Paolo Graldi

Ci volevano due tipi come Lewis Hamilton e Sebastian Vettel e due monoposto di nome Mercedes e Ferrari, tornate dopo anni di sofferenze e sconfitte dalla parte di Maranello, per rivitalizzare la Formula Uno. Quasi quasi non ci si sperava più che la massima formula della velocità sapesse tornare agli antichi splendori dei duelli tra Senna e Prost, consegnati per sempre alla leggenda dell’automobilismo sportivo.

Sette titoli mondiali a confronto sulla pista

Quel che si è visto domenica in Spagna, al Montmelò, tra l’inglese e il tedesco, ha prodotto sullo spettacolo un effetto euforizzante, magnifico sul piano agonistico, splendido su quello dello spettacolo: quei due che battagliano a trecento all’ora, ruota a ruota, con gli artigli fuori pronti a sbranarsi sul filo dei millesimi di secondo. In testa Vettel protagonista di una partenza bruciante dalla seconda postazione ai danni di Lewis poi mangiato e ingoiato da Hamilton dopo un esaltante corpo a corpo. Sette titoli mondiali in due si sono visti tutti in quei minuti di bagarre per arrivare sul primo gradino del podio. La Freccia di Stoccarda ha avuto la meglio, la guida addolcita di Hamilton ha risparmiato le gomme che ai box Ferrari avevano immaginato si degradassero fino a sfogliarsi: errore. E tuttavia dalla calura spagnola è arrivata la conferma che la Rossa c’è e ci sarà. Il lavoro duro e silenzioso dell’inverno sta emergendo e gli sviluppi in corsa si mostrano efficaci. Sarà un Campionato aperto, serrato, fino all’ultimo respiro. Amiconi quando la distanza tra le due vetture era larga e alta adesso, pacche sulle spalle reciproche, i due cominciano ad annusare il profumo acre della lotta, del sudore che sprizza e della adrenalina che schizza. Finiranno per non volersi bene, com’è forse naturale. Troppo bravi, troppo ambiziosi, troppo campioni per mollare la presa. Se vinceranno a volte alterne, se la estenuante galoppata mondiale si farà serrata fino a stringere i denti e indurire le mascelle tra Sebastian e Lewis non potrà correre buon sangue. Inevitabile. E’ successo, in casa propria, tra Nico Rosberg e Hamilton e il primo, strappato il titolo non ne ha avuta più di forza per continuare una guerra che si annunciava infinita.

hamilton

(ph. tratta dal profilo ufficiale F1 di Lewis Hamilton).

Ma Sebastian sotto quel sorrisone alla Fernadel da bravo ragazzo che impara le lingue, ama ed è riamato dallo staff, è invincibile nella determinazione e nello scrupolo preparatorio delle gare. Un osso durissimo che produrrà effetti sorprendenti nella nuova F1, ora che gli americani, per sospingere lo spettacolo impongono addirittura di fare le interviste ai campioni sulla pista, di fronte alle tribune dell’arrivo e pescano un bimbo piangente per il ritiro di Raikkonen e lo portano dal campione finlandese che gli firma un berretto e lo abbraccia come un figlioletto. Raikkonen fuori dal primo giro non è un bel vedere. Perché anche se nelle prove e nelle qualifiche va forte ecco che in gara succede sempre qualcosa che lo elimina. E questo non va bene. Alla Ferrari servono punti per il Mondiale costruttori e va bene per questa volta visto che anche l’alto finlandese, Valerij Bottas, ha mandato arrosto il motore e si è fatto da parte. A metà stagione Maurizio Arrivabene, team principal di Maranello, il volto accartocciato in una smorfia di sofferenza mal trattenuta, dovrà decidere se Ice Man starà ancora seduto sulla numero 7 o se dovrà tornare ai rallys, antica passione. Montecarlo è alle porte e là ci sarà il primo giro di conti sul futuro.

Si sa, nelle strade a saliscendi del Principato, partire in testa è fondamentale e la Ferrari ha bisogno di qualche cavallo in più per domare fin dai primi metri la Mercedes di quell’Hamilton che non mollerà per nessuna ragione l’idea di tornare a vincere la corsa più pazza e più bella del mondo. Il 28 maggio, dalle 14, nessun impegno per tre ore, gara e commenti del dopo gara. I due gladiatori del Gp spagnolo si ritroveranno alla prova del fuoco là dove i sorpassi sono impossibili e le strategie ai box possono cambiare la sorte della intera gara. E gli altri? Mah. Si critica chi parla di due Mondiali, uno di serie A, Mercedes e Ferrari e poi uno di serie B che comprende tutti gli altri. Si critica ma è anche un po’ vero che le cose stanno così. Si vagheggiava una straordinaria rimonta della Red Bull, con quei geni dell’aerodinamica che hanno spadroneggiato per anni su tutte le latitudini ma il miracolo tarda a venire e quasi non bastano più gli scongiuri. Ricciardo, buon terzo, si è preso un minuto e quindici secondi di distacco da Hamilton: quasi doppiato, un distacco che vale una eternità. Le altre squadre, magari con sacrifici e pochi soldi, arrancano, alimentano con piloti giovani e irruenti spettacoli di ardimento e spavalderia sulle retrovie, ma non colmano il vuoto tra prime due scuderie e il resto del Circo.

ALONSO CON LA TESTA A INDIANAPOLIS
Un pensierino finale su Fernando Alonso che si è battuto da par suo ma poi, a corsa finita, si è subito involato verso Indianapolis dove spera di vincere la 500 Miglia con un bolide che quando ti passa davanti neanche lo vedi. E’ davvero un grande campione, anche di signorile compostezza con una macchina che prometteva molto e non ha mantenuto niente salvo scaricarlo regolarmente in mezzo alla pista. Peccato perché un manico come il suo, un vero grande torero, poteva dare al Mondiale il tocco speciale del terzo incomodo, il terzo litigante al peperoncino. Speriamo almeno di vederlo tornare sugli allori americani, che non profumano, come i dollari che là si guadagnano correndo a quattrocento all’ora.