Redazione

Il 2017 del tennis lascia in eredità una mini rivoluzione nel circuito ATP: alla vigilia delle finali di Londra, l’ultimo Masters 1000 stagionale, in concomitanza con le assenze forzate di Murray e Djokovic ridisegna la classifica mondiale. Lo scozzese chiude al sedicesimo posto, il serbo è dodicesimo. Una situazione più unica che rara nel panorama tennistico maschile.

Fra riabilitazione, famiglia e solidarietà

L’ultima apparizione ufficiale di Djokovic, da numero 7 del mondo, risale a Wimbledon. Ai quarti di finale, ritiro contro Tomas Berdych. Il ritorno di Nole, alle prese con la fisioterapia al gomito, è pronosticabile ad inizio 2018. Cosa fa, nel frattempo Djokovic? Si gode la paternità e non dimentica chi è più sfortunato. Nello scorso ottobre ha aperto un ristorante per i poveri. Chi non può permettersi un pasto caldo, può contare su Nole. E già questo è un gesto da numero uno nella vita. Per tornare anche nello sport, lavora duro fra palestra e fisioterapia.

Prospettive complicate, ma raggiugibili

Il calendario del 2018 è già, grosso modo, stilato. La seconda vita di Nole ricomincerà dall’altra parte del mondo: Brisbane, un torneo dove lo corteggiano da tempo. Non è certo il suo sogno parteciparvi. Più che altro un passaggio obbligato, necessario per arrivare al massimo della forma al “suo” Slam. Il vero obiettivo è l’Australian Open, dove porre il settimo sigillo. Le parole d’ordine, pubblicate sul profilo Facebook, non lasciano spazio a interpretazioni. “Resistenza. Tenacia. Fede. Pazienza”. Ne servirà tanta, per tornare ad altissimi livelli, ma i precedenti non mancano. Federer e Nadal, i suoi avversari diretti, fungono anche da esempio. Anche se, alla luce dell’infortunio patito, è oggettivamente difficile pensare che Djoko possa ritrovare immediatamente il proprio tennis: e anche un nuovo coach. Da definire. Come il futuro. L’unica certezza è la volontà. Dote non da poco, che gli ha permesso di arrampicarsi in cima al mondo.