Paolo Graldi

Ferrari sotto i gradini del podio a Suzuka, il serpente d’asfalto più bello d’oriente, quarto Vettel e quinto Raikkonen. I due rossi meritavano di più. Hanno guidato bene, benissimo. La squadra, quella invocata da Maurizio Arrivabene come il bene supremo della casa di Maranello, ha sciupato almeno un paio di occasioni giocando male con le strategie delle gomme, quelle gomme che oramai fanno il bello e il cattivo tempo in Formula Uno. Sorpassi da bacheca e da albo d’oro per il tedesco e il ritrovato ritmo di Ice Man non sono bastati a portare almeno uno dei due sul podio. Le prestazioni della vigilia, l’avvicinamento alle frecce tedesche di Hamilton e di Rosberg si sono dissolte lungo una gara tuttavia ricca di colpi di scena e di confronti ravvicinati mozzafiato. Penalizzati di cinque posizioni il finlandese per la sostituzione del cambio e il tedesco per l’incidente in Malesia i ferraristi continuano a recitare il copione della fiducia e recitano il mantra che un giorno verrà, ma guardando ormai alla prossima stagione.

Marchionne, per vincere servono investimenti

Ha ragione Leo Turrini che non le manda a dire: la Mercedes dal 2010 al 2013 ha speso un miliardo per lo sviluppo della vettura , si è impegnata allo spasimo senza badare a spese, ad acquisti di tecnici a mezzi come la galleria del vento. E questo, semmai si trovasse un postino disposto a recapitare il messaggio, è quel che si dovrebbe far sapere a Marchionne il quale vuole vincere, riportare la Ferrari ai trionfi del passato ma tenendo sostanzialmente le mani in tasca, cambiando qualche uomo di prima e seconda fila ma un po’ come si fa nelle compagnie di giro quando qualche attore non riesce a imparare la parte a dovere e il pubblico se ne lamenta e il botteghino piange. E’ vero che la casa di Maranello dà segni di scuotersi dalle molte vicissitudini avverse e bisogna ammettere che in più di una circostanza la sfortuna – che però fa parte del gioco, soprattutto se è pericoloso – ci ha messo del suo mandando in fumo o in frantumi sogni e bisogno di gloria. Abbacchiati ma irriducibilmente affezionati a quei due gioielli continueremo ad amarli ma quasi rassegnati ad aspettare tempi migliori, sperando che non tarderanno a venire. I piloti, Vettel in particolare, in pubblico ostentano serenità ma il rumore della delusione si sente e fa male. Una volta sono le gomme, una altra un pezzo che si rompe, un’altra ancora le gomme sbagliate: insomma in casa Ferrari non c’è ormai quasi corsa che non ci regali qualche brandello di rabbia o di disincanti.

LA GARA DEGLI ALTRI
Degli altri si fa presto a dire. I redbulli Verstappen e Ricciardo giocano alla grande la partita della rimonta. La squadra li aiuta, vive un momento di gioia sportiva e di rinascita tecnica. Tra loro gli idilli sono finiti ma il giovane brufoloso che può fare ancora a meno del rasoio si lancia in zampate terribili e senza aver riguardo per nessuno, come ha dimostrato sul finire di una appassionante galoppata con Hamilton che per non andare a sbattere ha scelto una scorciatoia e ha perso così, dopo una partenza disastrosa e una rimonta esaltante, la possibilità di arrivare a ridosso dell’arcinemico Nico, in galoppata solitaria verso il terzo trionfo consecutivo e in costante avvicinamento al suo primo titolo iridato. La faccia Hamilton ai box dopo la gara e perfino sul podio, l’espressione degli occhi da cane bastonato ma ardente di furore represso mostrano un uomo fiaccato nella baldanza, quella stessa che gli ha procurato malcelate antipatie di mezza stampa specializzata per lo sprezzo di certe arroganti risposte. L’inglese soffre, soffre come se avesse un canino cariato e le guance gonfie per l’infezione: vede il biondino di Monaco che è ormai a 33 punti di vantaggio e, sullo sfondo il titolo. Quel titolo che prima della estate Lewis sembrava già tenere se sé e senza contendenti, neppure quelli in casa. Adesso è furioso e abbacchiato insieme, il suo ego iperftrofico che lo fa sentire sempre su un podio, anche quando va a fare la pipì, si appanna, gli fa perdere lucidità e brillantezza. Tutti fattosi che dispongono a decisioni poco meditate e dunque ad errori. E a questo del campionato gli errori, tutti, anche quelli piccoli, costano caro. Mancano quattro gare, la corsa al titolo è apertissima ma Nico, che pure ha sofferto di depressioni, cammina a un metro da terra sfoggiando un permanente sorriso, come se tra gli sponsor avesse una casa che produce dentifrici.

PER IL TITOLO E’ BATTAGLIA IN CASA MERCEDES
Nella casa di Stoccarda, tra le mille occhiate complici di Lauda e Wolf si osserva la lotta tra i due piloti messi a regola con nuovi ingaggi più severi, ma non è difficile immaginare che riuscire a portare in Germania, alla Mercedes, che sta a Stoccarda, che è una casa tedesca che vende ne l mondo macchine da strada un pilota tedesco, dopo aver gratificato l’inglese per ben tre volte, sarebbe un colpo da maestri. Per intanto quei volponi si sono aggiudicati con largo anticipo il Campionato Mondiale costruttori che vale un bel po’ di soldini e una vetrina cosparsa di brillanti. Hanno investito un sacco di soldi, hanno speso bene in capitale umano e continuano a essere vincenti. Chissà che non sia questa la formula vincente della attuale Formula Uno. Da suggerire sottovoce a Sergio Marchionne. Mi sembra di sentirlo: “Lo so, lo so, lo so”.