Redazione

Nobody Likes Trump. O almeno, il quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti non è molto simpatico (eufemismo) al gotha dello spettacolo e dello sport, che non perde occasione di manifestare questo sentimento. Basti pensare alla lunghissima lista di stelle della musica che hanno deciso di declinare l’offerta di Mr Don di suonare al suo inauguration party a inizio anno. Le defezioni sono continuate e sembrano non voler terminare.

Gli ultimi in ordine di tempo a fare uno sgarbo a Trump sono i Golden State Warriors, freschi vincitori del loro quinto titolo NBA. È infatti tradizione che i vincitori dell’anello vengano ricevuti con tutti gli onori (e nel caso della presidenza Obama con qualche tiro a canestro) alla Casa Bianca, ma la NBC ha diffuso una notizia secondo cui i californiani avrebbero deciso di non presentarsi alla festa in loro onore, citando le politiche discriminatorie dell’amministrazione Trump. El Donaldo, che in quello stesso giorno ha scherzato nei giardini di Pennsylvania Avenue con i giocatori della Clemson University, campione del torneo NCAA di Football, aveva scatenato un caso istituzionale dando il suo endorsement ai Patriots prima del SuperBowl, ma non si è mai schierato apertamente per quel che riguarda la palla a spicchi.

Di questa scelta polarizzante non sarà felice il Commissioner NBA, Adam Silver, che aveva già fiutato gli umori e ancor prima dell’inaugurazione di Trump aveva rivolto un appello preventivo a tutte le franchigie affinchè rispettassero la tradizione inaugurata da Kennedy nel 1963. Silver probabilmente immaginava che uno tra LeBron James, noto supporter di Hillary Clinton, e Steph Curry, compagno di golf di Obama e in rappresentanza della democratica West Coast, avrebbe alzato il trofeo e temeva ripercussioni politiche. E i fatti dimostrano che non aveva certo torto.