Redazione

Quando si va in Spagna, vincono gli spagnoli. Assunto molto semplice. Marquez, Pedrosa e Lorenzo. Quanto basta per scavare un solco nel mondiale: Dovizioso è il vero sconfitto del GP di Aragona. Il leader del mondiale chiude la sua personalissima waterloo al settimo posto, lontanissimo da Marquez che mette una seria ipoteca sul titolo iridato.

Troppa prudenza?

Dovizioso fa rima con giudizioso. Anche troppo. Ancora una volta il centauro italiano non è mai in lotta per il primato, fatica da morire anche a restare sulla scia dei migliori e anche a Vinales e Valentino Rossi. Rimasto intrappolato nel traffico, non attacca. Permette ai suoi avversari di guadagnare secondi e, a chi lo insegue, di accorciare terreno. In una gara dove nessuna moto è veramente a posto con l’assetto e con le gomme, la sensazione è che stia troppo sulle sue. Il ragazzo ha tenuto botta nei primi giri, ma poi si è arreso a una moto che proprio non ne voleva sapere di andare. Perché? Qualcosa non quadra: specialmente se la Ducati di Jorge Lorenzo, a lungo al comando della corsa, ha comunque raggiunto il gradino più basso del podio ed è stato l’unico reale antagonista delle Honda.

Questione di assetto?

In una pista come Aragon, dove tutto è scorrevolezza, è fondamentale l’assetto. La Ducati, una moto notoriamente capricciosa nelle piste dove c’è poco grip, ha accusato più degli altri di non aver girato il venerdì. Dovizioso ha accumulato la maggior parte del suo ritardo in uscita dalla curva e in rettilineo. E quando lì davanti hanno iniziato a spingere è crollato.  Il ragazzo è convinto di avere scelto la gomma giusta, ma le sue coperture sono finite presto e la Rossa di Borgo Panigale ha perso accelerazione, trazione e velocità. Un giorno in meno non può essere una discriminante. C’è chi se lo è fatto bastare. Lorenzo, tanto per non fare nomi, ha optato per soluzioni diverse ed è stato immediatamente competitivo. E allora? Cosa è successo?