Francesco Cavallini

Beatles o Rolling Stones? Pasta o pizza? Federer o Nadal? Le grandi domande della vita, che ci mettono di fronte al dubbio e alla necessità di scegliere. Come se le due opzioni fra loro fossero totalmente incompatibili. Bianco e nero, caldo e freddo, elementi in contrasto così evidente che l’idea di poter apprezzare entrambi risulta perlomeno complicate. Eppure si può ascoltare un disco dei Beatles anche essendo un fan degli Stones. E forse solo un nutrizionista potrà dire che pizza e pasta non si possono mangiare durante lo stesso pasto. E che male c’è ad essere un tifoso di tennis e apprezzare sia Federer che Nadal?

No, quello proprio non si può. Nel mondo dello sport 2.0, esacerbato dai tifosi da divano e da social network, un pensiero simile è paragonabile all’eresia. Roger O Rafa. La congiunzione E non è neanche ponderata. O si tiene per il GOaT (più grande di tutti i tempi) o per il Re della terra battuta. L’altro? Rispettivamente un pallettaro senza talento o una ballerina alla ricerca forzata dell’eleganza. Vie di mezzo? Non ne esistono. A meno di non tifare per Djokovic o Murray, ma a quel punto il discorso rischia di allargarsi e di portare alla mancata sopportazione di entrambi gli eterni duellanti.

Anche vederli insieme, Roger E Rafa (stavolta si può), giocare un doppio nella Laver Cup è fonte di ironia, di diffidenza. Persino di acredine. Chiaro, il nemico del mio nemico è mio amico, ma neanche quando si punta verso lo stesso obiettivo la rivalità viene meno. Quella esterna, sia ben chiaro, perchè in campo non è che i due diano segno di mal sopportarsi. Gli anni delle frecciatine sono passati, i due ragazzi sono diventati uomini e hanno capito che, se proprio non possono essere amici, non c’è nulla di male nell’apprezzare chi è forte più o meno quanto te. Eppure questo nella testa del tifoso non entra.

E per fortuna che la Laver Cup è stata vinta dall’Europa (contro un Resto del Mondo francamente poco competitivo) e che soprattutto la competizione appena nata non ha certo l’appeal e il seguito della Ryder Cup di golf, da cui prende ispirazione. Fortuna, dicevamo, soprattutto che il famoso doppio è finito bene. Non sono fatti per giocare assieme, Rafa E Roger (alterniamoli, così da non far torto a nessuno), ed il doppio non sempre è una somma di fattori e di talenti, anzi. Quindi può accadere che l’errore di uno vanifichi lo sforzo dell’altro. O che due dei migliori giocatori di tutti i tempi possano rimediare un sonoro 1-6 nel secondo set dalla coppia americana Querrey/Sock. Fosse stato un evento importantissimo, le accuse sarebbero volate. Mica in campo, eh, sul web.

Dove esistono pagine intitolate ai carneadi che hanno sconfitto inaspettatamente l’uno o l’altro, dove si creano luoghi di discussione che nascono come gruppi ironici ma in cui (soprattutto in concomitanza con gli Slam) si sviluppa un odio quasi viscerale per “il nemico” che annebbia qualsiasi capacità di discernimento sportivo. Risultato quasi ovvio di questo poco tennistico scambio di accuse, il salto della rete e la rissa virtuale, a colpi di ban, commenti e risposte. Tutto decisamente poco elegante.

E loro due? Come la prendono? Ridono, conversano amabilmente e, udite udite, si abbracciano alla vittoria del tie-break decisivo. Non saranno mai amici, perchè gli amici sono quelli che ti porti dietro da quando sei piccolo. Ma hanno deciso che possono non essere nemici, ma semplicemente rivali. La rivalità tra Federer e Nadal ha segnato un’epoca, come quella tra Borg e McEnroe (che non per nulla erano i due capitani delle squadre di Laver Cup), e non potrà mai essere derubricata a semplice coesistenza nello stesso periodo storico. C’è una vita di vittorie, sconfitte, scontri, polemiche, tutte cose difficili da dimenticare. E che, quando Roger e Rafa imbracceranno la racchetta per l’ultima volta, mancheranno a tutti. Anche a chi ora non vede l’ora che per uno dei due ciò accada.