Elisa Ferro Luzzi

Si ricomincia da novembre. L’Italia della palla ovale si rituffa nel grande rugby internazionale con tre test match autunnali di grande effetto. La prima è programmata per il secondo sabato di novembre allo Stadio Olimpico, dove riecheggerà l’Haka degli All Blacks Campioni del Mondo. Il 19 novembre si replicherà al Franchi di Firenze per il Sudafrica prima di terminare all’Euganeo di Padova il 26 novembre con Tonga. Nella nuova Nazionale di O’Shea ci sono tante novità, anche nel metodo, ma anche punti fermi su cui si vuole ricostruire il nuovo gruppo. Tra questi, imprescindibile, c’è Edoardo “Ugo” Gori, un capitan futuro inamovibile nel suo ruolo di mediano di mischia e pronto a traghettare gli azzurri verso un nuovo quadriennio possibilmente ricco di qualche soddisfazione. Il giocatore toscano del Benetton ha parlato con Il Posticipo dei prossimi impegni e del nuovo tecnico azzurro Conor O’Shea.

Ugo Gori, l’Italrugby si ritrova a Roma per preparare i tre test match autunnali. Si parte con la suggestiva sfida con gli All Blacks del 12 novembre, come state vivendo questa vigilia?
“Sicuramente il tempo è poco, perché abbiamo la possibilità di lavorare solo tre giorni alla volta questa settimana, la prossima e quella prima del test match d’esordio, ma bisogna sfruttare al massimo il tempo a disposizione. La sensazione tuttavia è positiva, c’è voglia di mettersi in gioco e di prepararsi nel modo migliore: sono fiducioso”.

Si gioca contro la leggenda davanti al proprio pubblico, c’è già molta emozione?
“Affrontare gli All Blacks è il sogno di una vita, ho già avuto occasione di giocarci contro (era il 2012, sempre nella Capitale, ndr) ma farlo all’Olimpico è qualcosa di unico. Mi ricordo quando nel 2009 sono andato a vederli a San Siro, avevo la pelle d’oca. Sicuramente sarà bellissimo ma duro: loro sono una squadra incredibile, ma è comunque magnifico potersi misurare con i migliori”.

Qual è l’approccio mentale giusto per affrontare la squadra più forte del mondo?
“Ci si prepara molto prima, non devi prendere consapevolezza solo quando arrivi allo stadio. Già ora ci stiamo lavorando, nel pomeriggio inizieremo a studiare e vedere quello che abbiamo fatto in questi giorni. Essere lì è solo un piacere ed un onore, che però va rispettato: è come un esame, dove se non sei preparato ti siedi con la paura, ma se vai consapevole di aver fatto tutto quello che dovevi non devi temere nulla”.

Lei da ragazzo è stato a Milano per vedere la Nuova Zelanda. Il 12 all’Olimpico ci saranno tanti piccoli Ugo Gori a vedere la partita. Cosa si sente di dirgli?
“Lavorare, prepararsi e allenarsi duramente, in campo come nella vita, solo così arriveranno le soddisfazioni”.

Il sogno di una meta contro gli All Blacks: cosa sarebbe disposto a dare in cambio?
“Difficile dirlo. Un fioretto? Se faccio meta mi faccio biondo!”

Italia-All Blacks in programma il 12 novembre allo stadio Olimpico di Roma

Italia-All Blacks in programma il 12 novembre allo stadio Olimpico di Roma

Questo trittico autunnale porterà la nazionale ancora una volta a Firenze per affrontare il Sudafrica. Lei nel 2010 ha esordito al Franchi contro l’Australia, il ricordo è ancora vivo?
“Giocare a casa è la cosa più bella. Non sempre si ha la fortuna e il piacere di giocare davanti alla propria famiglia ed i propri amici, sarà molto emozionante e mi riempirà di gioia. Sono queste le occasioni che ti rendono felice di poter praticare questo sport”.

Nel 2010, per il suo esordio assoluto in maglia azzurra, le urla di suo padre riecheggiavano per tutto lo stadio, si sentiranno ancora?
“Sicuramente! Purtroppo con l’età sta un poco perdendo “tono”, ma quando si impegna la sua voce è ancora forte”.

Come è cambiata la nazionale rispetto alla gestione Brunel?
“C’è un approccio decisamente anglosassone. Più metodico, mentre Jacques andava più sulla scelta personale del giocatore, su cosa servisse per reagire all’impronta. La scuola inglese preferisce dare dei ruoli, che vanno rispettati per poter fare poi le cose giuste. E’ un concetto molto diverso dello stesso gioco. E’ anche diversa la modalità di lavoro dentro e fuori il campo, si lavora maggiormente a gruppi, vedremo se sarà efficace. Per come sono fatto io preferisco così, perché so sempre cosa fare in campo, secondo me ne beneficeranno tutti”.

Cosa risponde alle polemiche sollevate da diversi media britannici sull’opportunità di aver ancora squadre italiane scarsamente competitive nelle coppe?
“Difficile giocare contro squadre così attrezzate e finire per prendere 50, 60 o anche 80 punti. Effettivamente ti viene da pensare che forse hanno quasi ragione, ma noi abbiamo il compito di crescere e continuare a confrontarci con i migliori, ci servono queste opportunità. Si può uscire da questo tunnel e ce la faremo. Resta solo da capire come farlo, ma non sarà dall’oggi al domani”.