Redazione

La F1 è, per eccellenza, lo sport dove il denaro (s)corre a fiumi. E a volte, è più importante possedere i soldi del talento. La storia dei “piloti con la valigia” è lunga e ricca di personaggi, ma, a poche settimane dalla prima bandiera a scacchi, si arricchisce, in tutti i sensi, di nuovi protagonisti. La Williams, dopo aver lanciato Stroll, figlio di un potentissimo uomo d’affari canadese, potrebbe ripetersi: e ci riprova con Sirotkin, campione europeo di Formula Abarth nel 2011, che a soli ventidue anni esordirà in F1. Quando si dice il talento…

Sirotkin, ma non solo sponsor

Sirotkin è l’ultimo di una lunga serie. In realtà, per arrivare in F1, oltre al talento servono anche solidissimi appoggi economici e finanziari. Se si dovesse escludere a priori chi ha con sé una dote, la massima serie motoristica a quattro ruote avrebbe rinunciato a gente come Senna, Lauda e Alonso. Con una corposa differenza, però: i tre campioni del mondo non hanno dovuto sborsare un euro. Le aziende hanno imposto la loro presenza, scommettendo, giustamente, sul loro talento. Non il caso di Stroll e di Ericsson, che prendeva diversi decimi a giro da Wehrlein solo perché pesava di più. Anche il suo portafoglio, evidentemente, lo era visto che ha scalzato comunque il suo compagno di squadra, che resterà in orbita F1, ma con un ruolo diverso: torna in Dtm e collauderà la Mercedes. Nessuno scandalo: del resto, Ericsson e Sirotkin sono in buona e numerosa compagnia.

Hector Rebaque, irraggiungibile

La palma d’oro del pilota con la valigia è però senza dubbio di Hector Rebaque, di diritto sul gradino più alto del podio. Pilota messicano di modestissimo talento ma dal portafoglio a fisarmonica. Il padre, per capirsi, prestava i soldi al governo messicano in caso di necessità. Figurarsi se non poteva permettersi di accompagnare il figlio a correre sulle automobili. Una passione frustrata dall’esordio in pista: sulla Hesket, a Spa. L’università del circuito lo boccia inesorabilmente, ma lui va…al recupero anni scolastici. Compra una squadra, la fonda e s’iscrive al Mondiale. Pilota della Scuderia Rebaque. Risultati? Un punto in due anni. Brabham però lo affianca a Piquet e gli concede l’ultima chance. Ovviamente sprecata. Si ritira dopo aver collezionato tredici punti iridati in cinque anni. Non male. Peggio. Del resto, era un hobby, mica uno sport professionistico…