Redazione

Il flipper di Singapore rischia di costare il Mondiale alla Ferrari. Su una pista che nei primi minuti di gara è stata bagnata dal più classico degli acquazzoni sub-tropicali, Vettel aveva la possibilità di fare un’ottima gara, sfruttando la pessima qualifica delle Mercedes e le poche possibilità di sorpassare offerte dalla suggestiva pista di Marina Bay. Bastava superare indenni (e da primi in graduatoria) la prima curva. Ecco, appunto. Quando le luci si spengono, ecco il patatrac. Partenza lampo di Raikkonen, lotta tra Vettel e Verstappen e poi…

Una partenza contestata che può costare un Mondiale

E poi un bel giro sulle macchine a scontro, che in qualche secondo fa fuori le due Rosse, l’olandese e, neanche a dirlo, il povero Alonso, che ormai a non completare i Gran Premi ci ha fatto l’abbonamento e che stavolta sembrava anche poter dire la sua, almeno all’inizio sulla pista bagnata. Di chi è la colpa? Difficile dirlo con certezza, al punto che i commissari ritardano l’inchiesta a fine gara, sfruttando il fatto che tutti i piloti coinvolti erano già diretti verso il paddock con delle facce non esattamente molto allegre.

Il replay aiuta, ma fino ad un certo punto. Vettel parte da destra e, come immaginabile, chiude a sinistra verso Verstappen. Che nel frattempo si è gettato a destra, cercando di superare e chiudere a sua volta. Fin qui tutto bene, ma nè il tedesco nè l’olandese hanno fatto i conti con Raikkonen, che punta tutto a sinistra e supera all’esterno il pilota Red Bull. In questo preciso istante, nessuno ha fatto nulla di strano. Ci pensa Verstappen, che, stretto tra le due Ferrari, invece di frenare cambia di nuovo direzione (vietato), tocca la ruota del finlandese e innesca la carambola che fa terminare il GP di tutti e tre dopo neanche un centinaio di metri.

Di chi è la colpa?

Che il pericolo pubblico numero uno, anzi numero 33, fosse l’olandese si sapeva, ma nessuno, neanche Hamilton, che a quel punto ha avuto la strada spianata per la più semplice delle vittorie, avrebbe mai pensato ad un epilogo del genere. Nel mesto percorso di ritorno Vettel e Verstappen non si incrociano, Raikkonen si limita a seguire il ragazzaccio con uno sguardo torvo ben nascosto dal casco, che Kimi si toglie solo una volta raggiunti i box. Sembra una riedizione di Spa 1998, con l’inchiodata di Coulthard davanti a Schumacher che alla fine costò il mondiale al tedesco. E sicuramente ogni decisione della commissione disciplinare farà discutere.

Manovra rischiosa Ferrari? Senza dubbio, la tenaglia è stata studiata a tavolino. La Ferrari di Vettel forse parte peggio del previsto, mentre non si può dire lo stesso del suo compagno di box, che senza il contatto probabilmente avrebbe addirittura affrontato la prima curva in testa. Stretto tra le due rosse, cosa può fare Verstappen? In teoria alzare il piede, ma non è la prima volta che sulla vettura dell’olandese il freno non pare proprio essere stato installato. Sicuramente non doveva cambiare direzione, manovra che in sede di inchiesta rischia di costargli qualche punto sulla patente, una multa e probabilmente una penalizzazione in griglia nel prossimo GP. Con il senno di poi, forse per Vettel era meglio stargli lontano.

Hamilton re di Singapore

Chi ride sotto i baffi è Ginetto, che tra incidenti e safety car ci mette due ore, il massimo consentito (a proposito, bello il circuito cittadino, ma vie di fuga meno di zero), ma alla fine porta a casa i 25 punti più benedetti della stagione. Tra l’altro su una pista che per caratteristiche favoriva le Rosse e dopo una sessione di qualifiche non proprio esaltante. Verrebbe da dire che per Hamilton è l’anno buono. Di certo è stato il Gran Premio perfetto. Ora ha ventotto lunghezze di vantaggio sul tedesco, può anche permettersi di non andare a punti in uno dei prossimi appuntamenti e manterrebbe comunque la vetta della classifica. Per la Ferrari delusione enorme, ma ci sono ancora sei gare. E Singapore insegna. A ogni curva può accadere di tutto. Soprattutto se di mezzo c’è Crazy Max, aggiungono sconsolati a Maranello.