Redazione

Quello di Austin per la Ferrari è il weekend dei rimpianti. Quello in cui è apparso evidente che i punti che separano Vettel e Hamilton, ormai lanciato verso la soglia della matematica certezza del titolo, non corrispondono esattamente ai valori in campo. Che sono figli del trittico terribile, dei patatrac a Singapore, in Malesia e in Giappone, tra incidenti, candele e qualificazioni mancate. Le rosse negli USA sono vive e vegete, anche su un circuito che in teoria favorisce le Frecce d’Argento. E viene da chiedersi cosa sarebbe potuto accadere su piste amiche per la Ferrari, se la lotta fosse stata ad armi pari, o almeno tra vetture funzionanti.

La Ferrari è stata competitiva su una pista non favorevole

La gara in sè non dice molto, anche se la partenza fa ben sperare quando Vettel sorpassa Hamilton. Che però con un colpo di DRS si riprende la vetta e la molla solo per un pit-stop. Il distacco non è eccessivo, ma le prestazioni sul circuito statunitense sono troppo legate al consumo delle gomme per essere validi indicatori della differenza tra le due vetture. Quel che è certo è che Hamilton infila Vettel, ma Raikkonen rende la pariglia a Bottas, in uno dei tanti sorpassi su di una pista che avrà anche tanti difetti, ma che almeno regala scontri interessanti (e, stranamente, nessun incidente degno di nota).

Vince Hamilton davanti a Vettel, Raikkonen terzo…a tavolino

L’ultimo dei quali, quello tra Vettel e lo stesso Bottas, termina con un sorpasso clamoroso del tedesco in fase di doppiaggio della McLaren di Vandoorne. Chi ci rimette, alla fine, è Raikkonen, che per mantenere un filo di speranza di aggiudicarsi il mondiale, cede la posizione al compagno di squadra e poi si vede soffiare anche il podio all’ultimo giro dal solito incontenibile Verstappen. Salvo poi presentarsi comunque sul podio, perchè i commissari infliggono cinque secondi di penalità all’olandese per aver tagliato la chicane nel sorpasso finale.

Con nove punti Lewis può essere campione già in Messico

Altri cinque punti in cascina per Hamilton, che può adagiarsi su un vantaggio cospicuo e godersi l’estremo tentativo di Vettel di riavvicinarsi alla vetta della gara (e di conseguenza del mondiale). Il campionato costruttori, quello sì, va matematicamente alla Mercedes. Per quello piloti ci sarà da attendere almeno una settimana. Non è il caso di fare calcoli, ma si sa, il rimpianto spunta quando meno dovrebbe. E considerando che nelle tre gare precedenti almeno una quarantina di punti dei 66 di vantaggio sono stati decisamente regalati a Hamilton, la rabbia monta forte sul muretto Ferrari. Ora non c’è scampo, bisogna vincere in Messico, in Brasile e ad Abu Dhabi, nella abbastanza vana speranza che Hamilton faccia meno di nove punti in tre gran premi.

Guardarsi indietro però non serve, il team di Maranello può solo lanciare la volata e cercare di lottare fino alla gara numero venti. Vista la classifica prima di Singapore, comunque una delusione. Quattro gare e tre weekend pessimi dopo, un mezzo miracolo.