Redazione

Benvenuti a Baku, GP dell’Azerbaijan, circuito cittadino per eccellenza. Si corre nel centro storico, sfrecciando a pochi centimetri dalle mura della città. Ma che bello quel castello, marcondirondirondello, purche si sterzi in tempo, marcondidondirondà. Spettacolare, quanto insidiosa: per informazioni chiedere a Perez che ha appena sfiorato le solide mura del maniero: quanto basta per sfasciare la propria monoposto.

Le caratteristiche tecniche del circuito

6003 metri (secondo solo a Spa) da percorrere 51 volte per un totale di 306 km. Baku è un circuito veloce e tecnico: il lungo rettilineo (2,2 km) il doppio rispetto a Monza permette di raggiungere velocità di punte altissime. Bottas, lo scorso anno, ha spinto sino a 378 km/H. Accelerare è facile: sino bravi tutti. Poi però, iniziano le difficoltà: si inizia a guidare dalla curva 7, laddove il tracciato si trasfoma e si restringe sino a trasformarsi in un budello. Fra la curva 8 e la 12 sembra di essere a Montecarlo, fra muri, tombini e…sampietrini. Già, perchè il manto stradale è stato costruito sui ciottoli della città vecchia. Non una grandissima idea: serve precisione di guida assoluta. Aggirato l’ostacolo più insidioso, il circuito torna veloce: curve 13 e 14 da percorrere quasi in piena, 15 e 16 molto tecniche: una staccata al momento giusto permette di impostare al meglio la traiettoria per lanciarsi sul lungo rettilineo finale.

Come si corre a Baku?

Come ogni circuito cittadino, Baku richiede potenza e trazione. Acceleratore a tavoletta per il 57% del percorso. Quindi occhio ai consumi di carburante e al recupero di energia accumulata nelle curve a gomito: indispensabile, dunque, un giusto compromesso aerodinamico. Muso a medio carico. Le soluzioni più interessanti sono sul posteriore dove non si escludono appendici studiate ad hoc per garantire guidabilità e stabilità nei tratti lenti e una velocità di punta elevata. I freni non saranno particolarmente sollecitati: le staccate sono poche e i lunghi rettilinei permetteranno alle pasticche di raffreddarsi senza.

Capitolo gomme: Baku ha una temperatura medio alta e un asfalto che si “gomma” percorrendolo. Il grip si trova, in tutti i sensi, strada facendo. La strategia vincente è di un pit stop, ma occhio agli imprevisti: il rischio di safety car è altissimo.

I favoriti

Corsa a due. Favorite le Mercedes, ma occhio alla Ferrari, con la Red Bull (molto) outsider. Le frecce d’argento hanno ritrovato competitività. Ferrari in difficoltà, dopo un avvio di stagione più che confortante. La sensazione è che gli step up della casa tedesca abbiano ridisegnato i valori in pista, conferendo alla Mercedes un vantaggio tecnico non indifferente. Il cronometro è testimone impietoso: un secondo di distacco alle rosse. Vettel, finito dietro a Raikkonen a oltre un secondo, ha una buona confidenza con Baku, ma deve indovinare la partenza e infilarsi almeno fra una delle due Mercedes per avere speranze concrete: nel passo gara la Ferrari è all’altezza delle concorrenti nonostante necessiti di più tempo per portare le gomme in temperatura. Considerazione a margine: se Hamilton e Bottas scappano via, non li prendi più.

Red Bull acciaccata e nervosa: Verstappen ha lasciato corsa e speranze di titolo in Canada. Il ritiro non gli ha fatto bene, soprattutto dal punto di vista mentale. E il lungo rettilineo di Baku mortifica la sua monoposto. La scuderia ha aggiornato la power unit ma non sembra abbastanza per puntare al podio, massimo obiettivo percorribile.