Paolo Graldi

Lo champagne iridato è rimasto tappato in bottiglia: Interlagos ha regalato a spettatori e piloti acqua a catinelle e uno spettacolo con scene da brivido e un singhiozzo scandito da quattro safety car e due stop. E qualche brivido vero: Raikkonen è svirgolato sul rettilineo del traguardo e rimbalzato come un biglia da biliardo impazzita dall’una all’altra parte della pista mentre chi lo seguiva riusciva a scansarlo per puro miracolo. Una mano dal cielo si è stesa su tutto il gran premio del Brasile evitando botti da funerale e innalzando il livello dello spettacolo, quasi involontariamente, a livelli mai visti. Così come mai visto prima all’opera un giocoliere sull’acqua come Max Verstappen che guida sul bagnato come sull’asciutto inventando traiettorie proibitive e infilando uno ad uno tutti gli avversari fino a sfiorare il gradino più alto del podio. Il quale gradino ha meritatamente ospitato il mugugnante Hamilton, scuro in volto (ossimoro) che porta a casa altri punti e accorcia a dodici la distanza dal suo ex amico ed ora rivale totale Nico Roseberg, il biondino tedesco-monegasco che sogna ancora il titolo ma dovrà aspettare Abu Dabi tra due settimane e sperare di non arrivare oltre il terzo posto, considerando che Lewis vuole a tutti i costi vincere ancora.

Kimi Raikkonen fuori pista a causa della pioggia

Kimi Raikkonen fuori pista a causa della pioggia

Un Gp condizionato dal temporale

Insomma, una corsa travagliata, all’inizio da buttare via nel cestino e poi, nonostante la direzione di gara sempre prudentissima, vivacizzata da una infinita serie di colpi di scena, complice una pioggia incessante che sollevava colonne d’acqua ad ogni passaggio oscurando totalmente la visuale a chi seguiva. Un circuito pieno di curve flagellato dal temporale ha portato al traguardo un discreto numero di vetture ed i piloti, alla fine, hanno candidamente ammesso di non sapere come diavolo erano riusciti a uscire da quella bomba d’acqua ancora sani e salvi. Brividi tanti. Il ferrarista Kimi ha portato a casa la pelle davvero per l’intercessione di un santo in Paradiso, spedito da Maranello: la sua Rossa ha volteggiato a trecentotrenta all’ora come una biglia impazzita e nessuno saprà mai spiegarsi come tutti gli altri siano riusciti ad evitarlo. In quei paraggi, là dove si entra nella pit lane, pochi giri dopo ha carambolato anche Massa.

OBRIGADO MASSA
Felipe, al suo ultimo Gran Premio di casa, sperava di vincere, o almeno di far bene davanti a un pubblico che lo adora e ha riempito le tribune di “obrigado Massa” grazie Massa. E lui, piccolo e bagnato fradicio come un pulcino è sceso dalla macchina, si è steso sulle spalle la bandiera nazionale e ha iniziato una lunga passerella per salutare il suo pubblico, stropicciandosi gli occhi per asciugare lacrime vere, dolenti, appassionate, prima di ricevere l’abbraccio tenero e caldo della moglie e del figlio che gli sono corsi incontro per sostenerlo in quella ultima, faticosissima passerella. Amato, stimato, benvoluto, il campione ex Ferrari che nel 2008 non vinse per un soffio il mondiale proprio qui a casa, davanti alla sua gente per un malefico guizzo di Hamilton che superò Vettel scombussolando la classifica quando già ai box il padre di Felice stappava champagne. Sempre leale in pista (dovette farsi superare da Schumacher per ordine della scuderia: il tedesco doveva vincere il mondiale), disponibile al dialogo con i giornalisti, non sempre fortunato, (l’incidente in Ungheria con il bullone volato via dalla macchina di Barrichello), Felipe Massa è già un rimpianto amaro in un mondo che si è incattivito (lo ha ammesso lui stesso), dove la pioggia di soldi agisce da lente deformante e spesso trasforma gli avversari in nemici.

Le lacrime di Felipe Massa

Le lacrime di Felipe Massa

HAMILTON VS ROSBERG, VERSTAPPEN TERZO INCOMODO
Vedi Hamilton versus Rosberg. Tra i due, si è detto, la partita si chiuderà forse all’ultimo giro dell’ultimo Gp e probabilmente sarà il biondino a portarsi via il titolo dei piloti per quest’anno, anche se il fighetto inglese resta un manico di eccezionale, unica potenza. Va forte, fortissimo, in gara sbaglia poco, pochissimo e vince tanto, tantissimo. Ha un carattere che può non piacere e a tanti non piace, il suo stile di vita talvolta lascia perplessi perché manca di sobrietà e di equilibrio, ma di classe speciale, ne ha da vendere, su qualsiasi mercato lo portiate. Primo e secondo, Lewis e Nico anche sotto il diluvio di Interlagos con un terzo incomodo, Max Verstappen che ha lasciato tutti a bocca aperta e che se non fosse stato per un errore clamoroso dei box di imporgli un cambio gomme che lo ha costretto a una rimonta selvaggia avrebbe di certo fatto sentire il suo fiato sul collo di Hamilton, visto che Rosberg lo aveva già superato. L’irruenza giovanile dell’appena diciottenne figlio d’arte, giocare con quei bolidi come se si trattasse di go-kart gli ha attirato mille critiche e qualche solida antipatia. Ma è anche vero che alcuni sorpassi, quello di Vettel compreso, (quasi buttato nel prato) hanno disegnato traiettorie fantastiche, irraggiungibili. Il ragazzo ha stoffa da vendere, il fegato di un purosangue, sprezzo degli avversari quanto basta e se ne infischia delle critiche. Toto Wolf, team principal della Mercedes, uomo di straordinaria esperienza e talento, ha pestato una banana decidendo di chiamare il padre del ragazzo per raccomandargli di non fare pazzie contro i suoi due gioielli, di lasciarli combattere in pace. Non solo la cosa si è risaputa e ha sollevato qualche ironia poco benevola ma Max ne ha tratto vigore agonistico e si è visto in lungo in largo su quella pozza d’acqua chiamata pista. Crescerà e ce ne farà vedere delle belle. Ha la macchina, il piede e il cuore giusti per vincere e anche stravincere. La storia di ci dirà quanto e come e tuttavia le premesse sono queste.

Max Verstappen

Max Verstappen

Merita una menzione speciale, per noi spettatori, la performance di Sky sulla F1 e sul Moto Gp. Squadre di giornalisti e commentatori coi fiocchi, bravi, asciutti, intelligenti, appassionati e quasi mai fanatici, misurati nel tifo italiano e abili nel mostrare tutti gli aspetti delle gare. La tecnologia dell’HD certo li ha aiutati ma va detto che auto e moto, oggi, grazie a Sky offrono una panoramica su questo sport mai vista prima d’ora e imparagonabile anche con altre emittenti. Fa piacere poter parlare apertamente e sinceramente tanto bene di collegi e tecnici, in un mestiere come il nostro, avaro di complimenti per pura convenienza. No, lo squadrone di Sky, quello di Formali Uno e quello del MotoGp meritano un applauso grande, sincero. Senza la loro lucida passione questi sport sarebbero tutt’altra cosa. Grazie, collegi, grazie Sky.

Alla prossima, al caldo, con la bandiera iridata da consegnare, con l’augurio che la pausa serva a svecchiare le rughe di una formula che sente gli anni. Il vecchio Bernie Eccleston è pronto per un posto d’onore. In tribuna.