Paolo Graldi

Passato alla storia il capitolo di Montecarlo 2017, dove il tedesco Sebastian Vettel con la Ferrari numero 5 si è incoronato a pieno merito campione di guida perfetta, ma anche di intelligenza agonistica e alla fine di generosa simpatia verso la squadra. Un capitolo da portare subito alla leggenda della massima categoria della velocità per la doppietta della casa di Maranello, con il finlandese Raikkonen buon secondo (era partito in pole,) in attesa da sedici anni d’essere celebrata. Smaltiti i mal di pancia per la strategia dai box (per qualcuno ha favorito Vettel e penalizzato il suo compagno di scuderia), ecco che il Mondiale riprende sulla pista del Canada.

Certo, quel che è successo domenica 28 maggio nel toboga più affasciante e contraddittorio ha messo nel paniere della Rossa un vantaggio di venticinque punti per il tedesco e riammesso il finlandese in sella proprio quando ricominciavano a circolare voci sul suo rendimento discontinuo e, dunque, anche sul suo possibile fine corsa a fine campionato. Per Raikkonen non esiste la differenza tra un sorriso e la bocca all’ingiù e non è possibile cogliere nelle sue espressioni indicazioni sul quel che pensa davvero: è apparso molto insoddisfatto del risultato finale ma si è riservato di commentare il sorpasso del compagno dopo aver analizzato la gara. Il commento, poi, non è arrivato, confermando la natura di Ice Man, a suo modo gelido ma anche diplomatico. E’ sicuro che spera nella riconferma ed anche coloro che non lo hanno in simpatia (ma va detto che i sondaggi lo danno come il più amato dei piloti in carica assieme ad Alonso) oggi non sembrano così determinati nel preferirgli un altro.

Esperti e sornioni come Leo Turrini, che nel Circo hanno visto e vissuto di tutto, lo difendono a spada tratta e sarebbero disposti a farsi da parte solo se la Ferrari con il suo famelico capintesta Marchionne puntasse su un giovane alla Verstappen per allevarlo alla gloria e in una prospettiva non ravvicinata a succedere a Vettel.  Al quale, è evidente, per il momento vanno le discrete e tuttavia palesi (scusate l’ossimoro) simpatie del Vertice, anche perché i numeri gli danno ragione. Del resto Marchionne, che non la manda a dire, si sa come la pensa: o il vecchio leone porta a casa punti e podi, insomma punti anche per il mondiale costruttori che alla casa di Maranello porta risorse e fama rinnovata, oppure a malincuore bisognerà guardare altrove. I piloti che sognano di sedersi davanti a quel volante sono molti, se non tutti. Non è certo la scelta, contratti permettendo, a mancare.

Festa in casa Ferrari dopo la doppietta a Montecarlo

A Montreal si torna ad una pista in cui a contare sono la velocità e il grip, dove, nei passati GP, si è visto che la battaglia alla pari tra Mercedes e Ferrari offre risultati alterni e dove la zampata di Hamilton (umiliato a casa sua domenica scorsa) tornerà a risuonare minacciosa nell’aria. Vettel è in vantaggio e tuttavia il Mondiale è apertissimo, nonostante quelli di Stoccarda abbiano masticato amaro due volte: Bottas si è mostrato più guizzante, preciso e aggressivo del compagno, la vettura dell’inglese sculettava indecorosamente senza permettergli di forzare su quei tornanti micidiali. In queste due settimane, c’è da giurarci, Toto Wolf, team principal dal sorriso dolce ma dalla mano d’acciaio in guanto di velluto, non darà tregua a nessuno: ingegneri, meccanici, piloti, tutti giù a testa bassa per inseguire la lepre rossa e rimettere a posto le ambizioni di quel ragazzone che canticchia “bravi ragazzi” e sogna il suo quinto mondiale. Il Mondiale entra nel vivo, le due prime squadre hanno dimostrato una netta superiorità sul resto del Circo e tuttavia la Red Bull dà importanti segni di ripresa e Ricciardo, dopo cocenti frustrazioni subite dal nuovo acquisto olandese, sembra respirare ambizione a pieni polmoni.

La corsa del principato, come d’abitudine, ha regalato poche emozioni: fa premio su tutto la cornice, l’estro e la straordinarietà di un fenomeno irripetibile, andare a trecento all’ora su una fettuccia d’asfalto che a malapena contiene le ruote. Adesso occorre che la Formula 1 oltre alla competizione in sé ritrovi il senso dello spettacolo pieno e avvincente, si scrolli di dosso certi lunghi momenti di noia dove gli unici a rimanere svegli, per forza di cose, sono i piloti in gara. E forse neanche tutti.