Paolo Graldi

Può persino dispiacere e tuttavia il Gran Premio d’Inghilterra, a Silverstone culla della Formula 1, si racchiude in poche sentite parole: trionfo di Lewis Hamilton, trionfo Mercedes, fantastica rimonta di Bottas. Sulle Ferrari di Vettel e di Raikkonen, sul finale pur avvincente e denso di colpi di scena, si è accanita la sfortuna: una foratura su quella del tedesco e una lacerazione da investigare su quella del finlandese, la anteriore sinistra per entrambi, hanno succhiato le posizioni fino a quel momento ottenute, il quarto posto a Vettel e il secondo meritatissimo gradino del podio al coriaceo e gelido Raikkonen.

Quest’ultimo sente il fiato sul collo del rinnovo contrattuale e senza tante smorfie pigia sull’acceleratore guadagnando punti e consensi e mettendo forse in salvo un altro anno in Ferrari. Il tema viene sottaciuto a Maranello ma si sa e si intuisce che Marchionne e il suo ristrettissimo vertice stanno valutando che farne di Ice Man, il quale è troppo altalenante nelle prestazioni passando da esibizioni clamorose a disastri allo stato puro e, soprattutto, contribuendo alla classifica costruttori con apporti in punti che non soddisfano.

Raikkonen esce dall’abitacolo della sua Ferrari

Hamilton ha dominato il gran premio di casa quasi con ferocia

 oltre alla vittoria indiscussa e quasi solitaria all’arrivo si è portato via la pole position e il giro veloce arrivando alla bella cifra di cinque gran premi su quella pista che scassa l’osso del collo (fino a G 5,2 in certe curve) e eguagliando Prost e Clark nell’albo d’oro di questa gara sempre uggiosa e generosa di pioggia. Hamilton si è messo a un punto dal rivale diretto nella lotta per il podio mondiale. Un punto da venti che erano fino a domenica mattina. E Bottas, partito dalla quinta fila ha dimostrato tenacia, coraggio e bravura offrendo alle stelle d’argento la doppietta che ha mandato in visibilio i sudditi della Regina Elisabetta. Eh sì, la lotta per il titolo è apertissima.

Peggio: pende dalla parte di Hamilton, perché le sue performance sono in ascesa esponenziale e gli scarrocciamenti iniziali sembrano superati anche grazie alle modifiche che la casa di Stoccarda ha messo in opera nelle ultime, frenetiche settimane. Toto Wolf torna a sorridente a quaranta denti, Lauda distribuisce pacche dal box ed Hamilton si esibisce a lungo con fuoripista per il saluto ravvicinato al pubblico e con selfie interminabili e di dubbio gusto. Gira con lo smartphone in mano e riprende tutti, come un bimbo curioso e un po’ fanatico.

Si riprende e poi danza, volteggia smanioso e arrogante rifacendosi dei fischi che gli hanno tributato volentieri per la sua assenza al defilée del giovedì al centro della capitale, presenti tutti i campioni del campionato per un bagno di folla, dimostrazione del nuovo stile dei nuovi padroni americani della F1. Era in relax a Mikonos nelle Cicladi, al sole, al mare, in barca, si è saputo. Ovunque fosse, stava già ruggendo all’idea di strappare tutti i trofei con una zampata da autentico campione, anche se la vicinanza di Bottas, ormai consolidata e cristallina, ci dice che di questi successi la gran parte va attribuita alla macchina, un diamante di potenza e affidabilità.

Bottas si guadagna ancora gli abbracci di fine corsa

del collega di scuderia, che lo ripaga della cortesia di quando lo ha lasciato passare all’uscita dei box, anziché ingaggiare un pericoloso corpo a corpo. Ma, ed è facile profezia, se il biondino che al posto delle labbra ha un taglio di lametta, continuerà a macinare traguardi ecco che anche nei suoi confronti calerà il gelo e Hamilton, permaloso e scontroso, mostrerà come è accaduto con Nico Rosberg la vera natura del suo carattere.

Hamilton e Bottas festeggiano con un selfie

Del resto Hamilton interpreta senza infingimenti l’asprezza delle corse nella massima categoria. Ripete il suo mantra: sono qui per vincere a tutti i costi. E si comporta con coerenza, verso tutti. Vettel sembra aver infilato una serie di sfortunate congiunture. E torna anche la polemica sulle scelte strategiche sbagliate dei box, stavolta infilate nel sacco nero dei misteri di cui non si deve discutere se non tra le mura domestiche. Blindate.

Lo si vede col muso lungo, Seb

 sempre diplomatico e accorto nelle analisi e nei giudizi e tuttavia imbronciato, insoddisfatto, provato da circostanze che mettono a dura prova la sua proverbiale meticolosità e il suo carattere mite ma anche determinato. Lo si è visto nel confronto anche troppo ravvicinato con Verstappen, torello scatenato, che ha ingaggiato una serie di sorpassi al limite del regolamento e della prudenza, a trecento all’ora, tra una curva e l’altra. L’olandese ha mostrato ancora una volta il carattere di ragazzo indemoniato e dalle sfumature forti, per niente intimidito dall’agone con un quattro volte campione del mondo, ed anzi incoraggiato forse proprio per questo a dare il meglio di sé.

Pericoloso avversario questo giovanissimo Max, talentuoso ma anche spericolato, quasi furioso negli assalti. Dovrà maturare prima che arrivino guai capaci di imporgli qualche cautela in più. Regolare ed efficace Ricciardo, partito quasi ultimo e rimontato fino a metà classifica dopo una gara tirata a lucido e meritevole di applausi. I gossip lo vorrebbero candidato a una monoposto Ferrari ma tutto lascia pensare che sia Lecler, astro nascente della Formula Due il predestinato a prendere, semmai dovesse lasciare, il posto di Raikkonen.

Ci vediamo tutti tra due settimane in Ungheria, una pista che sulla carta dovrebbe mettere a dura prova le Mercedes e favorire le Ferrari. L’unica cosa che si piò dire con certezza è che il campionato è aperto, e che il duello, Vettel contro Hamilton e viceversa, continuerà ad appassionarci.