Redazione

La storia è nota. Anche troppo, se n’è parlato a lungo e spesso anche a sproposito. I fatti stabiliscono che Alex Schwazer, nato a Vipiteno, anni trentadue, è un ex campione olimpico italiano. Ha vinto la 50km di marcia a Pechino, facendo sognare un’intera nazione. Nel 2012 viene trovato positivo all’EPO e squalificato per quattro anni. Confessa, chiede scusa in lacrime e accetta la sentenza. Al termine della pena si rimette in pista, vince i Mondiali a squadre e ottiene la qualificazione ai Giochi di Rio, ma non può parteciparvi perchè trovato di nuovo positivo, stavolta a causa della presenza nelle sue urine di metaboliti di testosterone. Altra squalifica, stavolta raddoppiata, e carriera finita.

Una carriera segnata dalle squalifiche

Fin qui, appunto, parlano i fatti. Il resto, quello che riguarda la seconda contestata squalifica, è nella categoria delle opinioni, delle congetture, per alcuni addirittura del complotto. Ma cambiando l’ordine degli addendi, il risultato rimane lo stesso: che fosse giusto o no, la storia dell’atleta Alex Schwazer è terminata con quella 50km vinta a Roma, quando sembrava che l’altoatesino si fosse scrollato per sempre dalle spalle l’ombra del doping, lo stigma della truffa sportiva. Ma quella dell’uomo, tra polemiche e rivelazioni stile spy-story holliwoodiana, continua. E quindi la domanda è lecita: cosa fa adesso Alex Schwazer?

Alex Schwazer è papà di Ida

In primis fa il papà. Dopo la fine della storia d’amore con Carolina Kostner, spazzata via dalle conseguenze del caso doping del 2012, Schwazer si è legato sentimentalmente a Kathrin, una ragazza di Vipiteno, e assieme sono i genitori di Ida, nata nel marzo 2017. E ora si godono la vita familiare, lontano dagli psicodrammi che hanno caratterizzato gli ultimi cinque anni della vita del marciatore. La battaglia per la riabilitazione sportiva, per dimostrare che la seconda squalifica non è stata giusta, va avanti ma Alex sembra aver accettato (seppur con riluttanza) il verdetto. Non quello dell’opinione pubblica però: ha sbagliato ed ha saputo chiedere scusa e dopato ieri, dopato sempre è una formula che non gli va giù.

Allenatore di podisti dilettanti

E che soprattutto ha rischiato di impedirgli di dedicarsi, seppure in forma diversa, a quello che oltre a Ida è il suo grande amore, cioè la marcia. Schwazer allena un gruppo di podisti dilettanti. La scelta è logica, un po’ perchè l’altoatesino è vittima di un comprensibile rifiuto per tutto ciò che concerne l’ambiente dell’atletica professionistica, ma anche e soprattutto perchè a causa delle due squalifiche secondo i regolamenti antidoping internazionali non può essere tesserato da nessuna federazione sportiva, men che mai dalla FIDAL.  Lui comunque sembra contento così e non pare provare alcun tipo di nostalgia o di restanti velleità agonistiche, magari sperando in una riduzione o in un annullamento della squalifica per puntare a Tokyo 2020. Schwazer ha compreso che la vita è fatica e come la marcia va affrontata con il ritmo giusto. Così il doping, vero o presunto che sia, non diventa necessario.