Paolo Graldi

L’immagine di sintesi assoluta del primo Gran Premio del Mondiale di Formula 1, a Melbourne in Australia, sta in quei due pugni rabbiosi scagliati da Toto Wolf, team principal di Mercedes, sul tavolo di fronte al video dove avveniva  plasticamente rappresentato l’errore della casa di Stoccarda nel decidere il cambio gomme a Lewis Hamilton: un errore di strategia, consistito nell’aver anticipato il pit stop del campione inglese, ciò che ha consentito a Sebastian Vettel di prendersi la prima posizione e di non mollarla più fino al traguardo. In quei pochi istanti è racchiusa la storia del GP australiano e la fine del lungo digiuno ferrarista dal primo gradino del podio. Un istante più avanti la rigida consegna del silenzio, osservata militarmente per mesi da Maranello e dalle sua truppe ad ogni livello, si è aperta in un grido liberatorio di gioia che ha accolto come in un abbraccio infinito le parole di Vettel, uscite da quel piccolo abitacolo come un inno alla amicizia e di ringraziamento “ a tutti i ragazzi” per il duro lavoro che ha consentito questa “vittoria di tutti noi”. Una vittoria meritata, conseguita con caparbietà non solo su quell’asfalto infido e poco generoso ma da mesi di oscuro e intenso lavoro, tutto italiano, nelle officine del paesotto modenese celebre nel mondo per il suo cavallino rampante. Poi c’è Vettel: campione assoluto, compresso nella sua classe con quattro titoli sulle spalle come stelle da generale di corpo d’armata e ora, finalmente, liberato da un maleficio che durava da cinquemila giorni, un tempo infinito, riottoso e perverso. Le paginate in rosso dei quotidiani, quelli sportivi e quelli generalisti, riscoprono oggi il piacere di vedere quell’oggetto magnifico e leggendario nel nome e nella storia che si porta dentro sfrecciare per primo sotto la bandiera a scacchi.

trionfo-ferrari-melbourne

Vettel e Hamilton sul podio

F1 più aperta

Così il Mondiale, racchiuso nella guerra domestica tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton, tutta condita di sgarbi e sgambetti in pista e nel paddock, si apre a una competizione più larga e ad ammettere che ci guadagna il Circo è lo stesso Wolf, generoso a parole e tuttavia non abituato a dover condividere il podio con altri pretendenti al titolo. Sì, perché se le tappe sono venti e può ovviamente succedere di tutto in questo sport più che in altri, è altrettanto verso che le Frecce d’Argento hanno gareggiato su altri tempi e guadagnato ben altri traguardi in questi ultimi anni, saltuariamente avvicinate dalle Ferrari e dalle Red Bull del coriaceo Verstappen, un baby fuoriclasse ormai indiscusso, e Ricciardo, sfortunato nell’esordio proprio davanti al suo pubblico. Fuori Rosberg che si è goduto la corsa dalla sua bella casa di Montecarlo con in braccio la figlioletta, godendosi il funo sotto le ruote dell’ex rivale di una vita, va detto che il finlandese Bottas, il biondino dallo sguardo ceruleo e privo di sorriso, non ha sfigurato riuscendo anzi a tenere alle spalle il suo connazionale e gelido competitor in rosso Raikonnen, veloce ma non quanto bastava per mettere i piedi sul podio, guastando la festa alla Stella tedesca.

La Mercedes di Valtteri Bottas

 

NUOVO CICLO VINCENTE?
E’ presto, naturalmente, per cantare vittoria. Le tappe sono ancora tante ma fin d’ora si capisce che la Ferrari dei Settant’Anni si è infilata in una nuova storia, forse addirittura in una nuova epopea, capace di riportarla ai fasti leggendari del passato. I piloti ci sono e la macchina pure: la squadra risente di un bel clima, Arrivabene con le sue poche parole e le prediche sull’umiltà e i piedi per terra è riuscito a formare un plotone di esecuzione che spara con la giusta mira e centra il bersaglio. Mercedes e Red Bull non si faranno pregare e c’è da aspettarsi già dal prossimo confronto un duello a sei molto ravvicinato. A sei, appunto. Anche la nuova F1 risente di una vistosa disparità tra le prime scuderie e le seconde, quasi che sulla medesima pista e nella stessa corsa si giocassero due Gran Premi per due categorie diverse per potenza dei mezzi e classe dei piloti, forse fatta eccezione per Massa, tornato sull’asfalto più veloce quando aveva già imboccato il viale del tramonto e per Fernando Alonso, che di classe ne ha da vendere ma non può spenderla su una monoposto che non riesce a stare in pista.I trionfi più ancora delle sconfitte in questo sport del limite che non ha limiti si dimenticano presto, sopraffatti da un calendario spietato, fino all’ultimo metro, fino all’ultimo respiro. Consola non poco, per intanto, che il rosso fiammeggiante della più bella macchina del mondo sia tornata in vetta. E l’augurio è che ci torni presto, avversari permettendo.

Fernando Alonso, 35 anni. E’ tornato in McLaren nel 2015