Francesco Cavallini

Se pensiamo alla Formula 1, oltre alle vetture lanciate a trecento all’ora, vengono di certo in mente gli uomini, i piloti. Gli eroi che rischiano la vita per il brivido della velocità, che portano a casa allori e…dolori quando la macchina va fuori pista. Ma tra chi guida i bolidi del circus, c’è una differenza minima, quasi impercettibile, che però diventa fondamentale. C’è il primo pilota, quello deputato a vincere i gran premi e i campionati del mondo. E poi c’è il secondo pilota, il fido scudiero, che deve accompagnare il collega, proteggerlo dagli avversari e andare a togliere punti agli altri quando il compagno di box non termina la gara. E non può non tornare in mente il simpatico volto di Rubens Barrichello. Il secondo pilota più amato dagli italiani.

Barrichello e la Ferrari, binomio vincente

Schumacher&Barrichello, un duo inscindibile. Tipo Lennon&McCartney o Pulici&Graziani. Il brasiliano è stato per sei stagioni compagno di squadra del Kaiser, anzi, il suo vero talismano. Negli anni precedenti, quelli con Eddie Irvine nel box accanto, Schumi non era mai riuscito ad agguantare il titolo. Ma nell’anno 2000 l’arrivo in Ferrari del driver di San Paolo porta molta positività (grazie al carattere mite e scanzonato di Rubens) e, soprattutto, vittorie in fila ed il tanto agognato Mondiale piloti e quello costruttori. In entrambi c’è molto di Barrichello, che a Hockenheim parte diciottesimo e coglie una vittoria epica, togliendo a Coulthard, Hakkinen e alla McLaren punti preziosi. È la prima in carriera. Ne seguiranno altre dieci.

Altra esperienza positiva alla Brawn

Nove vittorie su undici in Ferrari, con cinque mondiali piloti per Schumi e altrettanti titoli costruttori. Le altre due gare invece se le aggiudica altrove. Rubens lascia infatti la scuderia del Cavallino dopo il campionato 2005 e viene ingaggiato, in teoria come primo pilota, dalla Honda. L’esperienza non è entusiasmante, ma nonostante questo nel 2009 Ross Brawn, suo ex DT a Maranello, gli offre di rimanere alla Brawn, la scuderia nata in fretta e furia sulle ceneri della gloriosa compagine giapponese. Sarà scaramanzia o fiducia nel pilota brasiliano, fatto sta che Barrichello arriva terzo nel mondiale cogliendo due vittorie, mentre il suo compagno di box Jenson Button si porta a casa la corona iridata.

Perdente di successo?

A questo punto il dubbio sorge. Di sicuro, il secondo pilota più forte di tutti i tempi, capace di accompagnare per ben sei volte il collega di scuderia ad aggiudicarsi il titolo. E con 322 gran premi, almeno un record lo ha portato a casa: è il pilota con il maggior numero di gare disputate nella storia della Formula 1. Ma cosa fa oggi Rubens Barrichello? Non ha lasciato del tutto il mondo delle quattro ruote. Ha tentato la carriera di commentatore su TV Globo, ma non è mai rimasto troppo lontano dalle piste. Anzi, a quarantacinque anni si è rimesso in gioco prendendo parte alla 24 Ore di Le Mans, arrivando tredicesimo. E ora, oltre che il pilota, sui circuiti fa anche il papà. Suo figlio Eduardo vuole seguire le orme paterne e il brasiliano ne è felice, al punto di commuoversi davanti alle telecamere durante il primo giro in pista accanto al suo erede. E mai il ruolo di secondo pilota gli avrà fatto più piacere.