Redazione

El Pistolero spara il suo ultimo colpo. In casa sua, come era giusto e prevedibile. Alberto Contador punta alla Vuelta, la quinta della sua carriera. Tre maglie rosse sono già in bacheca, ma il quarto posto dello scorso anno brucia ancora. E quale modo migliore di concludere una carriera fatta di trionfi e cadute, metaforiche e non, che cercare l’acuto finale a Madrid? La sua Madrid, quella che lo ha visto nascere e diventare grande, tra calcio e atletica, ciclista e poi marito. Nel mezzo, due Giri d’Italia (più quello del 2011, revocato), altrettanti Tour de France (anche qui ce ne sarebbe un terzo, quello del 2010) e la vittoria nella classifica finale del Calendario mondiale UCI 2009. E uno scandalo doping, che poteva costargli la carriera. Autotrasfusione. un classico, purtroppo, del ciclismo.

Prima e dopo, però, grandi vittorie. Contador ricorda un altro grande del ciclismo spagnolo, quel Miguel Indurain capace di trionfare in cinque Tour. A differenza del navarro, El Pistolero è un passista-scalatore che pone più enfasi sulla parte delle tappe in cui il dislivello sale. Salvo poi sparare, è il caso di dirlo, le sue cartucce a cronometro. Un ciclista completo, che difficilmente si impone nelle classiche e nelle prove di un giorno, ma che sulla lunga distanza caratteristica dei grandi giri riesce ad esprimere tutto il suo potenziale. Lo hanno scoperto a loro spese Cadel Evans, Andy Schleck, persino Fabio Aru, che per la voglia di lottare di Contador sembra il degno erede, in attesa di consacrarsi sul podio di Parigi, Milano o Madrid.

 

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Trentaquattro anni, un’eternità per chi passa la vita sui pedali, macinando chilometri su chilometri alla ricerca di un traguardo, che a volte sembra non arrivare mai. Il momento giusto per lasciare, senza rimpianti, nonostante più di qualcosa non sia andato nella maniera giusta nella seppur splendida carriera di Contador. L’approdo in squadre “chiacchierate”, prima l’Astana e poi la Discovery Channel, il team che fu di Lance Armstrong, quello del suo primo Tour. Troppo spesso, come del resto in tutto il mondo del ciclismo, spuntano ricette, sostanze, medici di dubbia reputazione. Ma c’è anche, e non è di certo poco, la Tripla Corona, la vittoria in tutti e tre i grandi giri. Contador lascia facendo parte di un ristrettissimo club, composto da Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Felice Gimondi, Bernard Hinault e Vincenzo Nibali.

E quindi, dopo un Tour faticoso e con poche soddisfazioni, arriva l’addio. Nonostante la voglia di tornare per l’ultima volta nel 2018 sulle strade del Giro, a festeggiare di nuovo con il pubblico italiano, che dello spagnolo è sempre stato convinto ammiratore. Non ci sarà tempo e, a meno di un prematuro ritiro dalla corsa che nessuno si augura di dover certificare, i 105 chilometri che separano Arroyomolinos dalla Gran Via della capitale spagnola saranno gli ultimi percorsi in carriera dal Pistolero. Che prende la mira e prepara l’ultimo colpo. E tutti, in fondo, speriamo possa fare di nuovo centro.