Patrizio Cacciari

Con Ducati non si scherza. Lo sa bene Valentino Rossi, che con la rossa di Porgo Panigale ha passato due stagioni da incubo, lo sa ancora meglio Marco Melandri, che in pratica dopo l’esperienza ducatista, aveva quasi perso ogni stimolo per restare in pista. Nonostante i precedenti illustri, Andrea Iannone non ha capito la lezione. Essere italiani in Ducati non è la cosa più facile per un pilota. Questione di storia, tradizione, ma anche di una meccanica e ciclistica difficili da interpretare e un team molto esigente e con una filosofia aziendale applicata anche al settore motorsport, che pur non avendo dato spesso ottimi risultati, è difficilmente integrabile nelle linee guida.

2015: buona stampa, risultati e l’endorsement di Vr46

Arrivato in MotoGp nel 2013, il talentuoso Andrea ha passato le prime due stagioni sulla Ducati Pramac, facendo sempre meglio di compagni di squadra come Ben Spies e Yonny Hernández. Poi nel 2015 il passaggio sulla moto ufficiale. Tanta aspettativa, un manager come Carlo Pernat sempre pronto a portare avanti la sua causa, complessivamente un buon rapporto stampa,. grinta, sorrisi e talento, cos’altro chiedere? La prima stagione va discretamente. Iannone è spesso più competitivo di Dovizioso e in poche gare si ritaglia il ruolo di prima guida, terzo posto in Qatar, pole e seconda posizione al Mugello. Il finale del Mondiale lo vede addirittura protagonista con il terzo posto in Australia dopo uno straordinario sorpasso ai danni di Rossi a poche curve dalla fine. Ma il primo corto circuito mediatico arriva proprio dopo quel sorpasso. I tifosi di Rossi prima gli rimproverano di aver fatto perdere a Valentino una posizione decisiva per il Mondiale, poi dopo l’attacco clamoroso di Vr46 a Marquez nella famosa conferenza stampa di Sepang, capiscono che Iannone in pista è l’unico alleato del Dottore e danno così vita al tormentone hashtag #escilorenzo. Il Mondiale finirà come sappiamo, e Iannone nell’immaginario collettivo diventa quasi l’erede di Valentino, l’unico italiano capace di tenere testa agli spagnoli, con coraggio, grinta e talento. E per di più su una Ducati. Ma non tutte le favole hanno un lieto fine.

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2016: l’Annus Horribilis di Andrea Iannone

Il 2016 inizia nel peggiore dei modi: prima il ritiro in Qatar a causa di un scivolata mentre si trova in lotta per la prima posizione, poi il clamoroso errore in Argentina, quando all’ultimo giro travolge il compagno Dovizioso mentre erano in lotta per il podio. Una manovra che gli costerà un punto della patente e tre posizioni di penalizzazione che sconterà ad Austin, dove però arriverà terzo. Due gare dopo, in Francia, è di nuovo costretto al ritiro dopo una caduta nel tentativo disperato di recuperare secondi a Lorenzo in fuga. Al Mugello però si prende una piccola rivincita andando ancora sul podio e facendo segnare il giro più veloce e il record di velocità nella storia della MotoGP con 354,9 km/h. Ma non basta. Dopo l’episodio dell’Argentina, la fiducia del team verso Iannone viene meno. Si comincia a parlare dei rinnovi di contratto. A Borgo Panigale cercano un top rider, dopo la rinuncia definitiva a Stoner, parcheggiato nei box come un normalissimo tester. Iannone avverte la pressione e sono proprio gli errori in pista a costargli il rinnovo. A metà maggio viene annunciato il contratto biennale di Dovizioso, due giorni dopo Iannone ufficializza il passaggio in Suzuki per la prossima stagione. Da quel momento è uno sciogliete le righe.

 

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Sui social network è un tutti contro tutti

Iannone corre da separato in casa. Prima prende in giro su Instagram il compagno di squadra per il mal di collo (foto pubblicata dal fratello di Belèn, a cui i giornali di gossip attribuiscono un flirt con il pilota), poi arriva la gara in Catalogna dove cade per la quarta volta, in sette gran premi, travolgendo Jorge Lorenzo, furioso per il comportamento dell’italiano, che secondo il maiorchino non avrebbe chiesto scusa. Iannone inizia a perdere la stima anche degli organi di informazione, che trovano incomprensibili i suoi comportamenti. Lo stesso Carlo Pernat prende le distanze dal pilota dopo l’episodio con Lorenzo. Ad Assen, pur partendo ultimo per la penalizzazione, Iannone compie un piccolo miracolo restando in piedi sotto la pioggia e arrivando quinto al traguardo. Unico italiano rimasto in gara. Le sue dichiarazioni a fine gara ormai sono una piccola battaglia di nervi con l’ambiente: “Alle critiche rispondo con il sorriso”.

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E’ dunque finita la bella favola del pilota italiano che poteva vincere su una moto italiana. Quello che stupisce è il pochissimo tempo in cui Iannone è riuscito a cambiare in peggio il suo destino. La colpa? Forse dell’inesperienza del pilota, qualche errore mediatico di troppo (che pesa più di quelli in pista), un po’ di vanità e un ambiente che certamente non perdona niente a nessuno. Ci riproverà in Suzuki, con meno aspettative e meno pressione. Non poteva vincere, va detto,  con la Gp 16 (ancora lontana da Yamaha e Honda), non dovrà farlo al primo anno in Suzuki. Ma c’è ancora una stagione da finire e pensate quanto è strana la vita, in classifica piloti Iannone, nonostante le cadute e le penalizzazioni, è ancora davanti al compagno di squadra con il rinnovo biennale in tasca. L’ultima bravata social di Iannone è di qualche giorno fa sulla sua pagina Instagram, apparsa anche su Fb. Parole non proprio politicamente corrette, ma una volta si diceva che i piloti più forti erano quelli senza peli sulla lingua. Chissà se lo diventerà anche Andrea. In bocca al lupo!

 

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