Francesco Cavallini

A volte il pilota non basta. Anzi, accade spesso che gli sforzi di chi guida le monoposto vengano vanificati da rotture o da errori della squadra. E in questo la Ferrari è purtroppo maestra, con ben tre campionati mondiali gettati alle ortiche negli ultimi anni per problemi tecnici o per decisioni errate del muretto rosso.

2006: Schumacher e un finale da tragedia

Il Mondiale 2006 sembra essere per la Ferrari quello della riscossa. Le Rosse si scrollano di dosso la pessima annata precedente, la prima senza titolo dal lontano 1999, e Schumacher, con l’aiuto di Massa, battaglia con le Renault di Alonso e Fisichella per tutta la durata del campionato. Il tedesco, che nel bel mezzo del calendario annuncia il suo ritiro a fine stagione, vuole chiudere col botto e pare in grado di riuscirci. Alla penultima gara, il Gran Premio del Giappone, il Kaiser è serenamente in testa davanti ad Alonso, ma il suo motore cede di schianto a 17 giri dalla fine e Schumi lascia vittoria e testa del campionato allo spagnolo. Non tutto è perduto, perchè in Brasile Alonso (a cui per vincere basta andare a punti) si qualifica quinto. Peccato che Schumacher sia costretto ad abbandonare la terza sessione di prove per un problema di pressione del carburante sulla sua vettura e a partire decimo. Arriverà quarto, mentre Alonso conquista tranquillamente il suo secondo mondiale giungendo secondo alle spalle di Massa.

2008: Massa, il motore e un rifornimento da dimenticare

Nel 2007 le Rosse si rifanno grazie a Kimi Raikkonen, che vince un Mondiale rocambolesco all’ultima gara, sfruttando i guai di Lewis Hamilton in Brasile. L’anno successivo accade la stessa cosa a parti invertite, con l’inglese che conquista il suo primo campionato all’ultima curva davanti a Felipe Massa. Che il Mondiale lo perde in Brasile, ma dopo un paio di errori in altri GP che, se evitati, avrebbero consentito al brasiliano di portare a casa la vittoria finale. Il primo è il più classico dei motori saltati, a tre giri dalla fine di un Gran Premio d’Ungheria dominato. Il secondo è a Singapore, quando durante un concitato rifornimento per sfruttare la safety-car, Massa riparte con il bocchettone della benzina ancora attaccato, trascinando a terra uno dei meccanici, e si ritrova ultimo, finendo il GP fuori dalla zona punti e regalando di fatto la possibilità a Hamilton (che vince la gara successiva in Cina) di aggiudicarsi il Mondiale con un semplice quinto posto a Interlagos.

2010: Alonso e una strategia Ferrari rivedibile

Nel 2010 Fernando Alonso e la sua Ferrari arrivano all’ultima gara, il GP di Abu Dhabi, con 8 lunghezze di vantaggio su Mark Webber e addirittura 15 su Sebastian Vettel. Il Mondiale va però proprio al tedesco, che vince la gara di Yas Marina e con i 25 punti del primo posto sopravanza sia il compagno di squadra, giunto ottavo, che soprattutto Alonso, che si ferma a 252 contro i 256 del pilota della Red Bull. Allo spagnolo sarebbe bastato un quarto posto, che sembra agevolmente alla portata della sua Ferrari che parte terza, ma è una strategia sbagliata a costargli il campionato. Alonso si ferma troppo presto e resta imbottigliato nel traffico, con Petrov che gli fa a lungo da tappo e gli impedisce di recuperare posizioni. Il sesto posto finale dell’asturiano regala il primo Mondiale a Vettel e l’ennesima cocente delusione alle Rosse.