Redazione

 

Mercedes come ai bei tempi, Ferari tradita dalle gomme. Sfortuna? Troppo facile. Vettel compromette la gara in qualifica e poi alla prima curva, quando, sorpreso da Verstappen, ha perso terreno e cambiato strategia. Il ferrarista ha sorpassato l’olandese ai box, ma al diciannovesimo giro. Prima del previsto. Una scelta pagata carissima.

Prevedibile, sin troppo, la vittoria di Hamilton: correva in casa, con la macchina migliore del lotto. Morale a mille e feeling con la monoposto come due fidanzati a San Valentino. Il suo passo gara è di un altro pianeta. La Ferrari ha fatto quel che doveva e poteva. Correre di conserva, a caccia del podio, per limitare i danni in classifica generale: missione compiuta sino a sette giri dal termine quando prima Raikkonen (secondo) e poi Vettel (quarto) si ritrovano con le gomme a brandelli. E chiudono terzo e settimo.

Chi di gomma ferisce, di gomma perisce?

La Ferrari conta sulla proverbiale affidabilità di una monoposto che non mastica le gomme e sulla pulizia di guida di Vettel e Raikkonen, chiamati a una gara di contenimento più che di assalto. Non a caso, programmano la gara su un pit stop, confidando sul blister che logorasse le gomme delle frecce d’argento. Invece accade esattamente il contrario.

La Ferrari, che ha sempre gestito le gomme meglio degli altri, soffre i trecento chilometri a tutta velocità di Silverstone. Questione di assetto? Ipotesi non campata in aria. In Gran Bretagna il set up prevede un passo più corto e un peso maggiore sull’avantreno. Proprio dove sono sorti i problemi. Entrambi i crack avvengono sulla ruota sinistra. Niente succede per caso.

Cosa è successo alle anteriori sinistre?

La domanda va girata alla Pirelli. Non un grandissimo lavoro, sinora. É inaccettabile, in generale, vedere monoposto ridotte così. Le gomme di tutte le F1 hanno più bolle di chi è colpito dalla varicella. Non deve succedere. Eppure in Ferrari a dispetto dello scorso anno, gli pneumatici mostravano continuità di rendimento. Sino al collasso odierno. Orbene, la Pirelli ha qualche spiegazione? Se in Austria il fattore caldo rappresentava una discriminante, sul fresco di Silverstone non c’è giustificazione. In attesa di capire cosa sia successo, l’unica certezza è che il “tesoretto” è andato in fumo. Mondiale costruttori servito alla Mercedes su un piatto d’argento e lotta per il titolo piloti totalmente riaperta.