 ci è andato vicino, con l’allora manager dello United Sir Alex Ferguson che era intenzionato a convocarlo per un’amichevole. Ma poi nulla di fatto: Bolt aspetta ancora oggi la sua occasione di giocare.

Bolt, il calcio e i Red Devils

“Il Lampo” è anche noto in ambito calcistico per i suoi commenti su quanto accade in casa United. Nella scorsa stagione si è espresso con toni critici nei confronti di Luis Van Gaal, dichiarando che il tecnico olandese «non è da Manchester United. Tifo da sempre i Red Devils – continuò l’atleta giamaicano in quell’occasione – ma non credo che giocherei con loro se ci fosse lui come allenatore». Parole che hanno trovato un addolcimento con l’approdo di José Mourinho all’Old Trafford. Il tecnico portoghese è infatti molto apprezzato da Bolt, che lo ha elogiato per il suo atteggiamento «da vincente». Bolt rilasciò dichiarazioni sullo Special One in occasione della presentazione del meeting pre-olimpico andato in scena a Londra due settimane fa. «La telefonata di Mourinho ancora non mi è arrivata – dichiarò Bolt – ma so che sta per arrivare, magari sta aspettando la fine dei Giochi». Se fosse serio o meno resta l’unica incertezza. Bolt è certamente un wannabe particolare, che è già sceso in campo diverse volte a livello amatoriale per iniziative benefiche o commerciali, come quando fece due palleggi con il Kun Aguero, suo compagno di sponsor. In quell’occasione Bolt indossò una maglia rossa, a voler ribadire a quale sponda calcistica appartenesserispetto a quella dell’attaccante del Manchester City.

La Giamaica e il calcio: dal colonialismo a Bob Marley
Bolt ha più volte fatto raccontato la sua routine piuttosto alternativa rispetto agli standard dei campioni olimpionici che siamo abituati a vedere: carne alla brace, allenamenti e relax con i videogiochi, altra sua grande passione. Insomma, un ragazzo, da 9″58 sui 100 metri piani, ma pur sempre un ragazzo. E come tutti i ragazzi giamaicani il calcio per Bolt rappresenta uno degli sport più amati. Il Paese caraibico è stata una colonia britannica fino al 1962 e da quel momento, dopo secoli di sfruttamento delle ricchezze dell’isola, l’unica cosa positiva lasciata dagli inglesi furono proprio il calcio e il cricket, altro caposaldo sportivo britannico. Nel nuovo contesto post-coloniale la Giamaica vide forti tensioni sociali dovute al debito pubblico alto e, negli anni ottanta, alla presenza di centri di smistamento di cocaina cruciali per il traffico illegale. Il coinvolgimento in quegli anni della Cia negli affari interni del Paese, governato dal Partito Socialista, peggiorarono le condizioni sociali dell’isola. Il risultato finale fu una guerra tra bande tangibile ancora oggi e una capitale, Kingston, emblema del divario sociale e dello strappo verso un processo democratico.

Bolt calcio

Bob Marley con la maglia del Santos. (Ph. Pinterest)

In questo contesto Bolt si avvicinò allo sport, inizialmente giocando a cricket per poi essere notato e convertito all’atletica dove ottenne subito risultati notevoli. Ma il calcio, praticato in ogni angolo del Paese, è restato per Bolt un chiodo fisso e anche una possibilità di mettersi in gioco. Rimangono impresse nell’immaginario collettivo giamaicano le foto che ritraggono Bob Marley giocare sui campi di terra battuta. In una celebre dichiarazione su questo sport, il celebre esponente della musica reggae disse «Se non fossi diventato un musicista sarei stato un calciatore, o un rivoluzionario. Il calcio è un universo a se che significa creatività e libero sfogo alla propria ispirazione. Lo adoro perché è accessibile, è libertà: il calcio è libertà!». Nella storia del calcio giamaicano sono stati pochi i giocatori di calibro internazionale a calcare i campi più ambiti. Tra questi c’era Alan “Skill” Cole, attaccante degli Atlanta Chiefs e del Nautico, che ha partecipato con la Giamaica a tre edizioni della Coppa del mondo Fifa. Bob Marley e Cole diventarono amici e si racconta che ogni pretesto era buono per giocare a calcio su campi di fortuna, dove lo stesso Marley indossava diverse divise di squadre blasonate, tra cui quella del Santos, club brasiliano tra i più prestigiosi del sud America. Con miti nazionali così come puo’ Bolt non ambire a quell’universo a se stante? Per scherzo o no Bolt avrebbe tutti i numeri, almeno sul piano atletico, per tentare almeno una volta.

Velocisti palla al piede: è possibile?
La velocità di Bolt è stata analizzata più volte da diversi esperti e medici, recentemente finiti su un articolo del quotidiano conservatore Telegraph. Nell’articolo gli scienziati biomeccanici Sam Allen e Ian Bezodis hanno dichiarato i risultati dei loro esperimenti, spiegando come Bolt sia «nato per correre». Il suo fisico è infatti aiutato anche dall’ambiente giamaicano dove è cresciuto e si è nutrito: il terreno dell’isola sarebbe infatti ricco di alluminio, essenziale per lo sviluppo del “gene sprint”, tassello genetico fondamentale per i velocisti nel mondo e presente nel 75 percento della popolazione giamaicana. Bolt inoltre è noto per la statura di 195 centimetri – dieci centimetri in più dei rivali Gatlin, Gay, Gemili e Blake, alti in media 185 – e la falcata che gli permette di fare solo 41 passi rispetto ai 43 della media nei centometristi.

Bolt calcio

Bolt in azione (Ph. BBC)

Ma le sue caratteristiche fisiche e la postura che lo hanno reso la leggenda contemporanea della velocità su pista possono essere sfruttabili nel calcio? Correre unilateralmente con un’esplosività da centometrista è come correre palla al piede con continui cambi di direzione? Certo che no. Secondo il preparatore atletico della FIGC professore Stefano D’Ottavio, Bolt potrebbe andare incontro a diverse difficoltà. D’Ottavio ha dichiarato che nonostante Bolt sia eccezionale nell’esplosività, potrebbe avere problemi legai ai continui cambi di direzione e alle decelerazioni. Uno sprinter ha un baricentro solitamente alto – in Bolt certamente più alto alla luce della sua statura – mentre i calciatori possiedono un centro di massa più basso. Inoltre i velocisti sono abituati a eseguire un gesto ciclico e continuo, differente dai movimenti in sport come il calcio, dove l’aciclicità è primaria. In questa fondamentale differenziazione atletica, Bolt dovrebbe sudare molto per non perdere il controllo della sfera né la postura idonea per mantenere un equilibrio palla al piede. Altro punto fondamentale il cambiamento totale di allenamento e gestualità atletica: finite le Olimpiadi Bolt avrà trenta anni e se passerà al calcio dovrà cambiare totalmente stile di allenamento. Un punto di sfida forte per un atleta che, a detta del suo agente Ricky Simms, che ha rilasciato un’intervista al magazine New Yorker, «non ha mai corso per più di un chilometro». Ma si sa, le forme di vita sono plastiche. «Un altro record a Rio e poi giocherò a calcio» ha dichiarato “Il Lampo”: chissà che non mantenga davvero la promessa.