Paolo Graldi

Va beh che eravamo in Messico dove tutto è possibile, compresi alcune decine di migliaia di morti nella guerra al narcotraffico e del narcotraffico, ma la beffa subita da Sebastian Vettel dapprima portato sul podio, terzo gradino, e poi sfanculato a favore di quel torello rosso sangue di Verstappen (alla fine terzo, causa penalizzazioni è arrivato Ricciardo, ndr) porta l’intero circo della Formula Uno ad un livello mai visto prima.

Una formula non più credibile

La credibilità della creatura di Ecclestone va scemando gara dopo gara e si è arrivati al punto di oltrepassare il ridicolo quando il vecchietto, che non molla i circuiti per nessuna ragione al mondo (ha festeggiato 86 anni domenica), ha proposto di contrassegnare i punti più estremi delle piste non più da larghe e rassicuranti vie di fuga o da cordoli alti come le rotaie del tram ma addirittura da muretti in cemento, sì proprio di cemento in modo che i piloti o stanno attenti o se vanno a sbattere si fanno male per davvero. Insomma Bernie per ravvivare uno spettacolo che si è ridotto alle convulsioni multiple per i cambi gomme, come in un gigantesco caleidoscopio, “sogna” degli splash sanguinosi con macchine e piloti che volano per aria e ricadono sull’asfalto sfracellandosi. Naturalmente la proposta choc ha raccolto anche qualche interessato protettore mentre i piloti più esperti ed avveduti hanno subito debbo che di ben altro si deve trattare se si vuol rianimare questo spettacolo. Il circo inventa ogni domenica che scende in pista nuove regole, safety car virtuali dapprima adorate e poi ritirate, penalità anche pesanti applicate a singhiozzo, qua e là, senza criteri obiettivi apprezzabili.

crisi formula 1

Vettel furioso dopo la penalizzazione.

E dire che qui siamo fra i professionisti più costosi e tecnologici del mondo dello sport, gente che lavora sui millesimi in pista e con i miliardi nei laboratori. E’ quasi incomprensibile che con questa genialità diffusa e assai ben pagata, con una storia alle spalle di tutto rispetto, si debba assistere a improvvisazioni continue, certo dettate dal bisogno di animare la scena ma col risultato di renderla assai poco credibile. Si vagheggia ora di altre regole e c’è da tremare perché se questo è l’andazzo chissà che cosa saranno capaci di escogitare per cercare di divertirci. Queste cose van detto quasi con tristezza, anzi con amarezza perché poi là, su quelle macchine e ai box c’è una sacco di gente preparata, che sgobba di brutto, che fatica in giro per il mondo da una trasferta all’altra senza sosta e qualcuno che rischia pure la pelle. Perché quando si corre, vale la pena ricordarlo, si rischia di andare a sbattere e di finire tutte le corse in quel momento.

TANTI CAMPIONATI IN UN SOLO CAMPIONATO
Meno male che il campionato è agli sgoccioli, mancano un paio di gare e poi si guarda dritto al 2017 nella speranza che una pausa di riflessione riporti la calma del turbolento circo. Ma, soprattutto, che si sia capaci di rileggere tutto l’insieme delle regole e del regolamenti individuando un nuovo stile che sappia calibrare lo strapotere delle diverse tecnologie con le qualità dei piloti e la pugna che deve sottendere ad ogni competizione, specie a questo livello. Dispiace dover annotare, di Gran Premio in Gran Premio l’avanzare soporifero della noia, quasi che si assistesse a tre diversi campionati del mondo. Il primo a due, tra Hamilton e Rosberg, in lotta fino all’ultimo metro per l’iride 2016, un secondo tra le Ferrari e le Red Bull dove l’arrivo dello scalpitante ragazzino olandese fa infuriare gli anziani per la sua originalissima interpretazione dei regolamenti.

crisi formula1

Max Verstappen, talento molto criticato dal paddock della F1. (ph. tratta dal profilo ufficiale Facebook di Max Verstappen).

VERSTAPPEN, UN TALENTO DA GESTIRE: COSI’ NON VA
Verstappen ha talento da vendere, questo è chiaro. Il talento però non basta se non si associa a quella umiltà di comportamento che non è ossequio ma rispetto anche per gli spazi degli altri, legittimamente occupati. Gli scherzetti del giovanotto che davanti alle rampogne finge con il capo chino di apprendere la lezione per poi subito dopo dichiarare che continuerà a guidare come gli pare e piace, quegli scherzetti stanno irritando parecchio il paddock e non è solo questione di Raikkonen o di Vettel o di Alonso; è proprio un giudizio severo e giustificato che viene avanti, a dispetto della sua conclamata bravura e della scomposta voglia di primeggiare. La Formula Uno è un oggetto molto delicato per chi sta dentro e il rispetto dei team e dei colleghi è fondamentale per svolgere in agonismo ma anche in correttezza il proprio ruolo. Già qualcuno ha allungato la mano come per dire “me la pagherai” e anche questo non va bene perché significa che giocare l’autoscontro a 300 all’ora non si può e non si deve tollerare. E’ l’autorità sportiva che deve mettere in riga il torello assetato di arena o i capi della sua scuderia magari mandando avanti Carlos Sainz, che pure mostra un bel caratterino ma almeno può vantare una esperienza e un “ascolto” più rassicuranti. Non restano che poche righe sul finale del mondiale. E’ aperto. Hamilton mangia furore e rabbia, orgoglio determinazione ma il biondino col naso all’insù, forse meno dotato del suo compagno di squadra, stavolta annusa davvero il casco di campione del mondo e ce la metterà tutta per indossarlo. E magari se lo merita pure, stavolta.